GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

 

Dominique Manotti

Vite Bruciate


Tropea 2009 - Euro 16.60

recensione di Silvana Ferrari

 


'Siamo dentro una storia molto brutta'
dice uno dei personaggi del romanzo di Dominique Manotti. Una brutta storia che inizia con un grave incidente sul lavoro, l'ennesimo, in una fabbrica della Daewoo, a Pondange in Lorena, dove si assemblano tubi catodici, da inviare per l'operazione finale, in cui si trasformeranno in veri televisori, in un'altra fabbrica della Daewoo in Polonia.
La fabbrica che dà lavoro a qualche centinaio di operai e operaie è nata con gli aiuti comunitari dell'Unione Europea in una zona dove la riconversione industriale ha spazzato via le vecchie industrie siderurgiche e gli altiforni che garantivano la vita e l'identità a donne e uomini di quella regione, 'una classe operaia fatta saltare in aria, come gli altiforni'.
La notizia del licenziamento di un'operaia, molto stimata, fa partire lo sciopero; una serie di reazione dei dirigenti porterà all'occupazione della fabbrica, al sequestro dei capi e, in una successione sempre più incalzante di eventi, all'incendio della fabbrica stessa.
Dell'incendio viene subito incolpato un operaio, mentre una serie di morti, considerata dalla polizia accidentale, rende più oscura e tragica la situazione.
Si tratta di un giallo che però poco si discosta dalla realtà di cui siamo costantemente informati e di cui siamo testimoni in questi anni.
Nell'intricarsi della trama, quello che noi pensavamo reale, e che tale era anche per gli operai della fabbrica, si rivela un grande imbroglio, una grande illusione, una truffa alle spalle della Comunità Europea i cui i fondi destinati a quella zona depressa vanno ad ingrossare le tasche e le casse di industriali di pochi scrupoli.
La fabbrica è stata creata come copertura, per evadere le tasse e riciclare il denaro, vive di sovvenzioni, 'che scorrono a fiumi e senza controllo, perché tutti sono ossessionati dallo spettro del fallimento della siderurgia'. E' un meccanismo per stornare fondi, che entrano da una parte e spariscono in buchi neri dall'altra, forse per finanziare traffici criminali come ad esempio quello della droga o forse per entrare nelle tasche di altri speculatori.
Tutto questo accade mentre la Daewoo si trova in mezzo ad un'importante trattativa, meglio dire una gara, per l'acquisizione di una grande industria pubblica che il Governo francese ha deciso di privatizzare. L'acquisizione agli occhi della concorrente Alcatel non sembra cristallina e attraverso un suo dirigente, Valentin, inizia una serie di indagini condotte sul campo da un ex-poliziotto, Montoya, dal passato poco limpido.
Lo aiutano le testimonianze degli operai e di Rolande, la caposquadra licenziata, una donna intelligente, coraggiosa, con ancora dei valori in cui credere, 'ultima testimone di un mondo scomparso', nonché dal fisico prestante e seducente; lei di poca cultura, soprattutto finanziaria, riesce ad intuire, il gioco condotto alle spalle di tutti: 'sembrava che l'intera fabbrica fosse un palcoscenico' in cui 'noi dovessimo recitare una parte, anche se non sapevamo quale'. Ed ancora lei, a capire unica, oltre a Montoya, che la successione di suicidi o di morti accidentali, così classificati ufficialmente dalla polizia, non è altro che una messinscena per coprire traffici criminali. Gli altri, gli operai e le loro famiglie, non riuscirebbero a crederci, non riuscirebbero ad accettarlo: 'la vita è già così pesante da sopportare', hanno bisogno di credere in qualche cosa.
La trama del romanzo prevede continui e inaspettati colpi di scena, costringendo chi legge ad una partecipazione, diciamo così, poco oggettiva, che non lascia spazio all'indugio, che corre con una lettura veloce fino all'ultima riga.
Dominique Manotti, militante di sinistra, arrivata alla politica con la guerra di Algeria all'inizio degli anni sessanta, sindacalista della Confedération Francaise Démocratique du Travail, docente di Storia Economica all'Università di Parigi, ha iniziato a scrivere, non per vocazione, ma per disperazione generazionale, come lei afferma, dopo l'elezione di Mitterand nel 1981, e la successiva fine delle speranze di cambiamento della società francese.


Scrivere polar, il cosidetto noir francese, è il suo modo di continuare la militanza politica, attraverso la denuncia della corruzione e dei traffici criminali del potere politico.
Il romanzo Vite bruciate ha vinto nel 2008 il prestigioso premio International Dagger attribuito dalla Crime Writer's Association, l'istituzione inglese più prestigiosa per i romanzi polizieschi. Gli altri finalisti erano: Andrea Camilleri, Stieg Larsson, Martin Suter, Fred Vargas.
I suoi romanzi precedenti che tracciano un quadro sociale e politico della Francia degli ultimi trentanni sono: Il sentiero della speranza (2002), Il bicchiere della staffa (2003), Curva nord (2004), Le mani su Parigi (2007), tutti pubblicati da Tropea.

 


28 maggio 2009

 

O