GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



E
mma Donoghue

Stanza, letto, armadio, specchio

Mondadori 2010 - euro 19.50

recensione di Silvana Ferrari


Emma Donoghue è nata a Dublino nel 1969 e attualmente vive in Canada. Il romanzo Stanza, letto, armadio, specchio è stato finalista al Man Booker Prize 2010 e ha conosciuto un notevole successo nel mondo anglosassone. In Italia esce con la bella traduzione di Chiara Spallino Rocca.
Basandosi su fatti di cronaca realmente accaduti, primo fra tutti la storia di Elisabeth Fritzl, la donna tenuta prigioniera e violentata dal padre per ventiquattro anni, Emma Donoghue racconta la storia della segregazione, lunga sette anni, di una donna e del figlio nato durante il sequestro.
Assumendo il punto di vista del bambino al momento del compimento dei suoi cinque anni, la narrazione ci introduce dettagliatamente nel suo mondo e, da inizialmente surreale, si trasforma in una discesa da incubo, verso una realtà dove due vite umane, nelle peggiori condizioni di sopravvivenza fisica e psichica, resistono e creano un mondo regolato, da sequenze di fatti e di atti, da creazioni fantastiche e da rituali, per scandire costantemente la distinzione tra il vero e il falso, il dentro il fuori, tali che nella povertà del poco a loro disposizione, risultano un miracolo dell'ingegno e della creatività materne.
Per Jack la Stanza in cui è nato è tutto il suo mondo, mentre Cosmo è il fuori di cui ha solo poche e vaghe notizie, in gran parte apprese dalla televisione, di cui è un incondizionato consumatore, che, d'altronde, è a sua volta una grande produttrice di irrealtà. Il Fuori lo vede attraverso il Lucernario che mostra la Faccia Gialla di Dio, ma non sempre.
Nella Stanza ci sono Letto, in cui quasi tutte le mattine si sveglia insieme a Mà, Armadio in cui va a dormire per non farsi vedere da Old Nick quando la sera l'uomo viene e va nel Letto che lui sente cigolare per un certo numero di volte, esattamente contate, c'è Tappeto che conserva la macchia che lui ha fatto quando è nato, e poi una serie di altri oggetti come Vasca, Tavolo, Specchio, tutti nominati con le maiuscole, a cui il bimbo attribuisce funzioni vitali e tali lo sono per la sua esistenza in quello spazio di dodici metri quadrati. Lì Jack e Mà trascorrono le loro giornate, perfettamente organizzate tra la colazione, la ginnastica, il bagno, le pulizie, la preparazione del cibo, la lettura,i numeri, il canto e tanti giochi fino a sera, momento in cui Mà lo costringe ad andare dentro Armadio.
Jack è precoce, pieno di inventiva, di energia e di buon senso; Mà è colei che gli ha dato la vita, la sua compagna di giochi, la sua interlocutrice, la sua fonte di conoscenza, di regole e di infinito amore. Di lei conosce e ama ogni cosa: il suo corpo, il suo odore, intuisce in anticipo i suoi umori e le sue giornate no, quando lei decide di non alzarsi da Letto preferendo continuare a dormire e ignorare quanto le sta intorno.
In questa prima parte, delle tre in cui vedo suddiviso il romanzo, chi legge impara a conoscere e a penetrare la personalità dei due protagonisti, a capire come per Jack quel mondo claustrofobico è l'unico che conosce e in esso vive perfettamente a suo agio, grazie alla madre che con grandi doti di buon senso e di forza psichica riesce a trasmettergli, nonostante gli abusi e le violenze da lei subiti nella prigione, una grande serenità e tranquillità, preservandolo, nascosto alla vista di Old Nick, da ogni possibile aggressione.
La scrittura di Emma Donoghue ha la grandezza di rendere vivide le vicende narrate e credibili i personaggi di Jack e Mà, riuscendo a dar loro profondità e spessore. Già questo sarebbe sufficiente per attribuire valore alla sua opera, ma il romanzo riserva parecchie sorprese: inaspettatamente, con un colpo di scena, cambia registro e ci porta nel mondo di Fuori.
Con un trucco, che non racconterò, la madre riesce a far uscire dalla prigione il figlio e a salvare se stessa, sottraendo entrambi a più nefande brutalità future.
Nel Fuori il romanzo cambia ritmo e amplia l'orizzonte e i punti di riferimento. I personaggi avranno da confrontarsi con tutto ciò che è fuori dalla loro relazione, e non è poco, e le conseguenze per Jack e Mà saranno sconvolgenti.
Per Jack la percezione fra il dentro, la Stanza, e il Fuori, le persone e le cose che non ha mai visto e conosciuto, sarà destabilizzante con non poche difficoltà: persino la sua camminata si fa instabile, inciampa facilmente e si scontra con gli oggetti, mal sopporta le scarpe, gli spazi aperti e i rumori improvvisi; la relazione simbiotica con la madre muterà e nuove persone entreranno nel suo mondo affettivo: Nonna, zio Paul, Nonnito, la cuginetta. Comunque lui sembra avere risorse e coraggio, fra paure, incubi notturni e anche tanta curiosità. Questo è il bilancio che fa alla madre dopo tre settimane vissute nel Fuori: "Faccio il bagno da solo adesso…Sono salito sulle altalene e conosco le monete e il fuoco e i senzatetto e ho due libri di Dylan l'escavatore e una coscienza e le scarpe supermorbide".
Per la madre si tratterà di affrontare nuove prove, difficili e dolorose. Un padre che la preferirebbe morta, l'assillo pesante dei media che li sbattono in prima pagina, mostrandoli come alieni, due fenomeni da baraccone; e poi la dolorosa rielaborazione di un'esperienza traumatica: rivivere la storia del rapimento avvenuto quando aveva diciannove anni ed era al College, la segregazione durata sette anni, la nascita prima di Jack di una bimba data alla luce morta e poi tanto altro.
Il romanzo si chiude con una luce di speranza, con la ripresa della vita e di un futuro possibile ora in mano ai due protagonisti.


                                                                                           22 maggio 2011

 

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