GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Hella Haasse


Genius Loci

Iperborea 2011 - euro 9.50

recensione di Silvana Ferrari

 

Genius Loci, è un librino di poco più di cinquanta pagine; raccoglie due racconti, due gioielli, della scrittrice olandese Hella Haasse,

autrice di numerosi romanzi storici e di altri dai temi più intimisti, considerata una delle autrici più rappresentative della narrativa olandese. Il primo dà anche il titolo alla raccolta e l'altro è intitolato La casetta in fondo al giardino.
La sua capacità di introdurci nel mondo delle protagoniste dei due racconti, ricreando in chi legge le atmosfere, i ricordi, i giochi di fantasie inconsce, le emozioni rispetto ad un passato che ormai è solo dentro di loro e di un futuro percepito sempre più breve e quasi immediato, è talmente straordinaria da lasciarci stupite/i per la potenza, quasi magica, di cui le parole sono portatrici, della loro grandezza inventiva di creare un mondo.
Nel primo racconto una donna di mezza età trascorre in solitudine - il marito è via per motivi di lavoro - la sua prima estate nella casa di campagna che i due coniugi hanno fatto costruire per trascorrervi in totale pace e tranquillità le loro estati, lontani dalla casa di città dove vivono gran parte dell'anno.
La casa è al limitare di un bosco, sul versante di una collina ricca di vegetazione: un luogo che immediatamente l'affascina, l'attira e di cui sente nel contempo, il potere perturbante. Nelle lunghe giornate assolate e solitarie l'attrazione verso il bosco misterioso si fa più urgente spingendola sempre più all'interno della sua intricata mappa di alberi e di arbusti. Sente che quel luogo le muove ricordi, le fa emergere sentimenti nascosti, idee a cui non aveva voluto dare voce e spazio e immagini, quasi come lampi, suoni, odori, di una vita in un passato molto lontano. Insieme a immagini, lampi della sua vita, della vita che ha vissuto finora. I figli e un marito con cui ha condiviso gli ultimi trent'anni da moglie devota e leale in un legame di serena affettuosità, ma senza - ora se ne rende conto - alcun appagamento, alcun coinvolgimento. Una privazione che vive ora come una malformazione, la sensazione che la sua vita fosse trascorsa senza che lei l'avesse realmente vissuta.
Un giorno, in una parte inesplorata del bosco, coperto da un intrico di rami, scopre i resti di un pozzo, il cui muro crollato ne aveva nascosto l'apertura. Indagate le mappe dell'epoca, risulta che il pozzo, appartenente ai possedimenti di un'antica casata, i signori della regione, è legato alla storia di un cavaliere, che colpito dalla lebbra e allontanato dalla comunità in cui prima era onorato, lì visse segregato, in totale solitudine. Seduta sul tronco curvato di una betulla avverte nell'aria e in ciò che la circonda, una presenza tale da spingerla ad accarezzare e baciare l'albero coperto di scaglie alla pari della pelle di un lebbroso, traendone un piacere che mai aveva provato nella sua vita.
Il secondo racconto La casetta in fondo al giardino pone al centro il rapporto difficile di una donna con la madre anziana. Rapporto che da bambina aveva vissuto come totalizzante e che da adolescente, per sfuggire al suo potere e per conquistare la tanto sospirata indipendenza, aveva modificato trasformandolo in una forma di netta e radicale opposizione, se non addirittura, di avversione per quella donna ingombrante e eccessiva, dalla vitalità inesauribile a cui la famiglia, marito e figli, non bastava, non potendo lì esaurire tutta la sua energia. Una madre priva di senso materno, sempre sfuggente, sempre altrove, sempre pronta a inseguire nuove idee, nuove azioni, a occuparsi di altro, secondo gli impulsi del momento.
Ora è di fronte alla figlia in tutta la fragilità della sua vecchiaia, elemosinando comprensione e attenzioni, forse nel tentativo di sottometterla di nuovo a sé, di renderla di nuovo dipendente - questo sospetta la figlia.
Uno sguardo sbadato al giardino che circonda la casetta, un tempo capanno degli attrezzi e serra e ora, ristrutturata, divenuta abitazione della madre, riporta alla mente della figlia, come un velo improvvisamente squarciato, un ricordo d'infanzia carico di sofferenze, sepolto nelle profondità dell'io e di cui solo in quel momento ne capisce il vero significato. Un episodio totalmente cancellato dalla coscienza che aveva segnato, così credeva la madre, il loro difficile rapporto. Lei, la figlia, vittima dell'episodio, lascia correre sentendo di aver riportato una vittoria su di lei lasciandola nell'incertezza.


30 settembre 2011

 

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