GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Jane Robins


Il magnifico Spilbury
ovvero gli omicidi delle vasche da bagno


Einaudi 2011 - euro 19.50

recensione di Silvana Ferrari

 

Jane Robins, giornalista e scrittrice, racconta in un libro che è un misto fra il saggio sociologico di costume e sociale, l'inchiesta giornalistica, il giallo vittoriano alla Anne Perry, la ricerca storica e un trattato scientifico, una storia, ambientata nell'Inghilterra del primo decennio del Novecento, che parla di omicidi di giovani donne da parte di un assassino seriale, la cui identità cambia secondo le circostanze, e del medico patologo Bernard Spilbury, che con le osservazioni e le analisi dei cadaveri porta le prove a carico del criminale durante il processo, contribuendo in misura determinante a gettare le basi della medicina legale moderna.
Le vittime sono donne, alcune, ormai superata la trentina, sentono di star per perdere le ultime possibilità di sposarsi e portano dentro di loro un sentimento di sconfitta e la sensazione di essere socialmente invisibili. Altre sono più giovani con un'occupazione e una vita indipendente.
'Nel 1910, in Gran Bretagna, le donne superavano ormai gli uomini di oltre mezzo milione e sul mercato matrimoniale cominciava a dilagare il panico'. Vivono sole, in grandi città, e generalmente non hanno parenti prossimi o questi risiedono in località lontane; godono di indipendenza finanziaria costituita da piccole rendite, sufficienti a mantenerle oppure grazie al loro lavoro.
Leggiamo le vite di Bessie Mundy, di Alice Burham, di Margareth Lofty, chi con una rendita che le permette di vivere senza lavorare, chi con un lavoro di infermiera o di dama di compagnia. Tutte incontrano l'uomo che si fa passare per Henry Williams o George Smith o John Lloyd, lo sposano e nel giro di pochi giorni finiscono, dopo aver stipulato convenienti assicurazioni sulla vita, annegate nella vasca da bagno.
L'uomo non è giovane, ha una parlantina sciolta, si veste come un dandy; non è bello, è di aspetto gradevole con un corpo magro e muscoloso, ma gli occhi hanno qualcosa di inquietante, 'penetrante e ipnotico'; dice di guadagnarsi da vivere con il restauro di mobili e di dipinti oppure si fa passare per un agente immobiliare o ancora per un agente di commercio.
Bernard Spilbury in quegli anni si sta costruendo la sua carriera di medico specializzato in patologia forense. Nel 1910 è nominato patologo ufficiale al Ministero degli Interni. Il suo lavoro gli piace e i suoi superiori apprezzano la sua dedizione e disponibilità. Le schede delle autopsie da lui effettuate nell'ospedale di S. Mary, a Paddington, e presenti ancora negli archivi di Londra, testimoniano della sua continua ricerca di risposte sulle cause di morte dei cadaveri su cui si trova ad operare. La patologia forense in quel momento incomincia a godere di una certa popolarità grazie a Sherlock Holmes, il detective scienziato che grazie alla sua logica è in grado di mettere nel sacco i criminali. Lo scrittore Conan Doyle, medico lui stesso, dice chiaramente di ispirarsi al mondo della medicina forense per raccontare le sue storie.
Spilbury acquista fama e grande reputazione grazie alle sue testimonianze in processi clamorosi, uno di questi è quello riferito agli omicidi delle vasche da bagno. Il suo parere scientifico è determinante nel mandare sulla forca il sospettato George Smith del quale, durante il processo, verranno alla luce molte zone buie come le numerose mogli, Caroline Thornhill, Flora Walter, Alice Reveal, Edith Pegler, le sopravvissute, inconsapevoli le une delle altre, la sua abitudine allo sfruttamento delle donne, all'uso della minaccia per sottometterle e la compulsiva avidità per l'appropriazione dei loro beni.


5 dicembre 2011

 

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