GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Janice Galloway


Niente che mi riguardi

Gaffi editore 2010 - euro 18.00

recensione di Silvana Ferrari


Una scatola piena di fotografie raffiguranti immagini sue e dei suoi familiari diventa l'occasione, per la scrittrice scozzese Janice Galloway, di ricostruire, in forma di narrazione, i primi anni della sua vita e l'infanzia a metà tra gli anni cinquanta e sessanta.
Fin dalle prime pagine ci rendiamo conto che non è il racconto di un'infanzia in una famiglia felice: un padre alcolizzato e violento, una madre che scopre di essere incinta quando pensa ormai di essere in menopausa e che mai le nasconderà il pensiero-desiderio di quanto la sua nascita non sia stata voluta e infine, il peggiore dei mali, la sorella Cora, egoista e psicopatica, di sedici anni più vecchia, che dopo una specie di matrimonio riparatore con uno spiantato di Glasgow, torna a casa dalla madre, quando Janice ha cinque anni, abbandonando marito e figlio.
Dalla descrizione di questo ambiente familiare si capisce come mai la bambina, così mal sopportata, cresca introversa, chiusa e diffidente rispetto ad un mondo di adulti da cui deve continuamente difendersi e le cui regole non sempre riesce a comprendere così come le aspettative. Lo stesso capiterà a scuola dove il suo atteggiamento schivo, obbediente e diligente sarà scambiato per passività, per mancanza di iniziativa e di coraggio e i suoi meriti e le sue passioni, così frequentemente utilizzati dagli insegnanti, non otterranno i dovuti riconoscimenti e le necessarie attenzioni.
Famiglia, scuola, società sono rappresentate come situazioni violente e autoritarie in cui bambine e bambini non hanno voce e subiscono le regole a cui devono sottomettersi così come devono sottostare alle frequenti e a volte incomprensibili dure punizioni.
Siamo a Saltcoats, una località sul mare vicino a Glasgow, gente che fatica a campare, pochi i soldi che girano e per lo più sperperati dagli uomini in abbondanti bevute nei locali della zona.
Nella famiglia di Janice non si fanno amicizie, non si frequentano i vicini, solo i familiari, la nonna materna, le sorelle e i fratelli della madre e del padre, e anche loro con un certo malumore e diffidenza; e poi, dopo che la madre ha piantato il marito in seguito all'ennesima mascalzonata, quasi più nessuno, va a trovarle nella squallida soffitta che la madre è riuscita a scovare in cambio delle pulizie nell'ambulatorio medico sottostante.
Lei crescerà autonoma e indipendente. Dovendo contare solo su stessa, si accontenterà di giochi solitari o di qualche raro compagno nei vagabondaggi lungo la costa e nelle discariche; e quando trovata finalmente un'amica, Donna, questasi trasferirà, senza salutarla e lasciarle un recapito dove inviarle i suoi pensieri, e il regalo che le aveva appena comperato, saranno di nuovo i sentimenti di delusione e di dolore, così tanto repressi, a prevalere. Per lei la realtà è sempre la più dura, non ci sono possibilità o speranze di cose buone o piacevoli o che le situazioni migliorino. 'Si va avanti lo stesso….a dispetto di speranze, sogni, desideri. Non dovevi far altro che resistere qualunque cosa ti capitasse, buona o cattiva che fosse. Non dovevi far altro che reggerti forte.' Questo è il suo codice di comportamento e crescendo farà di tutto per costruirsi una corazza, rifuggire da desideri e dai sentimenti che portano solo dolore e delusione. Le sue passioni, per la musica e il canto, per il disegno, la lettura e successivamente la scrittura, le coccola e le coltiva segretamente, timorosa che qualcosa o qualcuno gliele possa portare via o distruggere. E costituiranno la sua forza per poter sopravvivere.
C'è qualcosa di ineluttabilmente triste, di drammatico, una cappa di dolore, di delusioni, di male che grava sui personaggi, i quali sembrano non aspettarsi altro che sofferenze e umiliazioni. Coloro che si mostrano minimamente contenti e soddisfatti, come la zia Rose e suo marito, sono considerati dei poveri illusi, quasi degli idioti, perché la vita è dura e non bisogna farsi delle speranze.
C'è la narrazione di una genealogia femminile di donne sfortunate, con destini infelici e speranze frustrate, costrette a scegliere il matrimonio e i figli, una condizione odiata e mal sopportata, in un ambiente che questo imponeva alle donne. La madre, che questa mancanza di libertà ha vissuto pesantemente, invita continuamente la figlia minore a studiare a farsi un futuro, lontano da matrimoni e figli.
Le capacità rievocative e descrittive di un ambiente e di una società poveri, egoisti, e senza prospettive, da cui però Janice Galloway è riuscita ad emergere brillantemente, ci forniscono l'idea delle doti della scrittrice e drammaturga,

di cui sempre la casa editrice Gaffi, nel 2007, ha pubblicato il suo primo romanzo, Continuare a respirare.
La scrittura non manca di ironia, a volte feroce, come di momenti lirici commoventi e di altri necessariamente distaccati, visti con lo sguardo forse poco razionale di una bambina


5 luglio 2011

 

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