GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Jeanette Winterson


Perché essere felice quando puoi essere normale?



Mondadori 2012 - euro18.00

recensione di Silvana Ferrari


Jeanette Winterson è riconosciuta come una delle voci più originali della letteratura inglese contemporanea, autrice di Non ci sono solo le arance, romanzo di esordio, vincitore nel 1985 del prestigioso Whitbread First Novel Award e da cui fu tratto un film e una serie televisiva di successo, da lei sceneggiati.
Perché essere felice quando si può essere normale? è un memoir, un racconto autobiografico, in cui la scrittrice cerca di ricomporre parti ed episodi della propria vita. Una vita non facile, spinta a volte da scelte confuse, con grandi sofferenze, ribellioni estreme e rabbie apocalittiche. La vita di una bambina adottata che porta dentro di sé la ferita mai sanabile della perdita e dell'abbandono. Il racconto del difficile rapporto con la madre adottiva, Mrs. Winterson, una donna che mentre reprimeva qualsiasi passione e piacere della carne, liberava la sua acrimonia contro la vita scaricandola su chi le stava più vicino: la figlia e il marito, un uomo buono e affettuoso, sottomesso per il quieto vivere. Entrambi i genitori affidavano alla religione e alla Bibbia i principi da cui trarre insegnamento per la vita, anche per quella spicciola di tutti i giorni.
La giovane e furiosa Jeanette visse fino a sedici anni con una madre che riteneva giusta la punizione di rinchiuderla al freddo e al buio nella carbonaia oppure di lasciarla per ore fuori dalla porta di casa, seduta sui gradini, in attesa di poter rientrare. Il suo dio era quello vendicativo e senza pietà del Vecchio Testamento, un dio che non concedeva il perdono, e la vita una strada lastricata di sofferenze, sopportate le quali si poteva ambire al regno celeste.
I Winterson facevano parte della classe operaia, il padre lavorava in una delle centinaia di fabbriche tessili che negli anni Cinquanta avevano reso ricca la zona industriale di Manchester. Ma non erano la povertà, la mancanza di cibo, per cui al giovedì sera - vigilia della paga settimanale - si mangiava una brodaglia di cavoli e patate, il poco denaro, lo squallore e l'umidità delle abitazioni con i bagni nel cortile, a rendere infelici la sua infanzia e la sua prima adolescenza: a quei tempi la miseria nella cittadina di Accrington era comune a tutte le famiglie, era qualcosa di condiviso di cui non avere vergogna. La mancanza di amore, la cieca severità dell'educazione, la paura di manifestare i propri sentimenti, la negazione di ogni possibile felicità segnarono di sofferenza i suoi primi anni.
'Perché essere felice quando puoi essere normale?' è ciò che le rispose la madre di fronte all'irrefrenabile e incontenibile richiesta della figlia di rincorrere e realizzare il suo bisogno di amore.
Jeanette crebbe ribelle, violenta, solitaria, incapace di provare fiducia verso il mondo degli adulti, piena di sensi di colpa anche per la propria omosessualità, considerata dalla madre frutto dell'opera del demonio e condannata dall'intera comunità religiosa che sottopose lei e la sua compagna - due ragazzine non ancora dodicenni - a riti esorcistici.
La salvarono prima di tutto le parole: le parole scritte nei libri - la narrativa inglese dalla A alla Z - della biblioteca comunale, e poi quelle scritte da lei, gli studi ad Oxford, seguiti alla sua fuga da casa, e guadagnati grazie al sostegno dell'insegnante di inglese del liceo e dei mille lavori fatti per mantenersi da quel momento in avanti.
Il libro è il viaggio di Jeanette Winterson per raccogliere le parti del suo essere, la lunga strada per guarire dalla follia, dal desiderio di annientarsi; è il suo percorso per imparare ad amare e a farsi amare; è anche il cammino per la ricerca, molto sofferta e incerta, della madre naturale, un cammino che la fa tornare al punto, al momento dove tutto è originato.


17 agosto 2012

 

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