GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Jennifer Worth


Chiamate la levatrice

Sellerio 2014 - euro 15.00

recensione di Silvana Ferrari


E' il primo di una trilogia che Jennifer Worth ha scritto sulla sua esperienza di levatrice nei quartieri popolari della Londra del dopoguerra, divenuto uno sceneggiato di grande successo della BBC e trasmesso anche sulle nostre reti nazionali.
Jennifer Worth (1935-2011), infermiera fino al 1970, racconta gli anni cinquanta e le donne da lei incontrate nel suo lavoro svolto prevalentemente nelle zone malfamate e povere dell'East Side di Londra. Lo fa come un'osservatrice partecipe della loro miseria e dei loro affanni. Ne descrive la vita dura e la violenza che le situazioni di ignoranza e di degrado generano e diffondono e da cui difficilmente riescono a fuggire.
E' un diario in cui la sua sensibilità, la sua attenzione diventano l'unico mezzo con cui guardare un'umanità bisognosa, ma anche vitale ed energica che quotidianamente affronta miseria e sofferenza combattendoli con spirito e animo non facilmente arresi.
Sono narrate situazioni drammatiche in cui l'intervento delle giovani e generose levatrici e delle suore anglicane del Convento di Nonnatus House, a cui questo primo nucleo di pioniere del Servizio Sanitario Nazionale fa riferimento anche come loro iniziale residenza, ha quasi il sapore eroico delle avventure con finale da tutti felici e contenti.
Episodi che vanno ad alternarsi ad altri di vita quotidiana, anche allegri e delicati. Quella delle stesse levatrici e delle loro storie private, delle suore, burbere e generose, e di quella umanità multiforme che si presenta al loro ambulatorio. Ritratti di donne forti nei loro destini difficili, di altre sottomesse alla violenza degli uomini, immolate a una sorte da cui non vedono vie d'uscita come lo sono per le loro continue gravidanze. Donne di tutti i generi, giovani, prostitute dalle vite distrutte, mogli dalle infinite risorse, resistenti e amorose dietro una numerosa prole. Poi anche storie di uomini, operai, immigrati, lavoratori dei docks, grandi bevitori, a volte violenti, più che altro comparse di fronte ad un evento di cui mai potrebbero essere protagonisti, quello della nascita.
E quel momento, il miracolo della vita, che ogni volta si rinnova in ogni nascita, è vissuto con grande emozione e partecipazione dalle stesse levatrici e dalle suore, geni della chirurgia, anche in mezzo agli stracci, in stanze sporche e buie, carenti delle più elementari norme igieniche, dove la sopravvivenza stessa del neonato è un miracolo, dato l'alto tasso di mortalità di madri e di bimbi.
Le ostetriche pedalando sulle loro biciclette percorrono le strade e i vicoli di una Londra quasi ottocentesca, nel suo miserabile degrado, rispettate e riconosciute, portano in quegli anni qualcosa di estremamente nuovo nella vita delle donne povere: assistenza, cura, attenzione per la loro salute e quella dei loro bambini.
Ed è quanto Jennifer Worth vuole dirci al di là di qualsiasi sociologismo e atmosfera dickensiana rilevati da alcuni critici.


 

10 dicembre 2014

 

O