GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Jenny Erpenbeck


Storia della bambina che volle fermare il tempo

Zandonai 2013 - euro 8.00

recensione di Silvana Ferrari

La trovano, di notte, in una strada piena di negozi al centro della città con un secchio in mano. Alla polizia non sa dire il suo nome, né da dove provenga; di sé non sa nulla solo l'età: dice di avere quattordici anni. Ha un corpo grosso e informe che non lascia intravvedere nulla delle forme femminili che a quell'età generalmente sbocciano e come molte persone grosse tiene la testa incassata e il corpo ricurvo; i capelli tendenti al nero sembrano sbiaditi e lei si muove con estrema lentezza.
All'orfanotrofio dove viene portata, e da cui tutti gli altri ospiti bambini vorrebbero fuggire, lei si trova in pace, ha conquistato quella invisibilità rispetto agli altri che le sembra una garanzia di sicurezza, come l'ultimo posto nella gerarchia scolastica di cui sente di essere all'altezza.
La stanza a quattro letti che le viene assegnata le suscita felicità con l'armadietto al cui interno sono ordinatamente disposti la piccola pila di indumenti strausati che le spetta per la settimana e quella dei libri e quaderni per l'ottava classe.
In classe all'ultimo banco, seduta vicino ad un ragazzino altrettanto goffo, sente la mente vuota e ogni parola e pensiero che le vengono comunicati scivolare via da lei. E quando alle domande dei professori risponde sbagliando avverte di essere in sintonia con la scuola, il luogo in cui si fanno gli errori, e dove ben presto gli insegnanti, vista la sua inettitudine, la lasceranno in pace ignorandola.
I compagni fanno spazio alla nuova venuta che ha dato prova di stupidità e permesso loro di mostrare la propria scarsa intelligenza; non provano invidia anche se di lei ridono giocandole mille dispetti. E' la debole, l'umile, la goffa, ma anche colei che con il suo fisico imponente li sovrasta provocandoli e creando in loro insicurezza. Le ore di ginnastica mettono a dura prova la sua resistenza fisica e la tolleranza dei suoi compagni quando il gioco è di squadra. I film comici che una volta la settimana vengono proiettati nel refettorio le suscitano strane emozioni che lei non sa spiegare a se stessa: mentre tutti ridono lei piange singhiozzando e nascondendo le sue lacrime e il suo dolore.
Ben presto, i compagni che la fanno oggetto di soprusi, vedendo la sua assenza di reazioni, anche quando sono altri e le altre oggetto dei loro tiri teppistici, la rendono complice dei loro pesanti scherzi, delle loro prepotenti malvagità, delle loro crudeli violenze.
Di tanto in tanto frammenti di ricordi le attraversano la mente e popolano i suoi sogni: vecchie nozioni scolastiche dimenticate, colori e odori di altri spogliatoi, di gabinetti e di piscine, di porte da cui qualcuno cerca di guardarla oltre le pareti a metà altezza.
Lei resta una pagina bianca che tutto assorbe e niente trattiene. Persino il suo armadietto appare ordinato come il primo giorno in cui è arrivata all'istituto.

Storia della bambina che ha fermato il tempo
, romanzo di esordio della scrittrice che ben conosciamo grazie all'altro suo bel romanzo Di passaggio (Zandonai, 2012) colpisce per la sua enigmaticità, un misto fra favola noir e mistery, per l'attesa creata in uno svolgimento rivelatore della vicenda umana della protagonista che si scioglierà solo parzialmente nelle ultime pagine, lasciando comunque un velo di non detto, di non spiegato che affascina, stupisce e incuriosisce. La figura della bambina, senza memoria, una tabula rasa in cui tutto può essere inscritto, diventa l'allegoria di altro: un essere che non ha memoria non ha coscienza di sé, né del proprio corpo, né delle proprie emozioni e passioni, né del proprio destino, volendo cancellare e negare tutto. Allargando più in generale l'allegoria il riferimento più prossimo è all'ex patria della scrittrice, la Repubblica Democratica Tedesca, dove la perdita della memoria, il rifugio nell'assenza era diventata la norma



1 gennaio 2014

 

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