GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Joanna Gruda


Il bambino che parlava la lingua dei cani

Edizioni e/o 2014 - euro 16.50

recensione di Silvana Ferrari


Joanna Gruda, nata in Polonia e all'età di due anni emigrata con la famiglia in Canada, racconta nel suo romanzo di esordio la vita avventurosa del padre Julian Gruda.
Julian-Julek è il protagonista, commovente e divertente, di una storia che attraversa la storia tragica del Novecento e quella del suo paese, la Polonia, nei momenti più drammatici. Gli sconvolgenti eventi politici che coinvolsero grandi masse popolari di tutta Europa, sono osservati e vissuti in prima persona dal piccolo Julek, testimone a volte involontario e spesso poco consenziente di storie più grandi di lui, a partire dalla decisione della sua nascita, a dir poco incredibile, presa in una riunione del KPP, Partito Comunista Polacco, in esilio a Mosca, in cui si decise se Lena, la futura mamma, militante comunista, poteva continuare a portare avanti la gravidanza in accordo con il futuro padre Michal, anche lui militante comunista. Perché non avrebbero comunque potuto occuparsi del figlio, essendo i due destinati a tornare clandestinamente in Polonia per proseguire nella loro militanza politica.
"Da piccolo avevo dei genitori. E anche uno zio e una zia. Poi mi hanno messo in orfanotrofio. Poi c'è stata la guerra come per tutti. Anche dopo la guerra avevo dei genitori. E uno zio e una zia. Ma non erano più gli stessi". Inizia così la narrazione di una vita venuta alla luce il 3 novembre del 1929 a Mosca - dieci giorni dopo il grande crack della Borsa di New York -, fragile e nel contempo fortemente determinata a resistere, nonostante le premesse poco favorevoli. Storia di clandestinità, di cambi continui di identità, di improvvisi e malvissuti trasferimenti da un luogo ad un altro, da una scuola all'altra, da una famiglia adottiva ad un'altra; di amicizie instabili, di sensi di colpa, di decisioni poco comprensibili disposte da un mondo di adulti di cui era meglio diffidare, tranne che per alcuni di loro. Avventure rocambolesche e drammatiche narrate con uno spirito leggero, commovente ma ironico, vissute con il distacco necessario di chi sa che per sopravvivere deve continuamente guardare avanti, verso un futuro diverso: il dramma è quotidianamente i dentro le vite di tutti.
E' necessaria una giusta miscela di leggerezza e ironia per affrontare i cambiamenti radicali che hanno sconvolto la vita di Julek: dalla nascita a Mosca, ai suoi primi anni a Varsavia presso una sorella del padre - che lui per lungo tempo ha ritenuto la vera madre -, il trasferimento a Parigi presso Lena, la vera madre, considerato un rapimento; la Resistenza, il comunismo, il ritorno in Polonia dopo la fine della guerra con la sua vera famiglia, il crollo degli ideali del comunismo dopo l'invasione dell'Ungheria e la successiva emigrazione in Canada.
La figlia Joanna dalle memorie paterne è riuscita a comporre un romanzo che riproduce con freschezza e sensibilità l'esperienza di una vita non semplice e a volte incredibile.

4 agosto 2014

 

O