GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Joyce Carol Oates


Ragazza nera ragazza bianca

Mondadori - 2013 - euro 20

recensione di Silvana Ferrari


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C'è tutta un'intera letteratura che fa riferimento alle grandi università americane della Ivy-League o ai colleges delle altrettanto aristocratiche università inglesi, basti pensare al romanzo-cult Il Dio delle illusioni scritto qualche decennio fa da Donna Tartt o al più recente Ogni contatto lascia una traccia di Elanor Dymott. Un'ambientazione che entra nel campo del mito della narrazione: luoghi in cui l'intera struttura della conoscenza e del comportamento segnano come un imprinting, un marchio, le generazioni che vi studiano, luoghi in cui le nascenti relazioni, lì favorite, formeranno una rete di legami permanenti e significativi per il futuro degli studenti frequentanti: luoghi eccellenti in cui inscenare grandi storie di conflitti generazionali e di passaggio.
Un campus esclusivo è l'ambientazione scelta dalla scrittrice Carol Oates per il suo ultimo romanzo in cui racconta una storia di razzismo negli anni settanta. Protagoniste Genna, una ragazza bianca appartenente ad una ricca e antica famiglia, il cui padre è un famoso avvocato di cause civili, un liberal, che con la moglie, da cui ora è separato, ha manifestato negli anni sessanta contro la guerra in Vietnam, il razzismo e il capitalismo, e Minette, una ragazza nera, figlia di un pastore della Chiesa Battista, un predicatore della comunità nera molto conosciuto e apprezzato. Entrambe vengono da famiglie ideologicamente forti la cui influenza si traduce innegabilmente nei loro comportamenti. Sono intelligenti, legate allo studio, vogliono emergere - per differenti motivi - e lo vogliono dimostrare ai rispettivi genitori. Si trovano a condividere la stessa stanza e a frequentare le lezioni in un college fondato da un celebre antenato di Genna, che timida com'è, nonostante il cognome che porta, cerca di evitare qualsiasi riferimento familiare, come del resto hanno sempre fatto i suoi genitori, militanti di sinistra, rinnegando il loro aristocratico e privilegiato passato.
Minette, altrettanto timida, traveste però le sue paure con un atteggiamento distaccato, spocchioso che mette in difficoltà tutti i tentativi di amicizia e di aiuto da parte di Genna. Il suo atteggiamento scostante, irrigidito da un abbigliamento retro che non migliora il suo aspetto, provoca le immediate e poco gradevoli reazioni delle altre compagne, in prima fila quelle stesse poche ragazze nere del college che la vorrebbero loro sodale compagna. Minette in breve diventa l'oggetto di pesanti scherzi, di malevolenze e di cattiverie che porteranno ad un tragico e inaspettato epilogo.
Voce narrante della dolorosa vicenda è, a parecchi anni di distanza, una matura e consapevole Genna che cerca lucidamente di mettere a fuoco l'insieme dei fatti, in una ricostruzione che la riporta indietro a quella matricola diciottenne, ingenua e dai buoni propositi, che spinta dal desiderio di ben agire, resta coinvolta, in qualcosa d più grande di lei, complice inconsapevole, come le altre, di una tragedia. Perché il male del razzismo, la sua ombra oscura non si combattono, né si eliminano semplicemente con la buona volontà o le buone azioni; è un cancro che permea le relazioni tutte, anche fra le giovani generazioni, non escluse quelle, che figlie di un pensiero liberal, credevano di esserne immuni.
Quella parte di società degli anni settanta, diretta discendente dei grandi movimenti contro la guerra del Vietnam, degli hippy e delle comuni, delle forme alternative di socialità idealmente propugnate, viene a scontrarsi con una realtà in cui gli schemi, i modelli di comportamento, i pregiudizi che si volevano combattere, si rivelano molto ben radicati e ben lungi dall'essere vinti.
La scrittrice ricostruisce quel periodo storico, gli ideali che muovevano molti giovani nelle loro aspirazioni al giusto e al bene, ma anche la parte in ombra, più oscura, quella confusione tra le idee e la loro messa in pratica. Senza scadere nelle ovvie e banali descrizioni sul razzismo, audacemente ribalta il nostro abituale immaginario sulla dualità vittima-aguzzino descrivendo Minette in forme tali da creare in chi legge un'immediata antipatia per il personaggio che poi nuovamente ribalta ponendo nelle mani di Genna, ragazza bianca, che sembra per nascita e per posizione ideologica dalla parte giusta, l'intera riflessione.



22 luglio 2014

 

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