GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Judith Schalansky


Lo splendore casuale delle meduse

Nottetempo 2013 - euro 16.50

recensione di Silvana Ferrari


Capita a volte a chi legge di trovarsi nel pieno di una situazione contraddittoria quando avendo per le mani un libro estremamente stimolante lo stesso abbia come protagonista una figura talmente irritante da muovere soltanto sentimenti negativi.
E' quello che ho provato nella lettura del romanzo di Judith Schalansky con un titolo alquanto suggestivo nell'edizione italiana mentre quello originale 'Il collo delle giraffe' appare più prosaico: entrambi i titoli riferiscono della passione della protagonista per queste due specie animali.
Inge Lohmark è insegnante di biologia nel liceo di una cittadina della Pomerania, regione dell'ex-DDR. E' anziana, non ama i rapporti con gli altri esseri umani, tantomeno quelli con gli studenti, a cui dà del lei per mantenere il giusto distacco; ritiene valido il vecchio metodo d'insegnamento frontale; pensa che la scuola come la natura debba selezionare i migliori e non concedere possibilità agli incapaci, agenti parassiti dell'organismo sano della classe. Per i perdenti, i deboli, i fragili emotivamente, seppur adolescenti, poche possibilità e nessun incoraggiamento, seguendo i canoni del suo rigido darwinismo su cui basa anche la visione complessiva della vita.
Niente delle sue ferree idee è mutato nei trent'anni di insegnamento come del resto la sua fede nelle leggi della natura, mentre attorno a lei tutto è in stato di trasformazione e il futuro altresì appare affidato alla casualità degli eventi.
Di fronte a lei dodici allievi della prima classe del liceo, l'ultima che avrebbe dato la maturità in quella scuola dal passato ben più glorioso, almeno a livello quantitativo, ed ora in stato di esaurimento e quindi di chiusura per mancanza di alunni.
Lo stesso vale per la sua cittadina che il calo delle nascite e l'emigrazione verso un occidente sognato e sopravalutato hanno reso spopolata e con attività economiche in declino. A prendere il sopravvento sulle pietre delle case e degli edifici abbandonati resta la natura, la sola che libera dall'intervento umano si riproduce rigogliosamente dappertutto.
Anche chi le è più vicino si allontanato: con il marito divide una quotidianità di routine e niente più, preso e ossessionato com'è dal suo allevamento di struzzi; la figlia Claudia, partita per la California per un breve corso di studi parecchi anni prima, non è più tornata facendosi viva di tanto in tanto con brevissimi messaggi che della sua nuova vita rivelano pochissimo, se non l'evidente intenzione di non rimettere piede da quelle parti.
Con una narrazione che procede come un flusso di coscienza, il romanzo è una lunga riflessione della protagonista, un confronto lucido della sua vita rispetto alle leggi e alle osservazioni sulla natura che tanto ammira e ama e sugli altri esseri umani che molto disprezza. Pochi i dialoghi che intrattiene con i colleghi, con gli studenti e le studentesse, con il vicino di casa: il resto un monologo inarrestabile che la pone di fronte con spietata chiarezza alle scelte della sua vita, alla sua solitudine affettiva, all'arido deserto dei suoi sentimenti anche verso la figlia, all'antico dolore di bambina per l'improvvisa perdita dell'amatissimo padre. Tutto negato, furiosamente cancellato nella dura fatica di emergere, di tenere sempre la barra dritta per non soccombere come le giraffe che protendono i loro lunghi colli verso l'alto tentando di arrivare alle foglie difficili da raggiungere, ai frutti sui rami più alti. L'esistenza è un continuo tendersi e allungarsi. E solo se ci impegniamo otteniamo qualcosa.
La stessa lucidità di analisi e il suo sguardo disincantato Inge Lohmark li rivolge al sistema scolastico presente e quello passato come all'organizzazione del socialismo reale con i suoi obiettivi mai realizzati e la sbandierata ideologia, in cui molti credevano, una finzione per lo più a coprire le magagne del potere.
Una corazza che sembra incrinarsi di fronte all'improvviso interesse suscitato per una ragazzina sua allieva, un qualcosa che si muove dentro di lei e che fatica a riconoscere, velocemente tacitato, ma in grado di produrre di produrre una crepa, un'increspatura, un segno.
Pur irritante è innegabile che Inge Lohmark con la sua fede assoluta per le leggi della natura, le sue osservazioni fulminanti sul comportamento degli esseri umani e sulle loro ideologie, sia un personaggio riuscito: difficile che muova le nostre simpatie ma la sua intelligenza elaborata da un'osservazione continua anche su se stessa ce la rendono umanamente più vicina, riconoscibile ai nostri occhi come una persona.



31 gennaio 2014

 

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