GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Julie Otsuka


Venivamo tutte per mare

Bollati Boringhieri 2012 - euro 13.00

recensione di Silvana Ferrari


Julia Otsuka, laureata in Belle Arti e aspirante pittrice, si è fatta conoscere nel 2002 con il romanzo When The Emperor was Divine sulla deportazione e l'internamento degli americani di origine giapponese nei campi di prigionia di Utah, Arkansas, Arizona, Colorado, dopo l'attacco di Pearl Harbour.


Con Venivamo tutte dal mare racconta la storia di migliaia di donne giapponesi che dall'inizio del Novecento hanno attraversato l'Oceano per cercare in America una nuova vita. Erano le mogli per procura di uomini che avevano visto solo in fotografia; lasciavano le città e le campagne, lasciavano famiglie che non avrebbero più rivisto, nella speranza di un futuro diverso da quello in cui le loro condizioni le avrebbero costrette. Fuggivano da padri che le avrebbero vendute alla casa delle geishe, dalla disperazione della miseria, della fatica e della fame.
Andavano in un paese a cui serviva, dopo la prima guerra mondiale, molta manodopera. E loro in fondo erano felici di andare in America e incontrare i loro mariti che dalle foto apparivano di bell'aspetto e nelle lettere promettevano una bella casa, avevano una buona posizione e godevano di una vita agiata. Avevano tante speranze che cullavano insieme alla nostalgia; alcune comunque avrebbero preferito andare in America senza sposarsi.
Non immaginavano che al momento dell'incontro non avrebbero riconosciuto i loro mariti, tanto erano differenti dalle foto: più vecchi, più brutti e soprattutto più poveri di quanto avevano raccontato. Ma erano sul suolo americano e la speranza continuava ad alimentare i loro pensieri. La delusione fu totale quando capirono di essere per loro solo manodopera giovane e gratuita per i lavori nei campi, nelle case, nei ristoranti e nelle lavanderie, a fare lavori che nessun americano rispettabile voleva fare. E di notte soltanto corpi per il sesso. Abitavano in baracche fatiscenti o in città negli alloggi della servitù, o negli scantinati delle varie Japantown; erano essere invisibili agli sguardi degli americani.
La narrazione che procede fino alla deportazione nei campi di prigionia della popolazione di origine giapponese nel periodo 1941-1943, acquista una particolare forza dall'uso di una voce narrante plurale. Il 'noi' è testimonianza di una storia collettiva non riducibile alla singola individualità, la cui memoria verrebbe in breve cancellata; il 'noi' sottolinea un destino comune di sofferenza nelle varie esistenze, i cui dettagli raccontati e ridotti in frammenti di poche righe, sono in grado di dare una visione d'insieme di tutte quelle vite.

Il romanzo che trae ispirazione dalle biografie degli immigrati giapponesi che andarono in America fra gli inizi del Novecento e gli anni Venti, e da un grande numero di fonti storiche citate alla fine del libro, è scritto in una prosa ritmata e ripetitiva, quasi una litania avvolgente, con risonanze poetiche intimamente forti.



13 luglio 2012

 

O