GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Laura Pariani


Il piatto dell'angelo

Giunti 2013 - euro 12.00

recensione di Silvana Ferrari


C'è un ieri che visto con gli occhi dell'oggi assomiglia molto al nostro presente e, con un moto oscillatorio, anzi ondulatorio, questo nostro oggi può diventare un ieri, se il tempo non lo intendiamo come un fiume che scorre, come sempre ci è stato insegnato, ma come il cielo dimodocché i ricordi non sono pesci che nuotano controcorrente, ma passeri che s'innalzano in volo cercando libertà.
Così si muove Laura Pariani nell'ultimo romanzo Il piatto dell'angelo spostandosi agli anni della fine dell'Ottocento e degli inizi del Novecento, in cui in migliaia, soprattutto uomini, dall'Italia emigrarono verso la Merica in cerca di fortuna, per sfuggire ad un destino di fame, di miserie e anche di sopraffazione; e poi osservando ai giorni nostri l'arrivo proprio da quegli stessi paesi dell'America Latina di altre migliaia, soprattutto donne, perché per loro è più facile trovare lavoro - come badanti, donne delle pulizie, cameriere -, in un percorso esattamente all'incontrario, spinte dal bisogno a cercare le stesse opportunità.
Fra quegli emigranti partiti negli anni Venti c'è anche il Cesare, il nonno della scrittrice. Di fede anarchica, era scappato di notte perché ricercato dalla milizia fascista, lasciando al paese la giovane sposa con una bimba neonata: colei che sarebbe diventata sua madre.
Partivano sperando di tornare un giorno o l'altro con un bel gruzzolo di risparmi, mentre a casa le famiglie li aspettavano disponendo per loro nei giorni di festa sulla tavola apparecchiata il piatto dell'angelo, nell'auspicio di un ritorno a sorpresa.
Ma i più non sarebbero tornati lasciando le mogli vedove e i figli orfani nella disperazione dell'abbandono. Molti, nei nuovi paesi, avrebbero formato altre famiglie, provando vergogna al ricordo di quelle mogli e di quei figli lasciati senza più soldi, senza notizie, come inghiottiti in una nera voragine.
Le donne che come badanti si trovano oggi a curare anziani, ad allevare bambini di altri, a pulire case altrui, hanno lasciato nei loro paesi mariti, figli e figlie, madri e padri e tutti loro imparano il significato della solitudine, della separazione lacerante, della nostalgia.
La bambina crescerà allevata dai nonni, mentre la madre lavorerà in una fabbrica tessile a Busto Arsizio. Crescerà covando rabbia contro gli adulti illusi che continuano a credere in un ritorno del Cesare. Che non avverrà mai, ma che proprio poco prima della guerra manderà i soldi perché lo raggiungano e anche questo non accadrà mai per la chiusura delle frontiere.
Il romanzo diventa per l'autrice un percorso genealogico per dare parole a quel lutto della madre e della nonna che tanta parte avrebbe avuto anche nella sua esistenza, come una specie eredità toccatale in sorte. Il racconto diventa anche una sorta di ravvicinamento alla madre, un abbraccio che chiude un cerchio doloroso tra una figlia divenuta ormai anziana e una madre che cinquant'anni fa era andata, in un viaggio come quello dei migranti a Buenos Aires alla ricerca del padre, portandosi dietro la figlia. Un viaggio che poteva essere secondo lei l'inizio di una nuova vita, una forma di risarcimento per tutti gli anni di dolore e di abbandono. Per la figlia, Laura Pariani, quel viaggio sarà la fine dell'infanzia, dell'innocenza; davanti l'oscura distesa di giorni che mi toccherà percorrere, il tempo che mi resta da vivere. Una solitudine che l'avrebbe accompagnata per tutta la vita.
Quel viaggio in America ci ha divise, madre: la solitudine in cui mi sono sentita sprofondare mi ha accompagnato tutta la vita. E ho dovuto diventare più vecchia di quanto tu sia mai stata, per poter raccontare, anche se con resti di riluttanza e di dolore, il momento in cui mi sono allontanata da te. Ieri è oggi.
Lontano è vicino, epperciò adesso mi chino su di te per un abbraccio. Oggi che la tua voce di tanto in tanto è la mia. Oggi che sono diventata così vecchia, che se tu tornassi indietro dal mondo di là, sarei la tua sorella maggiore. Oggi che ho scritto queste pagine per giocare il tempo, come se preparassi un piatto dell'angelo per te madre.


27 luglio 2013

 

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