GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Laura Pariani


La valle delle donne lupo

Einaudi 2011 - euro 19.50

recensione di Silvana Ferrari


Le donne lupo, di cui si parla nel titolo dell'ultimo romanzo di Laura Pariani, sono le donne che affrontano le difficoltà con coraggio, che non si sottomettono alla morale corrente, che non accettano le ingiustizie. Nel mondo, secondo la Fenisia, protagonista e narratrice, esistono solo due tipi di donne: 'quella che somiglia alla pecora smarrita nel fosso, folle di paura. O l'altra ch'è più vicina alla lupa'.
Lei, Fenisia per tanto tempo è stata pecora e ha seguito la strada apparentemente ragionevole della sottomissione, nella speranza che questo le risparmiasse le botte e i maltrattamenti a cui era sottoposta invece la cugina Grisa per ogni sua minima disobbedienza. Questo da bambina; da grande pensava che la docilità la avrebbe sottratta alle sofferenze che purtroppo la vita riserva a ciascuno indifferentemente. 'Non scalciare, non gridare, non fare la pazza..Stai composta, sei una donnina..' a lungo sentirà dentro di lei quella vocina che la frenerà nelle sue ire, nei momenti di rabbia e di rivolta. Ma ci sarà un momento in cui anche lei si farà lupa.
Fenisia e Grisa sono cugine, figlie dei fratelli Marziano e Bias, custodi del cimitero del Paese Piccolo, collocato in cima alla montagna rispetto al Paese Grande che sta in valle. Siamo intorno agli anni venti e la vita è dura nella famiglia di un becchino. Da sempre la famiglia del padre con i fratelli si è occupata del cimitero e della sepoltura dei morti. La madre di Fenisia, Ghitin, morirà di tisi quando lei è ancora piccina. Anche Fenisia sarà curata in sanatorio da bambina. Grisa, di qualche anno più giovane, figlia della zia Terezia, sarà la sua unica compagna di giochi in quell'angolo fuori dal paese, perché le altre figlie di Terezia, moriranno appena nate. Non sono le sole in quei rigidi inverni di miseria.
Le cugine vanno d'accordo, Fenisia, è rossa di capelli - 'di pelo rosso non è buono neanche il capretto, figurarsi una donna' dicono di lei le sorelle Ferretto, che dal loro panchetto fuori l'uscio di casa raccolgono le voci del paese -; Grisa è bionda e fine con un portamento elegante. E' svagata di testa: non è più stata la stessa da quando, a tre anni, fuggita di casa alla morte della gemella, è stata ritrovata qualche mese dopo, in perfetta salute, nella grotta di una lupa insieme ad un lupacchiotto. Non parlava più, ma ululava, e con il suo compagno di giochi se la intendeva benissimo.
Il romanzo si sviluppa sotto forma di intervista fra la Fenisia, ormai anziana e unica abitante del Paese Piccolo, e una signora milanese, Laura, arrivata fin lassù per raccogliere le storie della tradizione popolare che Fenisia ben conosce come tutti in paese sanno.
Nel racconto di Fenisia, che si alterna ai capitoli veri e propri dedicati all'intervista, rivivono i personaggi e i luoghi della sua vita. Uno spaccato della società contadina e montanara del secolo scorso.
Oltre a Grisa, a Marziano, al violento Bias, alla madre Ghitin e alla zia Terezia che a un certo punto deciderà di porre fine alla quella sua vita fatta di sole ingiustizie e sopraffazioni, c'è il dolce ricordo della nonna Malvina. Grande narratrice di storie, conoscitrice di erbe e di rimedi contro le malattie è la fisica del paese, colei che cura i malanni del corpo e dello spirito. E' un po' strega, un po' preveggente, ma le donne a lei si affidano per raccontarle i loro segreti e quello che le fa patire. E' Malvina che la porta per la prima volta, facendole conoscere le storie, sul prato chiamato delle Balenghe. Un luogo pieno di fascino per le due giovani cugine, evitato e temuto dagli abitanti del paese, e su cui sono fiorite nei secoli numerose leggende, favorite dalla sua posizione che strapiomba su un orrido scavato da un torrente e da una densa nebbia che perennemente lo nasconde. Sotto la terra del prato, nei secoli dei secoli, sono state sepolte le donne, quelle ritenute diverse, magari matte, nate con qualche difetto fisico oppure quelle che vivevano sole o erano colpite dalla malinconia: di colpe non ne avevano, solo quelle di essere emarginate. Anche da morte venivano sepolte fuori dal consesso dei loro simili.
Fenisia, ammaestrata dalla nonna, seguirà la stessa strada, provvedendo a curare la mente e il cuore, oltre il corpo di chi bussa alla sua porta, domandandosi spesso il motivo di tanta fiducia nell'affidarle i pensieri e le cose più intime. Sa che le sanatrici del tempo passato, verso cui sente un misterioso legame, pur considerate necessarie per la comunità, erano temute e sepolte fuori dalla terra consacrata
Non manca una vivace descrizione dei personaggi che animano la vita del Paese Piccolo. Il curato, Don Abelardo detto Don Lardo, che dal pulpito e a dottrina predica la sottomissione delle figlie ai padri. Alla Cresima aveva distribuito un opuscoletto che si intitolava: 'Vivere da morta. Patire da muta. Obbedire da cieca. Amare da vergine.' E poi la perpetua, il dirigente locale del fascio, Vittorio, detto 'So-anca-mè', le già citate sorelle Ferretto, Prudenza e Speranza, il sacrista Leonildo, la vedova Delfina e il capraio Neso.
La narrazione attenta alla genealogia femminile, si esprime con una scrittura raffinata, un laboratorio di ricerca linguistica, che riesce a rendere la musicalità della lingua parlata, attraverso l'uso di voci dialettali trasformate in un italiano a tratti d'invenzione. E' una prova di altissimo livello che riassume e approfondisce il lavoro di tanti anni della scrittrice nella sua ricerca di storie e lingue delle valli piemontesi e lombarde.


22 gennaio 2011

 

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