GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Letizia Muratori


Sole senza nessuno



Adelphi 2010 - Euro 16,00

recensione di Silvana Ferrari



Non facile, non semplice, non lieve Sole senza nessuno ultimo romanzo di Letizia Muratori. Ha la complessità necessaria per scavare nell'universo caotico e multiforme dell'esperienza umana e far emergere personaggi le cui esistenze, anche se inserite nella corrente della normalità, ad un certo punto sfuggono al flusso comune, arenandosi in qualche ansa o proseguendo verso altre possibilità e destini. In questa operazione la scrittrice si aiuta con una scrittura densa, serrata nei dialoghi, quasi spigolosa e aguzza nel descrivere situazioni e figure, capace di alternare momenti di drammatica riflessione personale alla descrizione ironica di mondi decisamente surreali e bizzarri.
E' un romanzo di grandi solitudini che non vengono colmate dai rapporti che legano i personaggi fra loro: coniugali, filiali, di parentela, di amicizia o di lavoro. Ne è l'esempio primo la protagonista, Emilia, una donna di sessant'anni ancora piacente, dal passato di indossatrice per una serie di nomi famosi della moda. Nel momento in cui sta per divorziare dal marito Paolo, una serie di ricordi che si uniscono e ne trascinano altri, danno il via ad una specie di revisione, di analisi critica della propria esistenza. Emergono i suoi ricordi d'infanzia con la madre, Iole, unico genitore sempre presente - del padre non ha ricordi -, del lavoro di sarta di lei, svolto con maniacale rigore presso una casa di mode di cui era la première; della sua passione per il disegno e le stoffe, passione a cui non aveva dato seguito per il suo precoce - non ancora quindicenne -, avviamento al lavoro come indossatrice, grazie al suo fisico e al suo aspetto signorile ed elegante; del matrimonio, di cui oggi non trova ragioni e forse non ne aveva trovate in precedenza, ma che le aveva permesso di entrare in quel mondo ambito di signore della buona borghesia romana di cui indossava, per lavoro, i vestiti e in cui sua suocera, la signora Monti, era la datrice di lavoro della madre.
Ricorda con rimpianto un'epoca, quella degli anni sessanta, di attrici famose e di tendenze nella moda innovative, tali da scombinare regole e abitudini di un mondo chiuso e cristallizzato; un'epoca in cui le nuove generazioni avrebbero imposto altri modelli culturali e fra le donne sarebbero emerse, sempre più pressanti e urgenti, le rivendicazioni e le esigenze per una netta modificazioni dei ruoli: ma per Emilia, quelli sono gli anni in cui rincorreva ambiziosamente una professione affascinante ed esaltante per poi entrare, con il matrimonio, pienamente nei ruoli di moglie e di madre che l'avrebbero sprofondata in uno stato di costante inquietudine, in un'esistenza costituita da una successione di eventi, immersi in una nebbia, da cui a malapena riesce a far affiorare alcuni episodi frammentari e sconnessi, fino a quello traumatico della morte della figlia Chiara, tenuto per trent'anni sepolto al fondo della sua coscienza e descritto con un forte impatto emotivo nelle ultime pagine del romanzo.
L'altro personaggio, in continuo contrasto, geloso e amoroso, con Emilia, è Sofia, la sua primogenita. Una specie di contraltare della madre: una quasi quarantenne single, emancipata, celebre e famosa fotografa, doverosamente dalla parte della madre nella causa del divorzio, ma con sentimenti complessi e contradditori nei confronti del padre, attualmente fidanzato e in procinto di sposare, in un rigurgito giovanilistico, la sua amica d'infanzia, nonché l'amore della sua vita, Gaia. Forse Sofia è il personaggio più sofferente e tormentato del romanzo per la sua infelicità di esprimere pienamente il suo lesbismo e per l'incapacità di uscire da una fissazione amorosa e trovare una serenità e una tranquillità affettive.
Madre e figlia sono entrambe angosciate, l'una per i destini dell'altra: Sofia per l'insicurezza che il divorzio può creare nella madre, senza capire quanto per Emilia sia liberatorio chiudere quella fase della sua vita; Emilia vive con ansia il futuro sentimentale della figlia: non condanna il suo lesbismo e non vuole una figlia diversa, ma è inquieta per la solitudine affettiva che la sua scelta di vita le può procurare; a questa ansia materna se ne aggiunge un'altra ben più drammatica: ogni giorno prega che la figlia non ricordi i momenti della morte della piccola Chiara. Comunque il divorzio e un nuovo lavoro, anche se assurdo e in un ambito non completamente rispondente alle sue aspettative, ma senza dubbio a certe esigenze fasulle del mercato, daranno nuove prospettive all'esistenza di Emilia.


14 maggio 2011

 

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