GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

MARILYNNE ROBINSON

GILEAD

EINAUDI 2008 - EURO 17.50

di Silvana Ferrari


Marilynne Robinson insegna all'Iowa Writer's Workshop; nel 1980 scrisse Housekeeping - in Italia fu pubblicato con il titolo Padrona di casa - premiato con il PEN/Hemingway Award per la migliore opera prima; Gilead, pubblicato nel 2004, ottenne nello stesso anno il National Book Critics Circle Award e l'anno successivo il Pulitzer Prize for Fiction, con grandi consensi di pubblico e di critica.


Gilead è una piccola cittadina nello stato dell'Iowa dove ha vissuto quasi interamente la propria vita il reverendo John Ames, ormai settantaseienne. L'uomo è malato e nell'avvicinarsi alla fine della vita, sente la necessità di scrivere una lunga lettera-testamento al figlio di sette anni, da leggere quando sarà adulto. Lo fa per trasmettergli dei ricordi, per raccontargli la vita della sua famiglia, - la sua vita, quella del nonno e del bisnonno - ma anche quella del suo paese, la piccola comunità di Gilead e la grande nazione americana. L'intento è quello di tramandare la biografia famigliare, come suo padre aveva fatto con lui: racconti tra l'aneddoto e la favola, storie epiche e drammatiche accadute prima e dopo la guerra civile e nel novecento, con le sue due guerre mondiali. Tutto quello che avrebbe potuto raccontargli se fosse stato più giovane e avesse avuto davanti a sé ancora lunghi anni di vita.
Siamo nel 1956 e il reverendo John Ames, nato nel 1880, risale con i ricordi al nonno, John Ames suo omonimo, abolizionista, predicatore visionario e combattente nella guerra civile a fianco dell'Unione, amico di John Brown e militante del Free Soil Party; uomo rigidamente osservante che non disdegnava di buttarsi nella mischia politica, in grado nella sua missione di far convivere Gesù e le armi: erano note le sue prediche con la pistola alla cintura. Il padre, anch'egli di nome John Ames e anch'egli uomo di chiesa, in aperta opposizione e come forte reazione alla trascinante personalità paterna, fu un pacifista convinto, conducendo una vita tranquilla, nell'osservanza dei suoi doveri pastorali. Per John Ames figlio è una vita, forse prestabilita, indirizzata al sacerdozio quasi per tradizione ma anche e soprattutto per una sincera vocazione; una vita di profonda solitudine, fatta eccezione per il breve intervallo del primo matrimonio, con la sua amica d'infanzia Louise, morta di parto insieme alla piccola nata Rebecca, e dopo quarantanni, per un altro periodo- breve - di grazia e di amore, con una moglie molto più giovane di lui e il dono di un figlio.
Per un uomo di fede, con il Vangelo assunto come modello per la propria vita e per le proprie prediche, questa lunga lettera diventa anche un diario in cui riversare e mettere allo scoperto i pensieri più nascosti, i suoi sentimenti, le lunghe riflessioni e meditazioni costantemente condotte sulle proprie azioni, sul suo comportamento nei confronti degli altri, sulla sua missione pastorale. Diventa anche la via in cui confessare la sua ribellione, la sua rabbia, verso quello che lo attende, il suo rimpianto per la vita: '..non voglio essere vecchio. E di certo non voglio essere morto. Non voglio essere il vecchio sciocco tremante di cui ti resta solo un vago ricordo. Quanto vorrei che avessi potuto conoscermi da giovane…'. A cui fanno da corrispondenza le parole della moglie che, in un dolcissimo abbraccio, gli sussurra: 'Perché accidenti sei così vecchio?'.
Ma a prevalere è il suo amore per l'esistenza: 'sono stato così ricolmo di ammirazione per l'esistenza che quasi non riuscivo ad assaporarla in modo adeguato' e il ricordo della mano della moglie sulla sua gli fa dire: 'Ci sono migliaia e migliaia di ragioni per vivere questa vita, e sono tutte sufficienti, dalla prima all'ultima'.
La preoccupazione per il futuro del figlio, che lascerà ancora bambino, è sempre accompagnata dalla gioia stupefatta per questo figlio avuto in tarda età: 'Sei la benedizione della nostra casa…sei stato la grazia di Dio per me, un miracolo, anzi più di un miracolo.' Apprensione che nelle ultime pagine del libro si stempera con la storia di Agar e di Ismaele, tratta dalla Genesi, che improvvisamente gli torna alla memoria, forse come una storia di consolazione. In essa si afferma che 'non è soltanto il padre a prendersi cura della vita di un bambino, a proteggere la madre, e se questa non riesce a trovare il modo di provvedere al suo sostentamento , o al proprio, provvidenza sarà fatta.' Nel senso che i figli, ad un certo punto della vita dei loro genitori, andranno, partiranno, si allontaneranno prendendo le loro strade e ai genitori non resta che fare l'augurio che fa il reverendo Ames a suo figlio: 'pregherò perché tu diventi un uomo coraggioso in un paese coraggioso. Pregherò perché tu trovi un modo per renderti utile.'

 

9 giugno 2008

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