GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Margery Sharp


Cluny Brown

Astoria 2013 - euro 17.00

recensione di Silvana Ferrari

 

Margery Sharp ci aveva già deliziato con il brillante ritratto di una giovane donna indipendente nel romanzo Britannia Mews (Astoria 2011), ora con Cluny Brown un'altra simpatica figura femminile viene rappresentata con garbo e ironia.
Ambientato fra la Londra operaia della fine degli anni trenta e la tenuta dei ricchi aristocratici Carmel, nel Devonshire, con l'eco dei venti di guerra che s'insinua, cupo e minaccioso, nei pranzi domenicali della gente comune come nelle leggere conversazioni fra gli ospiti di ricevimenti ben più fastosi e nelle spensierate passeggiate in mezzo allo splendido paesaggio primaverile, il romanzo descrive con uno occhio spietato seppur satirico la rigida divisione classista e sessista della società inglese.
Cluny Brown è la protagonista: una giovane donna di vent'anni, orfana, allevata dagli zii; ora, dopo la morte della moglie, Arnold Porritt, che di mestiere fa l'idraulico con buon profitto, si trova in grandi ambasce per decidere sul destino della nipote. Perché per il signor Porritt, che sa quale sia il suo posto nella scala sociale, Cluny - diminutivo di Clover - è una preoccupazione: la giovane, di buon carattere, volenterosa, non bella, sembra invece non sapere quale sia il suo posto. Lo ha dimostrato con una serie di stravaganze: andando a prendere un tè al Ritz, per vedere che genere di luogo fosse, riposando un'intera giornata nutrendosi di arance per rinforzare il sistema immunitario come suggerito da una rivista, sostituendo brillantemente lo zio nella sua attività di idraulico recandosi da sola, contro ogni decoro, nella casa di un cliente e infine rispondendo, e non una sola volta, a giovanotti che tentavano di abbordarla, per strada.
Per il signor Porritt, come per la sorella, discendenti da onesti camionisti, idraulici, facchini, che avevano sempre saputo quali fossero i loro ruoli nella gerarchia sociale, una nipote dal comportamento imprevedibile è qualcosa di imbarazzante. Di conseguenza pensano, che per un carattere così indipendente e originale, l'unica soluzione sia andare a servizio sotto una governante severa.
Per la ragazza, che il buon carattere lo ha veramente, dopo qualche lacrima e una buona dose di tristezza causata dalla separazione dallo zio, l'idea di andare a servizio nel Devonshire diventa ben presto accettabile: qualcosa di nuovo che le sta capitando, un'esperienza positiva che le avrebbe ampliato l'orizzonte, cosa di cui è costantemente alla ricerca, 'non essere ignorata dal destino, anche a costo di essere randellata'.
Nella tenuta dei Carmel, né la vigile disciplina della signora Maile, che dirige la casa con severo e onnipresente controllo, né la rigida distinzione di classe fra servi e padroni, impediscono a Cluny di dare libero sfogo alla sua curiosità, al suo desiderio di nuove conoscenze e nuove relazioni, di esperienze insolite, tenendosi sempre al limite delle regole che governano i rapporti fra poveri e ricchi, donne e uomini.
Nel suo modo semplice e diretto, senza malizie e sotterfugi, incontrerà il giovane erede, Andrew, conoscerà il suo ospite, professor Belinsky, esule in fuga dal suo paese - un altro personaggio che non ha un posto, né una patria in cui riconoscersi -, intratterrà una buona relazione con il farmacista, signor Wilson e con Elisabeth Cream, una giovane di buona famiglia piuttosto confusa, ma piena di speranze. Per parlare solo dei personaggi più importanti.
L'imprevedibilità di Cluny è la sua ricchezza, la caratteristica del suo carattere che la rende una persona particolare come la sua incapacità di adattarsi e di stare dentro alle regole stabilite.
Sarà in grado comunque di trovare e di seguire le sue aspirazioni, lasciandosi alle spalle un mondo vecchio e ammuffito in cui lei non aveva un posto.

 


17 maggio 2013

 

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