GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Mercè Rodoreda


Lo specchio infranto

laNuovafrontiera 2013 - euro 17.50

recensione di Silvana Ferrari



Mercè Rodoreda, la più grande scrittrice di lingua catalana, fu riproposta nel 2008 all'attenzione del pubblico italiano in occasione del centenario della sua nascita, grazie all'iniziativa di una piccola casa editrice LaNuovafrontiera impegnata nella ripubblicazione delle sue opere nell'attenta traduzione di Giuseppe Tavani, studioso di lingua catalana.


Primo in uscita quello che è sempre considerato il suo capolavoro Piazza del Diamante, poi Via delle Camelie(2009), Giardino sul Mare(2010), Aloma(2012), e ora Lo specchio infranto.
Il romanzo è la storia di una famiglia e di una casa e come dice la scrittrice nelle pagine del prologo, è molto differente da Piazza del Diamante per lo stile narrativo e per l'ampiezza della trama: tanti personaggi che si muovono in un arco temporale lungo, dalla fine dell'ottocento al dopoguerra franchista, tanti ricordi che si muovono in epoche diverse, tanti episodi contenuti in altrettanti capitoli delle tre parti in cui è composto il romanzo.
Tre generazioni in una splendida dimora aristocratica, collocata in un giardino delle meraviglie - fiori e animali a profusione -, che godono della loro ascesa, ricchezza, buon nome nella società borghese di Barcellona e poi la caduta, come un'espiazione, un'incapacità di godere la vita. Segreti mortali che corrodono le anime, pesi faticosi da sostenere, amori non corrisposti che travolgono consumando, tanti rimpianti per possibili destini diversi che però qualcosa impedisce di percorrere.
Tutto inizia con Teresa, bella e esuberante, figlia di una pescivendola che, fin da piccola capisce di non voler seguire le orme della madre, e consapevole di quanto la bellezza possa esserle di aiuto, sposa un uomo molto anziano ma ricco che la circonda di attenzioni e che la introduce nella buona società. Un amore di gioventù, corrisposto ma impossibile, da cui nasce un figlio, potrebbe scombinarle i progetti, ma il denaro riesce a sistemare tutto, mettendo sotto silenzio quella vicenda indicibile. Alla morte dell'anziano coniuge, un altro matrimonio più ricco e socialmente più importante, la porta ad essere inserita pienamente nei ricchi salotti esclusivi della borghesia barcellonese e ad essere proprietaria di una villa che al vederla la prima volta la fa esclamare: "Dio mio, sembra un castello!".
E poi le storie di Salvador Valldaura, il ricco e aristocratico marito di Teresa, di Sofia, l'algida e indifferente figlia, che sposa non si sa perché il libertino Eladi Farriols con il suo segreto, dei loro figli complici di un altrettanto terribile delitto infantile, della servitù legata da vincoli strettissimi di dipendenza, odio, invidia e anche fedeltà, fino a far chiudere il cerchio, del figlio illegittimo di Teresa, Jesus.
Frammenti di vite scorrono nei capitoli del romanzo, come pezzi di uno specchio rotto, immersi nella loro epoca a recitare parti che non sentono congeniali, all'inseguimento di passioni che li segnano e per le quali c'è sempre un palpito di nostalgia, oppure trascinati da giochi e cattiverie dalle tragiche conseguenze di cui paiono inconsapevoli.
La casa, descritta nello splendore del suo giardino, nella ricchezza degli arredi e della biancheria, nell'abbondanza degli argenti, delle porcellane e dei cristalli, con i suoi guardaroba straripanti di abiti e delle toilettes di antiche feste, è la fastosa protagonista che accoglie con il suo confortevole e rassicurante lusso i suoi abitanti e i loro ospiti e che poi insieme a loro scompare.
Il racconto è una miscela di realismo vivido arricchito da metafore e da un simbolismo visionario che pervade gli oggetti inanimati, gli animali e che popola i sogni dei personaggi diventando in taluni casi preveggenza di eventi fatali.

 

22 agosto 2013

 

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