GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Paola Soriga


Dove finisce Roma

Einaudi 2012 - euro 15.50

recensione di Silvana Ferrari


E' un bel romanzo d'esordio. Paola Soriga, nata nel '79, costruisce il suo racconto attorno alla figura di Ida, giovane donna che con tutta l'inconsapevolezza e la generosità della giovinezza, lavora nelle file della Resistenza romana, partecipando insieme a molti, fra donne e uomini, alla lotta contro il fascismo, in quei giorni del 43-44 di spasmodica attesa dell'arrivo degli alleati e di recrudescenza delle rappresaglie fasciste.
Un impegno mentale e narrativo, anche coraggioso, da parte della scrittrice trentatreenne, il ripercorrere quel periodo e quegli eventi da cui storicamente è molto lontana.
Il romanzo inizia con Ida che, rifugiatasi in una grotta per sfuggire alla caccia dei fascisti, si trova a ripensare a se stessa, agli anni vissuti a Roma con la sorella Agnese appena sposata e agli altri familiari lontani, in Sardegna. Per poi tornare a ripercorrere gli episodi più recenti che l'hanno costretta a nascondersi, quella mattina del 30 maggio del '44, in una delle tante grotte dove lei e la sua amica Rita andavano a giocare, l'anno in cui dodicenne era arrivata a Roma. Cave e grotte di cui il suo quartiere Centocelle, come altri, è disseminato: un tempo nascondigli per giochi di bambini, ora rifugio di chi è costretto a nascondersi.
Lì nella grotta buia, sola e tremante, Ida, nei suoi brevi e fragili diciotto anni, ha paura per sé e per i suoi amici: che li fucilino, che li torturino e li spingano a parlare rivelando il suo nome e quello degli altri. Ha paura perché ha visto la ferocia degli assassini sui corpi dissotterrati nelle fosse Ardeatine; perché ha visto portare via nei camion gli ebrei del ghetto, come la sua amica Micol. Ha paura per Antonio, il suo improbabile amore, che da qualche tempo ha smesso di cercarla e per la sua amica Rita, per Don Pietro e tutti gli altri.
In un continuo e veloce avvicendarsi di personaggi, di luoghi, e di anni, corre il filo della narrazione che dalla grotta chiusa e angosciante ci porta fuori nelle case e nelle strade di Roma dove i sopravvissuti ai bombardamenti si arrabattano per trovare cibo e vestiti, dove gli amici di Ida si informano affannosamente su chi è stato preso e piangono chi è stato ammazzato.
Ai pensieri sulle tragedie presenti si alternano quelli più consolatori sulla sua Sardegna. Vanno alla casa materna, alle sorelle più piccole. Ai suoi dodici anni, con l'improvvisa durezza del padre e la remissione della madre, per il primo e indimenticato amore verso il suo professore di Lettere, forse timidamente contraccambiato, ma severamente stroncato dagli imperativi paterni. Alle stagioni, alla natura, così diverse dal luogo in cui è andata a vivere con la sorella e il cognato. Poi la nuova vita, le nuove compagne di scuola, i vicini e la sua partecipazione alla resistenza, come staffetta. Una decisione presa con naturalezza, venuta più che da una riflessione, da un sentire, da un desiderio di giustizia, quello di stare dalla parte dei buoni e degli onesti, di quelli come lei e i suoi amici e conoscenti, come Don Pietro che nasconde i soldati fuggiti dall'esercito e aiuta i partigiani.
L'uscita dalla grotta anticipa di qualche giorno l'arrivo degli alleati. Ma per Ida è già cambiato tutto. Tanti in quei giorni i morti, gli amici perduti, i tradimenti di qualcuno e la delusione lacerante per Antonio che si sposa con Rosa.
Un romanzo di formazione, la narrazione di un passaggio di un periodo della vita, raccontato con una scrittura ardita che mescola alle descrizioni, i dialoghi, le riflessioni, in continui cambiamenti di tempo e luoghi e di soggetti narranti.


                                                                                       27 maggio 2012

 

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