GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Rosella Postorino


Il corpo docile


Einaudi 2013 - euro

recensione di Silvana Ferrari


Milena è nata in carcere. Sua madre scontava una pena detentiva per aver cercato di ammazzare il marito, il padre di Milena. Ora è una giovane donna di ventitre anni, vive con la madre in un quartiere periferico di Roma, scrive tesi per guadagnarsi da vivere e come volontaria si occupa dei figli delle detenute in un'associazione che cerca di portare un po' del mondo di fuori a quelli che pur innocenti sono costretti a stare tra le mura di una galera. Perché quell'esperienza Milena se la porta dentro e condiziona e ha condizionato tutta la sua vita. Non puoi sapere, conoscere e praticare la libertà se chi te la deve insegnare, tua madre, non è libera. Non puoi stare nel mondo pienamente se fino a tre anni non ci sei mai stata, non puoi sentirti parte di esso se sei stata segregata. Non puoi crescere sicura di te se la paura la sottomissione e l'obbedienza ti sono state trasmesse insieme al latte materno. E poi il senso di colpa, di una colpa che non hai commesso, comunque ce lo hai dentro insieme a una sorta di rabbia e di rancore nei confronti di una madre che si è fatta incarcerare per il desiderio di verità, che ti ha fatta nascere in carcere e che ha continuato ad aspettare un uomo che la tradiva, che per vendetta le ha sottratto la figlia quando la bambina aveva tre anni. Il suo è un corpo docile, il corpo di chi è abituato a sottostare a regole imposte da altri come quelle delle carceri, dove mangi, dormi, ti lavi, seconde le regole non tue, ma imposte da altri.
Milena si è costruita un guscio duro di protezione, il suo mondo è ristretto a pochissime relazioni. Eugenio, di due mesi più giovane, nato come lei in una cella; con lui ha condiviso tutto nei primi anni della sua vita, in una simbiosi simile a quella con la madre. Per lei è il fratello, l'amico, l'amante, una parte inscindibile di se stessa, quasi una se stessa nei panni di un maschio. Poi c'è Marlonbrando, un bambino di meno di tre anni, figlio di Ivona, una rom che sta in carcere, che Milena, come volontaria si porta a casa, in gita al mare insieme a Eugenio: un'altra parte di sé piccola che vorrebbe risarcire, fare stare meglio, consolare, evitargli il dolore della separazione dalla madre che presto avverrà. Poi c'è la madre con cui ha un rapporto di rude tenerezza, da cui vorrebbe allontanarsi, ma non ci riesce perché tutto quello che lei si è costruita sono barriere da cui non vuole e non può liberarsi.
L'incontro con Lou Rizzi, un giornalista che è attratto da lei, che la vuole senza anteporre troppe considerazioni e conoscenze, provoca un terremoto nella sua vita esasperando le sue sensibilità e le sue paure. Per lei Lou Rizzi è il desiderio, qualcosa di nuovo che non ha mai provato, quello fisico e sessuale e quello di mettersi in relazione con l'altro, quello fuori dal suo mondo, dal suo giro del Quadrilatero, il quartiere dove abita e dove non sente la necessità di allontanarsi. E' una crepa nella sua rigida armatura che produrrà altri riposizionamenti, altre traiettorie, altre direzioni verso cui procedere.
Rosella Postorino con il suo nuovo romanzo, prosegue nella sua narrazione di figure femminili e di corpi femminili costretti da regole o da eventi, come per un peccato genetico, a stare in luoghi fisici o mentali chiusi, incarcerati da mura da cui è difficile uscire o da cui si preferisce non uscire, per paura, viltà o impossibilità. Eppure le sue sono donne e bambine forti che continuano ad oscillare tra desideri di libertà e costrizioni ferree da cui esitano a liberarsi.


                                                                                          27 settembre 2013

 

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