GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Rumer Godden


Il fiume


Bompiani 2012 - euro 16.00

recensione di Silvana Ferrari


Rumer Godden, nata nel Sussex nel 1907, visse in India fino al 1920, anno in cui tornò in patria per studiare. Nel 1925 si stabilì a Calcutta e aprì una scuola di danza per bambine/i inglesi e indiani. Nel 1949 tornò definitivamente in Gran Bretagna dove visse fino alla sua morte avvenuta nel 1998. Fu scrittrice, saggista, collaboratrice della BBC.

Il suo primo romanzo è del 1936, L'enigma cinese, a cui ne seguirono molti altri fra cui tantissimi libri per bambini e molte sceneggiature cinematografiche scritte insieme alla sorella Jon; di lei si ricordano soprattutto alcuni romanzi divenuti film famosi come Narciso Nero da lei stessa sceneggiato.
Anche The River, scritto nel 1946 e pubblicato in Italia nel 1952, divenne un film diretto dal regista francese Jean Renoir. Il romanzo è ora ripubblicato con la prefazione della stessa Rumer Godden per l'edizione inglese del 1991, e la postfazione della sua curatrice Valeria Parrella.
La voce narrante è la giovane Harriet, una ragazzina inglese che vive con la sua numerosa famiglia in una località del Bengala dove il padre è dirigente di una fabbrica di juta - all'epoca in cui l'India era ancora parte dell'Impero Britannico.
In una splendida scrittura è narrata la storia di un momento della vita di Harriet, il suo passaggio dall'infanzia all'adolescenza e inevitabilmente verso il mondo adulto. Attorno a lei ruota il mondo dei suoi familiari distintamente divisi fra gli adulti, distanti e indaffarati, e i bambini, in mezzo ai quali sono molto sentite le differenze fra la sorella maggiore Bea, già quasi partecipe del mondo degli adulti, e gli altri: il fratello Bogey, con cui spesso condivide giochi e segreti, e la sorella Victoria.
Harriet è immersa in una natura vigorosa: animali e fiori stordiscono i sensi di colori, sapori e odori. Ci sono poi anche i suoni e i rumori, quelli del bazar, quello ininterrotto dello scorrere del fiume, con tutta la vita che vive dentro, sopra e lungo le sue sponde e l'odore ed il rumore costante del vapore delle fabbriche di juta.
Il fiume è per Harriet il punto di osservazione preferito. Lungo le sue rive ama passeggiare e riflettere; sul pontile di approdo della casa ama far penzolare le gambe e intanto pensare, comporre le sue poesie e scrivere tutto quello che le passa per la testa. L'acqua corrente aiutava lo scorrere dei suoi pensieri. In un insenatura protetta c'è l'albero di sughero e sotto i suoi rami, ama ascoltare il fiume e scrivere sul suo quaderno segreto. Raccoglie, in brevi frasi, sensazioni, momenti di gioia e di dolore, quello che in lei sente che sta cambiando, che non è solo il corpo, ma anche molte percezioni sul suo allontanarsi dal mondo dell'infanzia. Considerazioni su di sé, sui suoi familiari e sul Capitano John, un ospite della famiglia, ferito in guerra e ora in congedo.
Molto vicino a lei, quasi familiare, si muove un altro mondo, quello della servitù, gli invisibili. Nan, la balia, il maggiordomo, il suo assistente, il portinaio, il cuoco, i camerieri, i giardinieri, e tutti quelli che lavorano per la casa: un'altra immagine della società, l'altra casta delle cui condizioni Harriet, troppo giovane, non si rende conto.
La descrizione delle sensazioni, dei sentimenti che Harriet vive così acutamente e profondamente, le sue continue domande e riflessioni sullo scorrere del tempo e della vita rivolte a se stessa e spesso agli altri, sono note decisamente autobiografiche come la precisa rappresentazione del paesaggio e della vita quotidiana indiana. La scrittrice è riuscita a comunicarci le immagini, i colori, gli odori di un'esperienza unica da lei vissuta e che inevitabilmente ha lasciato tracce indelebili nei suoi ricordi.
Il fiume è presenza costante e fedele, simbolo dello scorrere della vita, di ciò che continuamente e ineluttabilmente cambia e contro cui nulla può essere fatto per fermarlo.

17 giugno 2012

 

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