GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

Sapphire

Precious


Fandango Libri 2010 - euro 16

recensione di Silvana Ferrari

 

Per fortuna che Precious o meglio Claireece Precious Jones non esiste realmente: la protagonista dell'omonimo romanzo di esordio della scrittrice e poeta Sapphire, (pseudonimo di Ramona Lofton), pubblicato negli anni novanta, è un personaggio, una costruzione di fantasia. Del tutto credibile però, frutto degli innumerevoli incontri, conoscenze e narrazioni ascoltate dall'autrice durante la sua decennale esperienza di insegnante nelle scuole di alfabetizzazione dei quartieri di Harlem e del Bronx, negli anni ottanta del secolo scorso.
Perché la storia di Precious è a dir poco sconvolgente. Il racconto inizia nel 1987, con lei sedicenne incinta per la seconda volta del padre, che l'ha violentata continuativamente da quando era una bambina di sei anni. Frequenta ancora la scuola media da cui viene allontanata non appena le autorità scolastiche giungono a conoscenza delle sue condizioni. Ne ha comunque tratto poco profitto: alla sua età è analfabeta.
Precious dice di non avere mai avuto problemi con la scuola, anzi a lei è sempre piaciuto andarci; è la scuola, secondo Precious, ad avere un problema con lei: lei alla scuola non è mai piaciuta. Fin dalle elementari, derisa dai compagni per il suo aspetto nero, grosso e goffo, e per il suo modo di parlare - una specie di slang incomprensibile e tale da farla sembrare un'idiota -, ha fatto di tutto per scomparire, per diventare invisibile, per non esistere, insomma per non creare ed avere problemi. Fin dall'inizio si è autoesclusa sedendosi in silenzio, senza parole, all'ultimo banco.
La risalita dal buco nero in cui si trova inizia quando comincia a frequentare la Scuola Superiore Alternativa/Didattica Individualizzata su consiglio della preside - proprio lei che l'aveva espulsa - ed è inserita nella classe dell'insegnante Blue Rain, verso cui prova immediatamente e per la prima volta in vita sua, un sentimento di fiducia.
Miss Blue sa come suscitare la fiducia e creare il clima idoneo tra le allieve della sua classe: adolescenti e giovani donne che nella loro breve vita hanno già vissuto esperienze tremende ed ora necessitano di un appiglio, di una motivazione per iniziare a desiderare di cambiare, di migliorare le loro condizioni. Miss Blue sa, e cerca di trasmetterlo, che solo la scuola è in grado di produrre questo cambiamento, conducendo le giovani, passo dopo passo, a credere nelle loro capacità e nei loro desideri, sviluppando le loro potenzialità e migliorando contemporaneamente il loro livello d'istruzione.
Precious impara a leggere e a scrivere, a prendere pubblicamente la parola, a registrare su un diario i suoi pensieri; queste attività le suscitano piacere e meraviglia insieme alla scoperta che la sua mente può funzionare: ora è in grado di aprirsi, una specie di emersione, una venuta a galla da quello stato di insensibilità, quasi d'incoscienza, in cui lei l'aveva sepolta per anestetizzarsi dalla sofferenza quotidianamente subita in famiglia.
In lei, insieme al progressivo miglioramento del livello di istruzione, si accresce lo stato di consapevolezza delle proprie condizioni e di quanto subìto fin dall'infanzia. Il suo atteggiamento psichico cambia attraversando vari stadi: dallo stato di inesistenza e di invisibilità allo stato di vittima per poi giungere al superamento anche di quella condizione.
Molto le giova prendere amaramente atto che sua madre, per lei, non è mai stata una vera madre, come mai è stata estranea alle violenze compiute su di lei, ma sempre una complice consenziente: un'aguzzina che la teneva in casa solo per incassare l'assegno dell'assistenza, facendola lavorare come una schiava, riempiendola di botte alla prima disobbedienza, e che volutamente taceva, assecondando gli stupri dell'amante-padre per non perdere l'uomo e tenerlo, in quel modo abominevole, legato a sé.
Di quell'orribile menage familiare Precious era la vittima sacrificale; condizione che aveva sopportato, quasi fosse una di normalità, perché nessuno, né la nonna, né gli insegnanti, né gli assistenti sociali, né i medici dell'ospedale dove aveva partorito la prima volta, nessuno, era andato in suo soccorso, aiutandola ad uscire da una simile e folle prigione.
Da un simile vuoto di umanità si può uscire se viene tesa una mano, se viene prospettata una via diversa, se viene data una speranza e soprattutto se il desiderio di riscatto diventa dominante. Questo succede a Precious anche se su di lei sembra accanirsi un malefico sortilegio: il padre, morto per Aids, le ha trasmesso il virus.
La nascita del figlio la riempie di un sentimento mai provato prima: amore e desiderio di combattere per un futuro dignitoso per sé e per il piccolo Abdul.
Come nella poesia di Langston Hughes recitata alla classe e dedicata al figlio, Precious si sente di dire: "Perché figlio, io cammino ancora adesso,/ io mi arrampico ancora,/ e la vita per me non è stata una scala di cristallo."
Per rendere più realistico il personaggio di Precious il romanzo è scritto in prima persona utilizzando le forme gergali tipiche del suo linguaggio e del suo modo di esprimersi e con la scrittura sgrammaticata, dall'ortografia fantasiosa con cui la giovane inizialmente tentava di dare voce ai suoi pensieri. Forse il risultato è eccessivo.



11 febbraio 2011

 

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