GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Scholastique Mukasonga


Nostra Signora del Nilo



66THand2Nd 2014 - euro 16.00

recensione di Silvana Ferrari

 

Scholastique Mukasonga è nata in Ruanda nel 1956. Di etnia Tutsi è stata costretta a fuggire dal suo paese per scampare alle persecuzioni degli Hutu e vive dal 1992 in Normandia. Nel genocidio del 1994 ha perso la madre e trentasei membri della sua famiglia.
Prima di Nostra Signora del Nilo, del 2012, ha pubblicato un'autobiografia, che ripercorre gli anni dell'infanzia in una terra di esilio; come seconda opera un ritratto della madre, un omaggio a lei e a tutte le donne esiliate, al loro coraggio indispensabile per la sopravvivenza loro e dei loro figli, e una raccolta di racconti.
Il romanzo, Nostra signora del Nilo, è ambientato negli anni settanta in un esclusivo liceo femminile ruandese, gestito da cattolici europei e frequentato dalle figlie dell'élite al potere Hutu. Attraverso la narrazione della vita di un gruppo di studentesse, mostra un quadro lucido e, per alcuni tratti, cinicamente umoristico della società dell'epoca, delle dinamiche di potere fra bianchi e neri, fra neri al potere e il resto della società, e del conflitto che divide drammaticamente le due etnie, quella degli Hutu e quelle dei Tutsi.
Nel collegio due studentesse, Virginia e Veronica, iscritte grazie alle quote riservate all'etnia tutsi, subiscono le angherie e le prepotenze delle altre, poiché, pur nella legalità della loro posizione, sono ritenute delle approfittatrici e delle usurpatrici di posti che sarebbero potuti essere assegnati ad altre ragazze Hutu.
La più feroce è Gloriosa, la figlia di un uomo politico devoto al Presidente che monterà con una serie di bugie, sotterfugi, inganni e maldicenze una specie di rivolta cruenta contro le due. Dietro la sua gelosia e invidia per la bellezza e intelligenza delle due, si nasconde il feroce odio razziale alimentato opportunisticamente dalla direzione del collegio e dai bianchi che, fintamente progressisti, vogliono imporre le loro idee e la loro cultura "superiore".
Il romanzo diventa il racconto di un piccolo universo di violenze e soprusi, in cui seminati e riprodotti i germi alla base di quell'enorme dramma che nel '94 avrebbe portato al massacro a colpi di machete di più di un milione di ruandesi, la maggior parte dei quali di etnia Tutsi.
Il dovere della memoria oltre a quello della testimonianza attraverso la scrittura ha spinto l'autrice a comporre questa opera di finzione. E a mostrare che le vicende coloniali ruandesi, la cultura dei bianchi e le loro alleanze di potere sono la causa prima del disastro di quel popolo. Come dice l'autrice 'tragedie che non nascono dal nulla ma sono preparate da anni di razzismo e di ideologie'.


 

7 giugno 2015

 

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