GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Sofi Oksanen


Le vacche di Stalin

Guanda 2012 euro 19.50

recensione di Silvana Ferrari


Sofi Oksanen è finlandese di origine estone. Nel suo interessante romanzo d'esordio, attraverso la narrazione delle vicende di Katariina, estone sposata ad un finlandese, e di Anna, sua figlia, nata in Finlandia, ma molto legata alle origini materne, ci dà un quadro del suo paese di origine a partire dagli anni settanta fino ad oggi.
L'Estonia, alla fine degli anni ottanta, con la caduta del muro e la disgregazione dell'Unione Sovietica, riconquista l'indipendenza e insieme all'autonomia ripartono l'economia e gli affari che fanno aprire i negozi, illuminare di insegne le vie delle città, riempire gli scaffali di prodotti occidentali; ma la trasformazione non risulta essere sempre così brillante come vuole apparire e le promesse di ricchezza non sempre si realizzano secondo le speranze di chi voleva credere in un radicale cambiamento.
Nel flusso di ricordi, Anna ripercorre i viaggi che annualmente insieme alla madre la riportavano a Tallin e, dopo estenuanti percorsi, al villaggio della nonna. Le valigie erano sempre cariche di doni per i parenti, di offerte per corrompere i funzionari doganali, e di vestiti e di elettrodomestici da vendere al mercato nero. I viaggi tra un confine e l'altro erano sotto il segno del timore di essere perquisite mentre sotto il loro pesante abbigliamento invernale indossavano altri abiti che sarebbero andati a ruba tra le donne dei villaggi vicini. Nelle valigie c'era di tutto: regalini per mogli e figli di funzionari statali per far procedere una pratica o ottenere un documento, jeans, giubbini, scarpe con la chiusura a strappo, t-shirt e quant'altro era stato loro ordinato. Anche all'interno del paese ognuno si dava da fare per arrangiarsi come poteva: chi portava fuori dalle fabbriche tagli di stoffa, chi forme di formaggio, chi liquori, chi cioccolatini. Tutto procedeva secondo giri di imbrogli, fatture false, scontrini contraffatti.
La madre, sposandosi con un finlandese, aveva lasciato la sua casa, la sua lingua e perduto il diritto sui suoi titoli di studio di cui tanto andava orgogliosa. Persino il nome di Katariina era diventato Ekaterina all'uso russo essendo i documenti ufficiali scritti in russo. Viveva in Finlandia una vita ritirata, senza amicizie, in uno stato di continua vigilanza per timore di non poter più tornare a casa dalla madre e diffidente dei pochi conoscenti estoni che tentavano di contattarla, terrorizzata dalla paura delle spie russe.
Per Katariina quei viaggi tra un confine e l'altro così accuratamente e ossessivamente preparati e dolorosamente vissuti, rappresentavano il ritorno alle sue radici, al suo mondo di appartenenza, per Anna il passaggio da un mondo all'altro, quell'esistenza in bilico tra due sistemi di vita inconciliabili, era il segno di un forte senso di sradicamento, che da adolescente diventa un continuo e inesauribile bisogno di cibo, una forma grave di disturbo alimentare che lei chiama anoressobulimia.
Nel ripercorrere i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza Anna ricostruisce e rielabora, anche se in forma frammentaria e cronologicamente disordinata, parte della storia familiare materna, dalla seconda guerra mondiale all'occupazione sovietica, dalle deportazione in Siberia di alcuni parenti alla trasformazione delle terre in proprietà collettiva. Insieme a questo ricompone la sua storia personale e il forte legame con la madre. Contemporaneamente e faticosamente avviene la presa di realtà sulla sua vita adulta: un cammino che deve fare, se vuole continuare a vivere, un cammino che la impegna a liberarsi e a uscire dalla prigione di quegli atti rituali che la malattia la costringe a compiere.
Sofi Oksanen nata nel 1977 in Finlandia dopo il suo brillante esordio del 2003, ha pubblicato nel 2005 il suo secondo romanzo La purga vincitore di numerosi e prestigiosi premi.

20 settembre 2012

 

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