GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 


Sophie Bassignac

Gli acquari luminosi


Einaudi 2010 Euro 16.50

recensione di Silvana Ferrari

 

Romanzo di esordio ben accolto dalla critica.
Gli acquari del titolo sono le finestre illuminate degli appartamenti di un condominio che si affacciano tutte su uno stesso cortile interno, e attraverso le quali si può sbirciare, occhieggiare, ma anche seguire e controllare le vite degli altri. I riferimenti sono illustri e famosi: da Hitchcock della Finestra sul cortile al più recente romanzo L'eleganza del riccio di Muriel Burbery. Anzi, per essere più precisi, per alcune pagine iniziali ho avuto la netta impressione di essere entrata in una specie di storia contigua a quella della Burbery, mentre la protagonista Claire, una giovane donna trentenne, cena con un suo vicino, il signor Ishido, un misterioso giapponese che lavora presso l'ambasciata, e con cui ha iniziato una promettente amicizia, fatta di cene a casa di lui e lunghe conversazioni sul Giappone e le sue tradizioni.
Claire è piena di fobie, manie e nevrosi; nel suo appartamento trascorre gran parte del tempo impegnata nel suo lavoro di correttrice di bozze - in cui è particolarmente brava - e, a seguire, dietro le tende, le varie attività degli altri inquilini del palazzo. Vive da sola, ama la solitudine e il silenzio e tutte le cose abitudinarie che quotidianamente la ancorano alla realtà. Ma non si tira indietro ad intrattenere gentili rapporti di buon vicinato con il vecchio signor Lebowitz, un colto geografo dal passato drammatico e con l'anziana signora Courtois con cui condivide la curiosità per le vicende altrui. Ed è ben contenta di offrire la sua compagnia alla piccola Lucie quando la madre è presa da una serie di impegni e commissioni.
Il resto del suo tempo lo passa dal suo medico essendo un'ipocondriaca ossessiva e a cercare di evitare le gentilezze e l'amore del suo osteopata e occasionale amante, Christian Dietrich, tutta presa com'è dalla passione per uomini misteriosi come l'attuale signor Ishido, o ritornando al passato, al grande e indimenticato amore, altrettanto distante, misterioso e aristocratico, Jean Baptiste, a cui ancora pensa con un certo rimpianto.
Ama, nello stesso modo ossessivo, i libri e la lettura; nel suo frigorifero, i cibi precotti e solo quelli - non sa cucinare e non le interessa quello che ingurgita, nonostante la sua ipocondria, - son ben allineati e impilati gli uni sugli altri, come in una libreria. La lettura è la sua protezione e la sua fuga dal mondo, dai suoi simili verso cui si sente diversa, come appartenente ad un'altra specie. Diffida di tutto e di tutti, la sua vita è una specie di trincea in cui mantenere le posizioni in una costante e continua opera di resistenza.
Di fatto gli altri la vivono, quelli più benevoli, come una zitella e intellettuale inacidita.
L'arrivo di un nuovo vicino nell'appartamento sopra il suo, Paul Rossetti, un tipo aitante e belloccio che non si fa scrupolo di autoinvitarsi per un caffè e quattro chiacchiere con qualche scambio di confidenze, cambia in breve tempo l'orizzonte di consuetudini su cui fino a quel momento Claire appoggiava la propria l'esistenza.
Di colpo entra in un'altra storia in cui anche le sue ossessioni cambiano: ora, oltre spiare e controllare, si sente a sua volta spiata e controllata, oggetto di inseguimenti e di pedinamenti, testimone o protagonista inconsapevole di qualcosa che le sfugge totalmente.
Una serie d'incontri ravvicinati con se stessa, onesti e senza veli, e una vacanza disintossicante al mare dalla sorella e la sua famiglia, la spingono a una serie di revisioni sulla sua vita e, in prima battuta, vincendo le sue paure, a intraprendere qualche strada diversa da quelle abitualmente seguite. 'Proverò a vivere normalmente magari ne vale la pena' è la sua considerazione finale.
Il romanzo è molto ben scritto e non manca di comprensione e di una leggera ironia nel tracciare i personaggi e le loro esistenze.
La scrittrice in un'intervista rivela di abitare a Parigi in un palazzo come quello descritto e di condividere con il suo personaggio un certo numero di manie.


13 dicembre 2010

 

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