GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

Yoko Ogawa
Una perfetta stanza di ospedale


Adelphi - 2009 - euro 10

recensione di Silvana Ferrari

Un racconto sulla malattia, la morte e il dolore che diventa una metafora della 'sporcizia della vita' e di come una stanza d'ospedale, quotidianamente ripulita, disinfettata, riordinata, si trasformi con la sua asetticità in un luogo di pace e di serenità. Questo è quanto prova la protagonista del racconto che dà il titolo all'omonima raccolta di Yoko Ogawa del 1988-1989 e pubblicata solo ora da noi.
La donna si trova in una stanza di ospedale per assistere il fratello, studente di soli ventuno anni, affetto da una gravissima malattia, a cui sono stati diagnosticati meno di dodici mesi di vita, meno di un anno. Che cosa si può fare in un anno, si chiede lei. Uno studente dà la tesi per laurearsi, una donna un figlio, un bambino impara a camminare, due fidanzati si sposano oppure si porta avanti la propria vita fino al suo totale spegnimento.
Il dolore per la morte del fratello, la nostalgia di lui esprimono un sentimento forte, un sentimento d'amore, che lei scopre non aver mai provato per nessuno, neanche per il marito. Forse perché il fratello è il solo parente della famiglia rimastole dopo il divorzio e la morte dei genitori.
Trova consolazione solo ricordando la tranquillità di quella quieta stanza d'ospedale in cui, tutto pulito e lucidato, aveva un ordine, una disposizione precisa e funzionale che non sarebbe cambiata, né degenerata o marcita. Perché tutto quello che veniva introdotto nella stanza, come il cibo che poteva decomporsi, era presto raccolto e gettato nel locale della spazzatura.
L'ossessione per la decomposizione della materia organica coincide nella donna con il doloroso ricordo della madre, che negli ultimi tempi della sua malattia mentale, lasciava il cibo in giro per la casa, dimenticandoselo, e lei lo ritrovava, nei posti più impensati, dopo giorni, ormai disfatto e decomposto.
Ora è la sua stessa cucina, con gli avanzi della colazione lasciati dal marito e i piatti sporchi nel lavello, a provocarle quelle sensazioni.
'La mia esistenza sarebbe limpida come un oggetto di vetro se potessi sbarazzarmi di tutte le cose della vita in un locale per l'immondizia' così pensa la donna scoprendo questi sentimenti trattenuti nel fondo del cuore.
Lì nella stanza d'ospedale, con la sua 'impeccabile purezza' e vicino al fratello prova pace, tranquillità, la capacità di stare ore senza far nulla, semplicemente godendo della sua compagnia e traendo piacere dalla sua presenza. Ricorda la perfezione di un sabato in cui loro due, lontani e al di fuori dalla sporcizia della vita, avevano trascorso le ore serenamente, non fosse stato ad un certo punto per il pianto 'innocente' del fratello durato ore.
Anche in questo racconto, come ne L'anulare appare una figura maschile capace di prendere su di sé il dolore. Il dottore S., meno inquietante del dottor Deshimaru, riesce con il suo abbraccio confortante e con il suo corpo avvolgente a darle consolazione.
Il secondo racconto Quando la farfalla si sbriciolò descrive il dolore di una nipote per la demenza dell'anziana nonna e per la separazione da lei in seguito al ricovero in una struttura per anziani.
Il dolore nasce dal distacco ma anche dalla presa d'atto dei cambiamenti e delle trasformazioni avvenuti nel corpo e nella mente dell'anziana. Colei che l'aveva accudita come una madre è diventata un'essere incapace di curarsi nelle più semplici funzioni vitali; il corpo così familiare, noto e rassicurante della sua infanzia, va man mano rimpicciolendosi fino a dare l'idea di voler ritornare allo stato iniziale della vita, un embrione raccolto e protetto nel liquido amniotico. Un'essere che sta allontanando tutto da sé, abbandonando la memoria, il tempo, la parola, la capacità di nutrirsi, fino a conservare di sé 'soltanto la parte più pura della sua umanità' come dice il direttore del ricovero Nuovo Mondo 'I fattori che ci distinguono dagli altri, come il sesso, il carattere, la condizione sociale, perdono di significato. Per questo credo che al Nuovo Mondo regni una democrazia perfetta.'
Il dolore le trasmette un maggiore senso di illusorietà delle sue percezioni sulla realtà, un senso di perdita del confine tra normalità e anormalità, in precedenza garantito dalla vita quotidiana con la nonna, e un'acuita coscienza delle sensazioni provate dal suo corpo. Il fluire continuo dei liquidi interni, - sangue, succhi gastrici, saliva -, insieme alla presenza viva e pulsante di una nuova parte di lei.
A pochi giorni dal suo ricovero, i segni della presenza della nonna, come i suoi odori, stanno svanendo nella casa, e lei si rende conto che questa scomparsa, questo allontanamento era in atto da tempo. Le restano i ricordi, la memoria. La nonna in preghiera davanti al suo dio shintoista, le colazioni con lei, la sua severità, la sua costante presenza come la mano che le aveva porto per accoglierla la prima volta che da orfana era entrata nella sua casa.
Ma Nanoko - il nome della donna lo conosciamo solo a metà del racconto - ha anche un futuro con il bambino di cui sente in lei 'il rumore delicato del respiro' e della cui esistenza, Mikoto, l'improbabile fidanzato non è a conoscenza.
Due racconti che descrivono il dolore per la malattia, la perdita e la morte; che parlano della sofferenza prodotta dalla separazione dai corpi familiari, la desolazione per quei corpi malati, privati da desideri, memorie, dall'identità, divenuti solo involucri secchi.


Con il suo stile impareggiabile la scrittrice Yoko Ogawa trasmette le sensazioni di vuoto, di perdita, di solitudine vissute dalla due donne protagonite. E anche quello stato di sospensione dei personaggi in luoghi rarefatti o all'interno dei propri corpi, da cui inviano visioni dense, immagini colorate e vibranti, fantasie nauseanti e sogni premonitori, che al contatto con la realtà si dissolvono lasciando piccole tracce come la polvere gialla che si stacca dalle ali della farfalla nlla fotografia e si deposita dentro Nanoko.


7 aprile 2009

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