GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Alice Munro


Troppa felicità

Einaudi 2011 euro 20.00

recensione di Silvana Ferrari


Sulla soglia degli ottanta anni Alice Munro appare sempre più decisa a raccontare senza giri di parole o falsi abbellimenti il mondo che la circonda, le relazioni fra gli esseri umani e in particolare quelle che costituiscono la base dell'esistenza sociale: i rapporti fra donna e uomo. Lo fa con la bravura che la contraddistingue puntando all'essenzialità. Nel raccontare i fatti per quello che apparentemente sono e per quello che di essi nei personaggi resta, un riverbero, un'ombra nella loro esistenza, oppure un'esperienza in alcuni casi estrema, che raggiunge punte di voluto radicalismo.


Questo mi appare nella sua ultima raccolta Troppa felicità che prende il titolo dall'ultimo racconto, apparentemente il meno conforme rispetto agli altri, il ritratto biografico in ricordo della matematica e romanziera russa Sof'ia Kovalevskaja costretta all'esilio in Svezia alla fine dell'Ottocento.
Nell'universo dei suoi racconti popolato da donne, uomini, bambini e ragazze, i fatti narrati che già per loro stessi sono perturbanti - omicidi, violenze, tradimenti, menzogne crudeli - non costituiscono la centralità, ma essa è qualcosa che improvvisamente accade o che proviene dal passato illuminando il presente e determinando la svolta di tutta la storia.
Questo è evidente nello sconvolgente primo racconto, Dimensioni, in cui dopo l'orrore provocato dalla narrazione dell'omicidio da parte di un padre dei suoi tre bambini , la svolta salvifica è nel comportamento della madre e nelle sue riflessioni.
Come in Radicali liberi la salvezza arriva per la vecchia signora, Nita, recentemente vedova e malata di tumore, dall'invenzione di una storia, una specie di trucco inventato al momento, ritenuto vero dall'omicida che lei si trova a dover affrontare improvvisamente.
E' dal passato, volutamente cancellato e superficialmente negato, che emerge un episodio della giovinezza di Marlene, raccontato in Bambinate. La memoria a volte ha bisogno di sollecitazioni per ricordare fatti che gli adulti stessi sottovalutano o falsamente rielaborano.
In Wenlock Edge il punto centrale del racconto non è quello che costituisce la gran parte della narrazione, la vicenda cioè della studentessa di college e della sua compagna di appartamento Nina, una ragazza dalla vita misteriosa con un protettore che le paga gli studi e i bei vestiti. Ma l' aver accettato liberamente di passare una serata a cena con quest'uomo, consentendo sempre liberamente alle sue richieste stravaganti. 'Non sarei mai più riuscita a pensarci senza sentire il pizzicore del tessuto sulle natiche nude. Quella vergogna appiccicosa e urticante. Di gran lunga peggiore nel ricordo, che allora'.


31 gennaio 2012

 

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