Voci di artiste

 


 

ALISON SMITH

La parte buia del giorno


Mondadori - 2006 - euro 16

di Silvana Ferrari

 

Dell'adolescenza la narrativa ha riempito pagine e pagine di un buon numero di romanzi, descrivendone i turbamenti, le incertezze e le insicurezze, le cupe sofferenze, i ricorrenti disagi, ma anche la fame di esperienze, l'inarrestabile desiderio di nuovo e di cambiamento.
Cosa aggiunge di diverso La parte buia del giorno, romanzo autobiografico di Alison Smith?


Alison vive nella cittadina di Roschester a nord di New York, con la sua famiglia: padre, madre e il fratello Roy; tutto nella norma anche se i genitori sono dei cattolici strettamente osservanti e praticanti e con il fratello il rapporto si potrebbe definire di quasi simbiosi.
Il padre, dopo la doccia, benediceva i suoi figli con le reliquie speciali che gli aveva regalato per le nozze il suo miglior amico, fratello Eddie…. Benediceva prima Roy. Si portava la reliquia alle labbra, la baciava, e la premeva sulla fronte di Roy. Poi sfiorava con la reliquia la bocca, il petto e le mani di Roy. Ancora mezza addormentata, ascoltavo la sua voce dolce che ripeteva: 'benedici la sua mente. Benedici la sua gola. Benedici le sue mani. Benedici la sua voce.' Lo faceva, diceva Roy, come Adamo nel giardino dell'Eden, nominando ciascun animale e ciascuna cosa. A questa pratica non aderiva invece la madre, che avendo trascorso un'infanzia piuttosto dura e solitaria, aveva una sua filosofia di vita: 'Ricordate solo le cose belle. Il resto dimenticatelo'. E di fatto le cose brutte le cancellava, come se non fossero mai accadute o mai esisitite. Eppure è una donna forte, energica e piena di risorse.
Il fratello Roy fin da piccolo preferiva stare per conto suo o con la sorella Alison, eletta come sua unica compagna di giochi. Insieme frequentavano la scuola cattolica. Il loro legame era così stretto che la madre aveva inventato per loro il soprannome Alroy, sintetizzando in un'unica parola i loro nomi.
Quando Alison ha quindici anni, il fratello diciottenne, in attesa di frequentare il primo anno di College, muore in un terribile incidente automobilistico, mentre si sta recando ad uno dei due lavori che in quell'estate lo avrebbero impegnato per pagarsi gli studi.
Da quel momento tutto si stravolge. Perché il dolore ti acceca, dice l'autrice, disfa le cuciture della memoria. Indebolisce i sensi. Tutto il mondo attorno si restringe, non esiste più nulla, amicizie, compagne di scuola, realtà, la vita vissuta prima, tutto è concentrato in un grumo di sofferenza che nulla riesce a consolare, a cui nulla riesce dare pace.
Con pagine intense, delicate, dove niente viene tralasciato o dimenticato - come nella pratica del padre a cui si riferisce il titolo originale Name All The Animals - ci viene raccontato il lungo percorso di Alison per riaffermare la propria possibilità di vita, di esistenza senza il fratello Roy. Dagli iniziali riti simbolici tesi a mantenere vivo Roy nella prima fase dell'esperienza, - quali il raccogliere il cibo serale per portarlo nel capanno dove entrambi si rifugiavano al riparo dagli adulti, - alla maturazione del rifiuto di superare, al diciottesimo anno, l'età del fratello predisponendo una specie di suicidio sulla stessa strada, alla stessa ora, nello stesso punto in cui era avvenuto l'incidente mortale.
Fondamentali per tenerla legata alla realtà, e per darle comunque una continuità di fronte alla rottura che si è prodotta nella sua vita, sono le relazioni con Mary Elisabeth, la sua pratica, tenace, nonché fedele amica d'infanzia e con Terry, una estroversa, geniale compagna di classe delle superiori con cui vive la prima intensa e appassionata esperienza d'amore. Tutto il mondo di persone che la circondano è descritto sì come gentile e premuroso ma anche come totalmente svagato, non cosciente del dramma, delle passioni e della rete di pensieri, idee, decisioni che la giovane va costruendo in quei tre anni, fino consapevolezza finale che la salva dai suoi stessi propositi.

2 luglio 2006