GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 


ANILDA IBRAHIMI

L’amore e gli stracci del tempo

Einaudi 2009 - Euro18.50

recensione di Silvana Ferrari

 

Ajkuna e Zlatan sono giovani, belli e innamorati. Vivono a Pristina, nella regione del Kosovo; si conoscono fin dall’infanzia, sono cresciuti insieme e le loro famiglie sono legate da un’amicizia fraterna. Di fronte a loro un futuro da vivere, pieno di speranze, di progetti, ma anche molto prevedibile, un percorso che sembra già tracciato, per giovani della loro condizione.
Il padre di Zlatan, Milos, è un medico noto nella città: è arrivato, insieme alla moglie Slavika e al figlio, da Belgrado preferendo alla carriera universitaria l’esercizio della professione.
Besor, il padre di Ajkuna era stato un suo brillante studente che aveva pagato con il carcere, durato dieci lunghissimi anni, la partecipazione alle proteste degli studenti albanesi, nella primavera del 1981, contro i trattamenti discriminatori del governo serbo nei loro confronti.
Fra Milos e Besor, un serbo e un albanese, pochissime le cose che li dividono e molte di più quelle che li uniscono: l’amore per la medicina e per la poesia e le lunghe e piacevoli serate trascorse in chiacchiere sulla storia dei loro due popoli.
Proprio su quella regione, fino a quel momento a statuto autonomo rispetto al governo di Belgrado, si addensano le mire espansionistiche di Milosevic, nella realizzazione lungamente agognata del sogno e del mito della Grande Serbia; ad esse prontamente seguono le reazioni, altrettanto dure, dei kosovari con episodi di guerriglia, incendi di case e uccisioni di cittadini serbi. Fino al gennaio del 1999, quando i miliziani serbi invadono con i loro carri armati la città e l’intera regione portando morte, distruzione e tanto odio e sofferenza.
La Storia entra nelle vite delle due famiglie e nell’amore fra i due giovani: da quel momento nulla potrà essere più lo stesso e i sopravvissuti a tante efferatezze ed orrori non ringrazieranno, né saranno grati, per la vita loro risparmiata.
Zlatan, dalla parte dei persecutori suo malgrado, arruolato forzatamente nelle milizie serbe, è testimone e partecipe di una guerra insensata, a lui estranea, che non ha voluto, ma a cui è incapace di opporsi e quando troverà il coraggio di farlo, pagherà quasi con la vita il suo gesto.
Ajkuna dalla parte delle vittime, è catturata; sequestrata insieme ad altre decine di donne, prigioniera in una scuola subisce per giorni la violenza e gli stupri dei soldati serbi.
Per entrambi, l’unica molla che li spinge alla sopravvivenza è il pensiero, anche solo una semplice speranza, di potersi un giorno riabbracciare e insieme riprendere la loro esistenza da dove era stata così bruscamente interrotta.
Ma la guerra non lascia inalterate le vite di chi l’ha attraversata, e nulla sarà mai o tornerà più come prima.
Quando dopo dieci anni - tempo in cui ognuno dei due ha cercato di organizzare la propria esistenza nella lunga attesa di un ritorno dell’altro - si ritroveranno, niente corrisponderà più alle loro aspettative e ai loro desideri: la guerra si è portata via tutto il loro futuro da vivere insieme.
Un romanzo importante questo di Anilda Hibrahimi, per farci ricordare e mai dimenticare come le sanguinose guerre balcaniche abbiano cambiato non solo la geografia di quei territori, ma anche quella interiore, psicologica degli individui che l’hanno subita.


Anilda Hibrahimi è nata a Valona; ha lasciato l’Albania nel 1994 per risiedere inizialmente in Svizzera e poi dal 1997 in Italia. Ha esordito con successo per Einaudi con il romanzo Rosso come una sposa nel 2008, scritto come il successivo in lingua italiana.

 


29 novembre 2010

 

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