GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

 

Marisa Bulgheroni

UN SALUTO ATTRAVERSO LE STELLE

MONDADORI 2007. EURO 17

di Silvana Ferrari

Il luglio 1943 è un momento cruciale e decisivo per la storia italiana e per la storia personale di tre sorelle - Regina, Isabella, Lucia - le cui vicende, con inizio nell'estate del' 43, e per i due anni successivi, fino al 1945, sono narrate nel romanzo Un saluto attraverso le stelle di Marisa Bulgheroni.
L'autrice, al suo primo romanzo, è nota studiosa di letteratura americana


e curatrice dell'opera di Emily Dickinson, di cui ha pubblicato per I Meridiani l'intera raccolta delle poesie - Tutte le poesie di Emily Dickinson - nonché sua appassionata biografa: con il saggio Nei sobborghi di un segreto ha ripercorso, con sensibilità e amore, la vita della poeta.


Le tre sorelle, con la madre Marianna e il padre, chiamato Il Capitano, abitano in una grande villa sulle rive del lago di Como. E la villa è l'altra protagonista: sempre accogliente, con le sue porte aperte sul mondo e sulla vita, sarà rifugio, luogo d'incontro e di passaggio, di partenze e di continui ritorni.
Isabella è la voce narrante, testimone di quegli anni tragici in cui in Italia fu combattuta una guerra civile e di questi anni, non meno luttuosi, in cui guerre sono state combattute in nome della democrazia e della supremazia di un popolo su un altro, in cui le immagini del crollo delle Torri Gemelle hanno segnato per sempre il nostro immaginario.
In un passaggio di testimone è la madre Marianna che la invita a scrivere e a ricordare: 'Con la tua testimonianza, forse, riusciresti a illuminare non solo la ribalta degli eventi, ma quel palcoscenico interiore dove vincenti e perdenti, protagonisti e comparse, hanno recitato in solitudine.' La incita a ricordare con consigli e suggerimenti magistrali: 'Ricordati che la storia non è la somma degli eventi soltanto. E' una messa in scena in cui tutti a ugual diritto siamo attori. Ma è anche un teatro dell'anima di cui niente rimane se qualcuno non ha la forza e la pazienza di raccontare…'.
Secondo queste sollecitazioni sono narrate le vicende private dei protagonisti e i fatti della Storia. Scorrono sotto i nostri occhi, raccontati con particolare efficacia e sensibilità storica, la riunione del Gran Consiglio del 24 luglio del '43, il rapimento del Duce a Campo Imperatore il 18 settembre del '43, la fucilazione di Ciano a Verona, la fuga di Mussolini con Claretta e la morte il 28 aprile '45.
In quella lunga estate le ragazze vissero intensamente, durante le gite e i balli organizzati, le prime tensioni amorose, gli sguardi che scoprono altri occhi in trepida attesa, le snervanti sensazioni dei contatti con i corpi maschili, le esplosioni di desiderio gestite e controllate dalla buona educazione impartita dalla madre.
Negli interminabili pomeriggi operosi in cui i punti dei ricami per il corredo di Regina s'intrecciavano a chiacchiere, confidenze e sospiri, e la mente liberamente disegnava sogni e rappresentazioni di un futuro più avventuroso su orizzonti più ampi, avrebbe potuto apparire che la storia si limitasse a sfiorare la casa, lasciandola intatta e ai margini dei travolgenti e drammatici momenti che l'Italia stava vivendo. Ma non è così. Attirati, come dalle Sirene, dalle feste e dai balli serali, e dalla generosa accoglienza dei proprietari, arrivano alla casa Gabriele e Jacopo: il primo reduce e ferito ad El Alamein il secondo straziato e menomato nellla campagna di Russia. E Renato, attendente del padre. Isabella, a Cesenatico dove le sorelle sono mandate per sicurezza dal Capitano, a sua volta in convalescenza per una ferita, incontra Giuliano, l'amore della vita, amore 'impossibile', incapace di ancorarsi e di vivere nella concretezza. Giuliano, Jacopo, Gabriele e Renato tutti attratti da quell'oasi di normalità, e dall'intelligenza, bellezza e vitalità delle sorelle.
E come per tutti, dopo l'8 settembre, maturano decisioni laceranti per le scelte da intraprendere: restare fedeli ad una patria ormai inesistente, cioè ad un passato, come il Capitano e Jacopo o lavorare per una nuova, andando con i partigiani in montagna o collaborare clandestinamente con loro in città, come faranno Renato, Giuliano e Gabriele. Per Isabella è straziante la scelta del padre che le fa dire:' Ma quale tirannica e insensata patria è la tua che chiede e chiede, mai stanca di uccidere, di mutilare? E quante patrie ci sono oggi per quanti padri e quanti figli?.
Tutte maschili appaiono le scelte, le decisioni e il futuro che si prefigurerà, ma solenni echeggiano le parole della madre, Marianna, figura unificante maestra e guida della famiglia: 'Voi che tra poco dovrete decidere del vostro ruolo in questo paese diviso, forse sarete tentati di vedere in noi , mogli e figlie, delle Penelopi in paziente attesa dei mariti e dei padri, intente a tessere le nostre tele per ingannare il tempo e noi stesse…..La pazienza delle donne è un artificio. Siamo impazienti e lo sappiamo. L'arte di Penelope non è fare, ma disfare, interferire, scardinare: per rifare.'
A lungo pensato, parzialmente autobiografico, giocato accuratamente fra memoria personale e storica, è un'opera alta per lo stile, il linguaggio e il ritmo impresso alla narrazione. Trasmette emozioni per la capacità di rappresentare i sentimenti vissuti da quella generazione, per l'acuta sensibilità delle descrizioni di un mondo che solo pochi anni dopo sarebbe scomparso, travolto da nuovi valori e da altre paure. 'Il romanzo', dice l'autrice, 'è rimasto a lungo, come i racconti delle madri, una tela fatta e disfatta all'infinito, mentre attorno mutavano i linguaggi, mutavano le narrazioni.'
Ma la memoria non è solo il quadro con la rievocazione di un passato che non esiste più, ma è il laccio, il nodo che unisce con il presente o con un passato prossimo che appare, essendo più vicino, più compresibile. Ecco allora i corsivi che rompono il racconto con riflessioni e ricordi di altri luoghi, di altre situazioni, di altre guerre e conflitti, di cui dare testimonianza: la guerra fredda, Israele e la Palestina, i campi di girasole dellUkraina, la distesa di sabbia rosa del deserto libico, Il Cairo e il Nilo nel periodo della rivoluzione in Egitto del '53, il '68, gli anni delle stragi e del terrorismo in Italia, il cielo sopra Bagdad.
Da grande appassionata di poesia Marisa Bulgheroni ha titolato ogni capitolo scegliendolo dalle strofe di poesie, penso, da lei molto amate. Così è per il titolo del romanzo tratto da un verso di una poesia di Anna Achmatova: 'Se solo tu potessi mandarmi a mezzanotte un saluto attraverso le stelle'. Il desiderio degli amanti di incontrarsi supera tutti i confini e le barriere a loro frapposte.
Mi piace, a fianco di questa citazione, riportarne un'altra, quella di un verso della poeta Sujata Bhatt: 'La storia è un racconto spezzato. Scegli una storia e guarda dove ti porta'. Marisa Bulgheroni lo ha fatto con maestria, profondità e delicatezza ascoltando le sue voci narranti, quelle della sua immaginazione, quelle delle sua fantasia e quelle della realtà. La scrittura scelta, raffinata e apparentemente semplice, frutto di un lungo lavoro dà la misura della capacità della lingua di far risuonare le nostre corde emotive. Un grande romanzo.


25 aprile 2007

 

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