GRANDI LETTRICI CRESCONO

 

 

DOROTHY WEST
LE NOZZE


ELLIOT EDIZIONI - 2008 - EURO 19.50

di Silvana Ferrari

La pubblicazione del romanzo Le Nozze ci ha condotto alla conoscenza e alla gradita scoperta di una grande scrittrice rimasta per molti anni nell'ombra e poi, dopo una breve parentesi di notorietà, caduta nel dimenticatoio.
Dorothy West, nata a Boston nel 1907, fu alla fine degli anni venti brillante animatrice di quel gruppo di intellettuali e di scrittori chiamato 'Harlem Reinassance' che riuniva i più vivaci talenti dell'intellighentia nera newyorkese fra cui Richard Wright, Langston Hughes e Wallace Thurman. Fu fondatrice di riviste letterarie e politiche che si prefiggevano lo scopo di dare spazio alle nuovi voci di scrittori e di poeti che narravano la realtà dei neri americani. Fu scrittrice di racconti e di un primo romanzo 'The Living Is Easy' del 1948, che ottenne ottime critiche ma realizzò pochissime vendite, inducendola a rimettere nel cassetto il progetto del suo secondo romanzo.

Negli anni successivi lavorò come giornalista presso il Vineyard Gazette, il giornale dell'isola, al largo della costa di Boston, dove si era ritirata a vivere. Qui ebbe una sostenitrice di rilievo, la editor Jacqueline Kennedy Onassis che la incoraggiò a riprendere in mano il romanzo.
Le nozze fu pubblicato con successo nel 1995, quando l'autrice aveva ottantotto anni e la sua editor, a cui il libro è dedicato, era morta da oltre un anno. Da esso fu tratta una serie televisiva a puntate interpretata da Halle Berry (l'attrice premio Oscar) e prodotta dalla giornalista Oprah Winfrey. L'opera fu un caso editoriale e collocò l'autrice fra le più influenti della letteratura afro-americana e femminista.
Dorothy West morì nel 1998 all'età di novantuno anni.
Le nozze, di cui parla il titolo, sono quelle di Shelby, secondogenita della ricca e importante famiglia Coles, che si celebreranno il giorno successivo nella residenza estiva della famiglia situata in una zona particolarmente esclusiva dell'isola di Marta's Vineyard, chiamata l'Ovale. 'Tredici villini disegnavano un anello…Costituivano una fortezza, un baluardo della società di colore. I residenti avevano di che vantarsi perché loro, o meglio i loro antenati, erano i proprietari di una seconda casa fin dai giorni in cui pochissime persone di colore, elevatesi al di sopra del rango della servitù, potevano permettersi 'un'egira' estiva.'
In famiglia queste nozze non sono ben viste per la condizione sociale del futuro sposo, un musicista di jazz, al di fuori e non all'altezza della loro cerchia; unica sostenitrice è Nonnina che vede nell'unione fra la pronipote e un bianco, anche se non ricco, la rivalsa della sua famiglia dopo anni di vergognosa sopportazione e di malcelato odio verso quelle mostruose 'mescolanze'. Perché Nonnina, bisnonna materna di Shelby, ormai novantottenne, è l'unica vera bianca della famiglia, discendente degli Shelby, un'aristocratica famiglia del Sud che possedeva schiavi su vaste piantagioni prima della guerra civile. Nonnina aveva una figlia, Josephine, che per bisogno e disperazione, sposò Hannibal, spezzandole il cuore, figlio unico di una loro ex-schiava, che grazie al lavoro e all'intraprendenza materne, aveva studiato divenendo professore e successivamente rettore dell'università di Washington. Il primo nero a dirigere un'università.
Nel romanzo vi è narrata una lunga serie di prime volte, quelle che la scrittrice chiama la 'prima volta del colore'. La prima volta di un medico di colore ad avere uno studio in un quartiere di bianchi, la prima volta della moglie di un professionista di colore ad entrare in un'associazione benefica formata esclusivamente da soci bianchi, e così via. Siamo nel 1953 nel civile ed evoluto Nord, mentre nel Sud del paese vigono ancora le leggi razziali, dagli alberi penzolano le corde per appendere i neri e le notti sono illuminate dalle croci del Klux Klux Klan.
E' bene ricordare però, in questi giorni del 2008, a più di cinquantanni di distanza, che stiamo di nuovo assistendo ad una prima volta, quella di un uomo di colore, Barack Obama, che si candida alla presidenza degli Stati Uniti.
Con l'occasione delle nozze di Shelby, i componenti della famiglia ricordano le loro e altre nozze. Le nozze dei loro antenati, quelle unioni che generarono la famiglia di Clark Coles: il Vecchio Signore con la donna d'ebano, la donna color nocciola con il Predicatore, il loro figlio Isaac, medico, con l'insegnante e Clark Coles, terzogenito di una consolidata dinastia di medici, che sposa Corinne, nipote di Nonnina e figlia di Hannibal e di Josephine. Sono unioni di convenienza, di necessità, magari di comodo, non certamente d'amore, dato che il romanticismo in certe occasioni è fuori luogo, unioni che narrano una storia familiare e attraverso questa la nascita, la formazione e l'ascesa, perseguita con tenace vitalità, della nuova borghesia afro-americana.
Nell'escursione di un secolo di storia sono costantemente delineati i conflitti razziali: fra bianchi e neri, fra bianchi e neri più chiari, fra i neri e quelli color nocciola, che sono 'quasi neri' o 'quasi bianchi', a seconda di chi li considera, sempre in una posizione equivoca di attrazione-repulsione verso le due polarità.
Rompono la tradizione delle nozze celebrate per interesse, ambizione e desiderio di rivalsa le figlie dei Coles, Liz e Shelby, che sentono come nuova generazione di avere una chance in più, di essere 'la prima generazione, a partire dalla schiavitù, che non si vergognava di essere di colore', e per la quale 'il colore era una falsa distinzione, l'amore no'.

 

31 luglio 2008