GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Elena Varvello


La luce perfetta del giorno

Fandango Libri 2011 - euro18.00

recensione di Silvana Ferrari


La luce perfetta del giorno, romanzo di Elena Varvello, vincitrice nel 2007 del Premio Bagutta per la raccolta di racconti L'economia delle cose (Fandango) e autrice di due raccolte di poesie, Perseveranza è salutare e Atlanti, mi ha immerso in un'atmosfera del passato - ricordi di situazioni, immagini di ambienti e di persone - riportandomi a storie simili a quelle narrate e provocandomi nel contempo una sorta di identificazione. I sentimenti che muovono i personaggi, le relazioni che intrecciano, i drammi, i lutti, le perdite che vivono, sono parte di vicende comuni a molte/i: le speranze, i desideri di libertà, i rimpianti, sono esperienze condivisibili anche se ciascuna/o le sente come uniche e irripetibili nelle loro particolarità.
E' banale dire che un romanzo riferendosi ai sentimenti dei personaggi abbia la pretesa di rivolgersi ad un'esperienza più generale e collettiva, ma questo mi ha prodotto la lettura di La luce perfetta del giorno in cui la vita di una donna, Matilde, che è la stessa vita vissuta da milioni di altre donne, è resa attraverso i suoi pensieri, i suoi sogni, i suoi desideri, le sue frustrazioni, nella quotidianità dello srotolarsi dei giorni, delle stagioni e degli anni. Lunghi e brevi intervalli di tempo, tra un capitolo e l'altro, in cui la troviamo inizialmente giovane moglie e madre, intenta a osservare il terreno di fronte ad un bosco dove il marito ha intenzione di costruire la loro nuova casa, fino agli ultimi giorni della sua vita. Attorno a Matilde si muovono il marito Paolo, l'amatissima figlia Monica e il figlio Andrea e la rete dei vicini e delle poche amiche, Clara e Anita. Clara che le sarà vicina anche dopo che i loro figli sono cresciuti, si sono sposati, e se ne sono andati, e i desideri di fuga si sono smorzati, lasciando ricordi pungenti, qualche rimpianto insieme ai tentativi, mai interrotti ma forse inutili, di capire l'uomo, suo marito, con cui ha condiviso quasi tutta la vita; e di farsi capire e sentire da chi le sta vicino, rispondendo al suo 'ascoltami, ti devo dire una cosa, mi senti?'
Nel romanzo si parla di vite comuni di donne, vite come quelle delle nostre madri e in parte le nostre. Donne che diventano mogli e madri, con poche scelte e alternative, forse neanche cercate o pensate, che sentono stretti quei ruoli e che ogni tanto desidererebbero essere altrove, che invece sono sempre lì a fare da madri quando il marito decide tragicamente di andarsene, o da mogli, e sempre madri, quando è il figlio a compiere lo stesso tragico gesto. Sono sempre lì che sistemano e puliscono le case, preparano i cibi, crescono i piccoli, accolgono i figli e i mariti, in lunghe ore di solitudine o con il sollievo di quattro chiacchiere e una bevanda attorno ad un tavolo di cucina con le amiche. E' questo mondo che mi affascina, sconosciuto e impenetrabile, mondo di solitudini, di pensieri generati e di silenzi, mentre inarrestabile procede il loro creare e ricreare le nostre vite. In parte ho detto sono anche le nostre quelle vite, ma tra una generazione e l'altra di donne non vi è stato un semplice passaggio di testimone, insieme abbiamo immaginato, inventato e aperto, per noi e per le giovani, un mondo di possibilità nuove e diverse.
La scrittura di Elena Varvello riesce a dare voce a quelle esistenze; non è la prima, ma riesce a farlo in forma sommessa e contenuta narrando storie che non destano clamore, fatte come sono delle nostre quotidianità, coinvolgenti perché hanno la forza e potenza della realtà.


24 novembre 2011

 

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