GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 


Elisabeth von Arnim 

La moglie del pastore



Bollati Boringhieri 2015 - euro 17.50

recensione di Silvana Ferrari

Elisabeth von Arnim (Mary Annette Beauchamp, nata in Australia, 1866-1941) fu una scrittrice prolifica per passione e per bisogno. Ventuno romanzi, storie e vite di donne. Inestimabili  ritratti femminili indagati con grande finezza psicologica  e ironia; impareggiabili protagoniste alle prese con amore, indipendenza e problemi economici, descritte con  arguzia e intelligenza  nei loro contesti sociali e culturali  di cui sono messi in evidenza  le contraddizioni da canoni e convenzioni morali.
Esordisce nel 1898 con il romanzo Il giardino di Elisabeth sotto pseudonimo. Una donna per bene e della sua classe sociale - aveva sposato il conte tedesco August von Arnim - non poteva mostrare interessi e passioni al di fuori della famiglia e soprattutto non per denaro, anche se di quel denaro l’autoritario consorte, nominato il ‘rabbioso’, ne godeva tutti i diritti.
Al primo ne seguirono con costante periodicità altri venti, tutti accolti con successo, creandole una popolarità che ancora oggi non declina ad ogni loro ristampa.
Tema conduttore nelle molteplici e fantasiose trame è la fuga delle sue eroine: da convenzioni sociali, oppressioni familiari, mariti e matrimoni. La loro ambizione è la libertà,  quella stanza tutta per sé che garantisce lo stare e crescere con  se stesse. Il loro desiderio è l’indipendenza: un’alternativa all’imposizioni  del matrimonio a cui si sentono purtroppo socialmente costrette. La narrazione, pur mettendo in campo a volte conflitti e sentimenti dolorosi,  procede sul versante di un’ironia sarcastica  e tagliente, comunque sempre comprensiva e benevola nei confronti  delle sue protagoniste. I colpi di scena non mancano, ovviamente pronti a mutare un destino all’apparenza predeterminato.
La moglie del pastore, attualmente riedito dalla casa editrice Bollati Boringhieri, che periodicamente ristampa le opere della scrittrice,  fu scritto nel 1914 e mette in scena tutti i temi che caratterizzano la narrativa di Elisabeth von Arnim.
E’ un romanzo di formazione. La giovane Ingeborg, innocente, ingenua, piena di entusiasmi per la vita, per le bellezze della natura e dell’arte, desiderosa di conoscere, di viaggiare,  è costretta a comprimere le sue passioni, la sua voglia di libertà causa le convenzioni che costringono le donne  dentro precisi e regolati ruoli da cui non possono sfuggire pena l’ostracismo e la condanna sociale e morale. Il suo è un continuo apprendimento, una presa di coscienza  del proprio ruolo in una società patriarcale in cui come figlie, mogli, madri, le donne sono al completo servizio dei bisogni di padri, fratelli, mariti e figli. Uomini, per i quali amore e passione sono funzionali al completamento di esistenze di per sé già piene e prestabilite, disinteressati ed estranei ai sentimenti femminili e a tutto quello che comportano e animano. E’ certo che  per loro, quello delle donne, è un mondo alieno.
Ingeborg, che ha imparato presto ad essere conciliante e accomodante con le esigenze del padre, un importante vescovo anglicano, sposa, per fuggire la soffocante atmosfera familiare, Robert Dremmel, un povero pastore luterano, il primo uomo che le dimostra attenzione, dichiarandole il proprio amore e organizzando in breve tempo fidanzamento e matrimonio. Quella di essere considerata, amata, finalmente  vista è una  dimensione nuova, ne è   travolta e, pur non essendo innamorata, accetta,  nonostante la disapprovazione familiare,  di seguirlo nello sperduto e povero paesino della Prussia Orientale dove Robert esercita la sua missione fra poche anime e coltiva la sua grande passione di agronomo.
A caro prezzo si renderà conto della sua nuova condizione: moglie di un uomo totalmente assorbito dai suoi esperimenti che, dopo essersi assicurato una moglie forte e docile, la abbandona alla solitudine di pesanti incombenze domestiche, priva  di qualsiasi stimolo intellettuale, senza una lingua con cui comunicare,  fra gente rozza e ignorante. Saranno anni di fatica, di amarezze in cui il suo corpo subirà la consapevolezza del dolore delle gravidanze: sei in sette anni - una buona moglie non  può sottrarsi ai doveri di rendere felice l’uomo che l’ha sposata.
La presa di coscienza e la capacità di crearsi una dimensione propria, sarà per Ingeborg, un tempo ragazza desiderosa di libertà,   vibrante di energia e di curiosità, una strada tortuosa di inciampi e deviazioni. La scrittrice la racconta in una lingua elegante, fluente, scivolando dai toni del dramma alla leggerezza della commedia con irresistibile ritmo e svelando, in una trama avvincente e ricca di colpi di scena, le possibili vie e le scelte della protagonista.

 

17 marzo 2016