grandi lettrici crescono

 

 

ENA LUCIA PORTELA

CENTO BOTTIGLIE SUL MURETTO
CASA EDITRICE VOLAND - 2006 - EURO 15.

di Silvana Ferrari


Premiato dalla critica francese come miglior romanzo latino-americano del 2004, ben recensito su Tuttolibri dell'11/11/2006, in un articolo che lo presenta come una 'voce autentica e originale' rispetto a buona parte della letteratura cubana più recente, Cento bottiglie sul muretto è l'opera della giovane scrittrice Ena Lucia Portela con cui sembra aver convinto critica e pubblico.
Il romanzo è ben scritto; il linguaggio è trascinante e coinvolgente, pieno di trovate; l'ironia pervade tutte le pagine, e l'energia e la voglia di vivere filtrano nella storia come linfa vitale, nonostante una vena di disperazione circoli e avvolga i personaggi e i luoghi narrati.
Mi preme però mettere in rilievo quello che di nuovo viene messo in scena.
La giovane scrittrice - è nata a L'Avana nel 1972 - fa parte della generazione successiva al femminismo. E' figlia di quel movimento degli anni settanta le cui idee non sono passate inutilmente e lei ha ben assimilato e digerito la lezione e le conquiste di quegli anni.


Per prima cosa riconosce il suo debito verso la narrativa delle grandi scrittrici e pensatrici con frequenti riferimenti, a volte trasgressivi, a volte apparentemente irriverenti, - come del resto deve esserlo una giovane nipote, - ma sempre coerenti al suo racconto: non mancano le citazioni e i riconoscimenti a Virginia Woolf, a Catherine Mansfield, a Emily Bronte, a Simone De Beauvoir, a Gertrude Stein, a Djuna Barnes, a Patricia Highsmith, a Agatha Christie.
In seconda battuta i suoi personaggi nascono e si muovono in un pensiero dove la libertà, il principio di autoaffermazione e di autoresponsabilità sembrano già esistere e non devono più essere oggetto di rivendicazione e di conquista.
Zeta, la voce narrante, vive in una 'stanzetta tutta per sé, con una finestra fuori dal comune e un bagno stupendo, lussuosissimo, con azulejus blu, originali della casa…' in un decadente palazzotto nel quartiere dell'Esquina del Martillo Alegre di L'Avana. Sono gli anni novanta e la crisi economica sta segnando le vite degli abitanti della città che sopravvivono solo grazie a mille sotterfugi e ad affari poco puliti: furti, contrabbando, prostituzione, droga….
Zeta è generosa, buona, pigra si lascia vivere senza sfruttare le sue doti e le sue capacità intellettuali, come le rimprovera la sua amica del cuore Linda, tutta intenta, invece, a perseguire il desiderio della sua vita: quello di diventare una grande scrittrice di gialli. (Cento bottiglie sul muretto è il titolo del suo ultimo romanzo nonché una filastrocca antimalocchio sovente mormorata da Zeta).
Linda, fin dal liceo, ha dimostrato di essere geniale, 'con pensieri di grande levatura', indipendente, piena di iniziative; ora scrive, gira il mondo, è 'ambiziosa', 'un tempo', è stata 'femminista'.
Zeta ama farsi sedurre 'dal dolce piacere del non fare, di vegetare, di sventagliarmi languidamente, affacciata al davanzale della finestra ad ammirare il disegno delle nuvole e le crepe del soffitto…'. Il suo corpo le corrisponde: è abbondante, morbido, accudente, un rifugio contro la disperazione.
Linda è lesbica e fa strage di cuori femminili e non può proprio sopportare che l'amica sia follemente innamorata di Moisés, un cinquantenne, un tempo importante giudice, ora paranoico e pezzente nonché insensatamente violento anche nei confronti di Zeta.
Ma allora dove sta tutta la novità, quando nell'opera di una giovane troviamo di nuovo una donna che sopporta le malversazioni di una maschio per amore? La via d'uscita è nelle ultime pagine del romanzo che quasi si trasforma in un mistery, in un confronto di realtà rispetto ai gialli terrorizzanti che Linda scrive. E viene a coincidere anche con l'essere incinta di Zeta, cioè con la realizzazione del suo più grande desiderio da quando aveva diciotto anni: 'Un desiderio inesplicabile, forse folle, lo so. Ma molto intenso. Per me essere mamma significa lo stesso che per Linda essere scrittrice: un senso in più del semplice stare lì, nella corrente.'
Sul finale scelto, ma anche sulla trama dell'intero romanzo la stessa autrice ci mette sull'avviso, con la sua immancabile ironia e leggerezza, dandoci una piccola lezione sulle regole del 'romanzesco', dell ''incredibile', dell' 'inganno', della 'finzione' nella narrazione che deve comunque convincere e mantenere il livello della 'verosimiglianza': 'Racccontare quanto forse non è mai accaduto, ma che sarebbe potuto accadere. Quando non c'è verosimiglianza si dice che il romanziere è un incapace, un inetto, un imbroglione, uno stronzo.'
Il contesto, L'Avana, è descritto con amore e sofferenza, con il rimpianto di una città 'così bianca e bella da lontano, dall'altezza che nasconde la devastazione, che stende un velo pietoso sulla miseria e sull'orrore,'; ed è luogo dove la sopravvivenza è impossibile senza relazioni di amicizia forti: Ena Lucia Portela lo afferma costruendo personaggi tra il fantastico e l'allucinato che popolano il mondo della protagonista e che sono vitali alla sua esistenza. L'amica Linda e suo alterego, già citata, l'altra amica Yadelis, lo zio W, l'amico d'infanzia e di piccoli 'affari' Pancholo, sua nonna Petronila, il musicista Poliester, il gruppo delle amiche lesbiche la Gofia, Alix e il suo confessore, Padre Ignacio.
Ma quello che prevale su tutto sono le relazioni femminili costantemente messe in primo piano: si tratta di rapporti di amicizia di lunga data, di rapporti d'amore fra donne, di relazioni fra donne di generazioni diverse. Il mondo maschile è presente, ma non dominante: in quell'universo di personaggi, il principio di autorità maschile è svanito come è sparito il padre di Zeta in California.


17 gennaio 2007