GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

 

MAVIS GALLANT

ALDI LA' DEL PONTE e altri racconti


BUR RIZZOLI 2005 - EURO 8.50.

di Silvana Ferrari


La determinazione a diventare una scrittrice e a vivere della scrittura sembra che Mavis Gallant l'abbia avuta fin dall'adolescenza, e che il costruire storie e poi raccontarsele abbia caratterizzato la sua infanzia di figlia unica, segnata da una vita di collegi e convitti lontano da casa.
Mavis Gallant è una fra le più importanti scrittrici di short stories di lingua inglese e, per la comunanza della terra di origine, viene affiancata all'altra grande signora della letteratura canadese, Alice Munro. Ma il Canada è solo la terra di origine, perché Gallant, nata nel 1922 a Montreal, nel Quebec, vive dagli anni cinquanta a Parigi, sua città di elezione e di desiderio.
Alla casa editrice Rizzoli, con la collana scrittori contemporanei, va il merito di averci fatto conoscere, questa eminente figura della letteratura contemporanea.
Lo scrivere - la scrittura - costituisce un bisogno per lei naturale e indispensabile tanto che all'età di trent'anni, abbandonando il lavoro - sottopagato ma sicuro - di giornalista decise che, o sarebbe riuscita a vivere della scrittura o avrebbe bruciato tutto quello che fino a quel momento aveva prodotto: non voleva opere nel cassetto a cui ripensare, nostalgicamente, in futuro.
Il volume contiene quattro racconti lunghi e la raccolta prende il titolo da uno di questi.
Nella prefazione l'autrice fornisce importanti notizie sulla sua vita, sul suo legame fortissimo con la scrittura, su come i suoi racconti nascono, su come i personaggi fioriscono nella sua mente e abbiano una lunga esistenza prima ancora di trovarla sulla carta stampata, su come avviene la prima stesura di un racconto, di una storia nati prioritariamente dalla memoria, da un colpo d'occhio, da un'immagine accantonata che poi, improvvisamente, riemerge.


Due figure femminili sono le protagoniste delle prime due storie.

Il primo racconto è 'La moglie musulmana'. Il titolo non ha nulla a che fare con l'Islam, ma si riferisce all'attaccamento devoto dimostrato da Netta nei confronti del marito Jack e notato da uno dei pensionanti dell'albergo che lei - principalmente - e il marito gestiscono sulla Costa Azzurra, lascito testamentario del padre di Netta. I sentimenti che legano Netta e Jack non sono mai esplicitati: i due che, di fatto sono anche cugini, si sono sposati, con pace delle rispettive famiglie, dopo essere stati a lungo amanti nell'adolescenza. Per Netta, che conosce Jack fin dall'infanzia, il matrimonio costituisce la regolarità, la normalità della vita quotidiana, insieme alla conduzione dell'albergo. Per Jack, grazie alla comprensione e all'amore di Netta, forse, la possibilità di continuare ad essere un ragazzo, bello, ammirato dalle donne con cui intrattenere romantiche ed episodiche storie, sempre note e ironicamente accettate come irrilevanti, dalla moglie.
Scoppia la guerra e Jack si trova in America, distante materialmente e psicologicamente da tutto quello che sta succedendo in Francia e nell'albergo, occupato da soldati italiani prima e dai tedeschi poi, dove tutti devono sopravvivere e questo fa Netta separandosi mentalmente da Jack, ma, al contrario di lui, mai dimenticando di essere sua moglie.
Quando, finita la guerra, i due si ricongiungono, lei ha la visione della possibile libertà che può far valere, dopo la separazione, ma non se ne serve, non la usa.
Consapevolmente pensa: 'Se lo dico sono libera. Posso finire di verniciare i radiatori in pace. Posso leggere tutti i libri del mondo. La memoria…dovrebbe almeno trattenerti dal dire due volte sì alla stessa persona'. Prova invidia per la memoria di Jack e non per le sue donne: 'la sua memoria corta, la sua comoda immaginazione', al contrario della sua 'cupa, precisa, mortale'; riflette però che tra poco compirà trentasette anni e, riprendendosi dalla fantasia, - 'la luce dell'immaginazione danzava per tutta la piazza' - prende la sua decisione: 'Non ebbe il coraggio di voltarsi di nuovo verso lo specchio, per paura di confondere i due piani e dimenticare quale fosse la luce reale.'
E svuotando la mente da questi pensieri si arrende: ' Che posso fare, domandò Netta ai suoi fantasmi, se non lasciare che mi tenga il braccio, che i miei passi siano guidati?.'

Il secondo racconto, 'Al di là del ponte', ha come protagonista Sylvie, una giovane donna che a pochi giorni dal matrimonio con Arnaud, promesso sposo ben accetto dai genitori, rompe il fidanzamento, dicendosi innamorata di un altro giovane, Bernard Brunelle, incontrato in una passeggiata ai giardini.
La storia ci introduce in un mondo di indefinitezza, di sospensione, di indeterminatezza che caratterizza la vita del personaggio e che domina la sua esistenza: la giovane, vivendo sotto la tutela dei genitori, che per lei prendono tutte le decisioni, o almeno le decisioni più importanti, si rifugia in un mondo di immaginazione, di fantasia, trasformandolo in qualcosa di reale, come è accaduto con il casuale incontro con il giovane Bernard, trasformato immediatamente in un suo innamorato, nel suo futuro sposo e padre dei suoi figli, con tutti felicemente viventi in una bella casa della città di Lille, dove lui effettivamente abita.
Sylvie è una fanciulla di buona famiglia: ha un'istruzione scadente, è ignorante del mondo, ha come hobby la pittura, non lavora, e quando esprime il desiderio di poterlo fare viene derisa dai genitori, poiché questo, nel loro ambiente sociale, viene escluso per principio.
All'emergere della verità, attraverso alcune lettere scambiate fra il padre di lei e quello di Bernard, Sylvie è costretta ad affrontare la realtà, e a promettere 'di non abbandonarmi più alla fantasia'.
Trascorso un certo periodo di tempo, ritenuto opportunamente necessario dalle regole sociali la famiglia riprende i contattti con Arnaud, combinando un appuntamento per la figlia. Quasi un anno dopo la loro separazione, Sylvie, accompagnata dal padre, si reca alla stazione per incontrare Arnaud. Finalmente, seduti al tavolo di una trattoria, Arnaud, che come desiderio di tutta la vita ha quello di fare il critico musicale, e nella realtà si trova a fare l'avvocato, riprende i fili delle loro esistenze interpretando e paragonando le loro vicende a quelle delle opere liriche che più ama; rassicurato poi che tra lei e Bernard nulla fosse successo, è pronto a prefigurare il loro futuro insieme e, da suo nuovo tutore, si mostra magnanimo nel permetterle di andare a lavorare, di coltivare il suo hobby, di aiutarla nella cura dei figli. Lei lo trova insolito, ma gentile, e tornando verso casa, allungando di proposito il cammino, sente verificarsi in lei un cambiamento, sente che la vita vera la sta accogliendo anche se la fantasia non può proprio abbandonarla del tutto e allora: 'Ero seduta su una spiaggia sabbiosa…Sedevo al riparo di un ombrellone bianco….Avevo le ginocchia piegate per fare da appoggio al blocco degli schizzi. Chinai il capo e disegnai i miei figli che facevano buche nella sabbia….'

Gli altri due racconti - La remissione e L'estate di uno scapolo- hanno in comune gli altri temi che caratterizzano la produzione letteraria di Mavis Gallant. I luoghi: la Costa Azzurra, il suo paesaggio, il clima, la luce abbagliante, il colore del mare e della vegetazione, i suoi abitanti; i personaggi: gente esule dalla madrepatria inglese, costretta a vivere con pochi mezzi, e una grande nostalgia per una società, quella dell'impero, sentita ormai sgretolata e perduta, separati ed estranei, in questa terra, formano una colonia totalmente divisa dai locali; la guerra appena conclusa e le ferite sui corpi che mai possono far dimenticare gli orrori vissuti; la nuova epoca, gli anni cinquanta, che trova molte delle sue figure impreparate ad affrontarli.
Sopra tutto questo, come collante, una capacità straordinaria di rendere quelle vite, quei luoghi, quelle storie con una scrittura compatta, essenziale, precisa fino al minimo dettaglio, dove niente di superfluo può essere detto.

30 novembre 2005