grandi lettrici crescono

 

 

Helena Janeczek

Le rondini di Montecassino

Guanda 2010 - euro 18

recensione di Silvana Ferrari

Un libro sulla memoria personale e familiare, che si amplia e diventa memoria di tutte e di tutti, patrimonio e storia collettiva. Un romanzo che fa della battaglia di Montecassino il suo centro, un crocevia, e il luogo '…un luogo che ci contiene tutti' in 'quell'imbuto di montagne e valli e fiumi della Ciociaria' per arrivare a tracciare una mappa, una geografia dei ricordi, una cartina mondiale del dolore di quella tragedia che significò con i suoi milioni di morti la Seconda Guerra Mondiale.
Helena Janeczek, nata a Monaco nel 1964 e residente in Italia dal 1983, è di origini ebreo-polacche e conosce per storia familiare questa geografia che ha per descriverla parole come olocausto, gulag, ghetto, fuga, deportazione, campi di prigionia e di sterminio; una geografia di interi popoli sterminati o deportati e di interi paesi e nazioni distrutti per poi essere fatti risorgere sotto altri ordinamenti e regimi.
Con Le rondini di Montecassino ricostruisce la memoria di un popolo, quello polacco - e della sua parte ebraica -, la cui tragedia è spesso confusa e mescolata con altri destini, senza quasi mai avere una dignità propria. Lo fa raccontando le vite di alcune persone conosciute attraverso ricerche presso l'Archivio della Memoria di Yad Vashem di Gerusalemme fondato dallo storico della Shoah, Israel Gutman, e dai ricordi di parenti e amici, e poiché si tratta di un romanzo, quindi fiction, utilizzando anche 'il potere simbolico dell'invenzione' per 'ridisegnare un corpo immaginario quale tributo alla sua vera vita'. Il suo intento è quello di 'far parlare chi in vita non ha mai voluto tramandare un racconto, o chi non ho mai incontrato per poterci scambiare una parola'. Il riferimento primo è al padre e al suo amico Emilio Steinwurzel, soldato dell'esercito della Repubblica Polacca, occupata dai nazisti e dai sovietici, catturato e tenuto prigioniero in Siberia dai vincitori russi, che si unì e seguì in tutta la sua odissea il ricostituito Corpo di Armata Polacco sotto il comando del generale Anders, che, dopo aver attraversato l'Uzbekistan, il Mar Caspio, tutto il Medio Oriente, compresa la Palestina - dove Emilio non si ferma -, arriva in Italia per combattere a Montecassino.
Quella battaglia combattuta in lunghi mesi dal gennaio al maggio 1944, in cui si contende l'omonima montagna con la sua storica abbazia benedettina, diventa il punto centrale dell'offensiva alleata per sfondare la difesa tedesca iniziando la sua cacciata, la sua ritirata dalla penisola. Luogo di scontro materiale oltreché simbolico: su quel fronte combattono insieme agli inglesi, gli americani, i canadesi, gli italiani nelle formazioni regolari dell'esercito, gli indiani, i nepalesi, i maori, gli algerini, i brasiliani, i senegalesi, gli ebrei della Jewish Brigade e i polacchi. Un crocevia di popoli che combattono sul fronte italiano, tutti coinvolti in quella guerra che segnò moltissimi dei loro destini.
Per molti di loro diventa il biglietto da pagare per l'ambita emancipazione come per i maori della Nuova Zelanda; per altri il riscatto dalla miseria perché con la loro paga riescono a mantenere l'intero villaggio in Senegal; per altri ancora la semplice adesione al destino del loro impero come per indiani e nepalesi; infine per polacchi e per la Jewish Brigade è insieme rivolta contro il nazismo e lotta per la libertà. Scorrono sotto i nostri occhi le storie di alcuni dei protagonisti assurti qui a simbolo e testimonianza di quei milioni di persone delle cui vite non avremo mai alcuna memoria, e di cui nessuno potrà mai ricordare le loro esistenze.
C'è la storia del sergente John 'Jacko' Wilkins della 36°Divisione Texas, arruolatosi poco più che diciannovenne nella Guardia Nazionale per sollevare di una bocca da sfamare il piccolo ma affollato ranch di famiglia, e morto a Cassino nel gennaio del 1944.
Il nipote di Charles Maui Hira del 28° Battaglione maori, Rapata Sullivan, ripercorre i luoghi dove il nonno combatté conquistandosi medaglie e l'orgoglio di una meritata cittadinanza. Lo fa per adempiere devotamente il grande desiderio del padre di sua madre, che da poco deceduto, avrebbe voluto tanto partecipare alla commemorazione del sessantesimo anniversario della battaglia, insieme ad altri suoi compagni, ex combattenti maori come lui
C'è la storia di Irka, cugina della madre della scrittrice, ebrea di Vilna, sfuggita alle camere a gas naziste. Scappando dai nazisti e dirigendosi verso le terre occupate dai russi optò razionalmente per la prigionia nei gulag sovietici, salvando la propria vita, sorte che non toccò alla madre, Riva Levick, uccisa a Treblinka. Insieme alla storia di Irka veniamo a conoscenza di quella del marito Zygmunt, che con i fratelli raggiunse avventurosamente l'armata polacca, per poi decidere di stabilirsi in Palestina con la moglie.
Non manca il ricordo delle scorribande delle truppe marocchine che in terra di Ciociaria si macchiarono di violenze e di stupri sulle popolazioni civili.
Fa da cerniera alle testimonianze e ai racconti e ai dati minuziosamente forniti sui luoghi, sulle date e sulle persone, la voce narrante della scrittrice, la cui esistenza è essa stessa parte in causa degli eventi narrati. Continui nella narrazioni gli spostamenti fra stati, i cambi di paesaggi, di condizioni climatiche e di ambienti, e anche quelli temporali come nel racconto dei due giovani Edoardo Bielinski e Anand Gupta, che ai giorni nostri in un paese come l'Italia, e non in un luogo remoto del mondo, scoprono l'esistenza delle/i nuove/i schiave/i bianche/i, giovani provenienti da paesi europei come la Polonia che, presi nel giro di loschi e avidi trafficanti, spariscono in inferni sconosciuti o vengono eliminati. Edoardo e Anand nel loro piccolo, con mezzi e modalità improvvisati, cercano di alzare il velo su questi fatti oscuri proprio lì a Montecassino, non potendo restare indifferenti ai destini di queste persone.
Un romanzo potente e corale, scritto con uno spirito fedele alla memoria di chi non ha avuto voce per trasmettere le sue parole, in grado con la sua scrittura precisa e magistrale di immergerci nella storia di vite da ricordare, non perché 'eroiche', ma perché sono tutto ciò su cui le nostre vite di contemporanei/e si reggono.

Helena Janeczek è autrice di altri due romanzi: Lezioni di tenebra (Mondadori,1997) Premio Bagutta Opera Prima e Cibo (Mondadori,2002), tutti scritti, compreso l'ultimo, in italiano.

 


                                                                                          10 settembre 2010