GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

AGOTA KRISTOF

L'ANALFABETA-Racconto autobiografico- Ed. Casagrande 10 Euro.


LA VENDETTA - Ed: Einuadi - 8.50 Euro.

di Silvana Ferrari


Sono usciti quasi contemporaneamente due libri di A. Kristoff dopo alcuni anni di silenzio.
Il primo, come dice il sottotitolo, è un'autobiografia, in francese è Un rècit autobiographique, ed è suddiviso in 11 quadri che descrivono alcuni momenti significativi della sua vita.
L'infanzia, in un piccolo paesino con la sua famiglia, la guerra appena iniziata, e lei a quattro anni, legge: 'E' come una malattia. Leggo tutto ciò che mi capita sottomano, sotto gli occhi : giornali, libri di testo, manifesti, pezzi di carta trovati per strada, ricette di cucina, libri per bambini. Tutto ciò che è a caratteri di stampa.' E le piace raccontare storie inventate da lei.

La voglia di scrivere verrà più tardi, racconta K., quando si sarà rotto il filo d'argento dell'infanzia, quando verranno giorni cattivi, quando arriveranno gli anni che potrei definire "non amati".'

Saranno gli anni del collegio, nell'adolescenza, con la prima separazione dalla sua casa, dalla sua famiglia e dall'amatissimo fratello. Nelle lunghissime notti solitarie inizia a comporre poesie e durante la ricreazione, organizza piccoli spettacoli, scenette, imitazioni dei professori. Al ginnasio, per risparmiare tempo scrive i temi in versi.

Saranno gli anni della fuga dal suo paese, gli anni dell'esilio in Svizzera, della solitudine, del silenzio in cui, abbandonata la lingua materna, sarà costretta ad imparare un'altra lingua in una lunga lotta per potersene impossessare, una lingua da lei considerata nemica perché 'sta uccidendo la mia lingua materna'.

Maturerà così il senso di non appartenenza, di estraneità, di lacerazione, di mancanza di radici che tanto sostanzia i suoi romanzi.

Con il marito e la figlia neonata, dopo la fuga dall'Ungheria nel '56, troverà alloggio a Neuchatel, lavorerà in una fabbrica di orologi, in un lavoro ripetitivo che le permetterà di continuare a pensare alla poesia e alla scrittura.

La scrittura, l'atto dello scrivere, si riveleranno la sua salvezza: saranno lo strumento che contrapporrà al deserto sociale e culturale, al vuoto, alla nostalgia e alla malinconia di casa, degli amici e dei parenti. La lingua sarà il francese, faticosamente e tardivamente imparata; lo stile adottato asciutto, stringato, essenziale, dà l'idea dell'estraneità, della distanza da mantenere rispetto ai fatti , ai ricordi, alle emozioni.

La scrittura diventa necessità per ritrovare se stessa, ma è anche forza e possibilità di raccontare i propri mondi interiori, i sogni, i desideri: 'La cosa certa è che avrei scritto, in qualsiasi posto, in qualsiasi lingua'.

Il secondo libro, La Vendetta, è una raccolta di 25 racconti, l'ultimo dei quali sembra far da ponte all 'autobiografia. Intitolato Mio Padre narra il ritorno della scrittrice nella sua terra di origine, trentasei ore di treno per assistere ai funerali del padre, sepolto in una città che non aveva mai amato. La fantasia della K. di rubare le spoglie del padre e trasferirle nella sua città natale, si scontrerà con la struggente consapevolezza che quella città, come tutte le altre, le è ignota, estranea, non le appartiene perché: 'Da nessuna parte mio padre ha passeggiato con me mano nella mano'.

I temi della non appartenenza e dell'estraneità ai luoghi, della lontananza da una propria casa, dalla propria terra, della solitudine, dell'esilio e della mancanza di futuro percorrono tutti i racconti e la scrittura usa parole essenziali, quelle necessarie per esprimere ciò che è stato emozionalmente provato.

Nella loro brevità sono lapidari, fulminanti; collocati in un non-spazio e in un non-tempo, sono lampi di poesia, squarci di pensiero onirico e immaginifico oltre che tragicamente ironico; spesso narrati in prima persona, hanno frequentemente come oggetto desiderato, sognato (che spesso diventa soggetto parlante) la casa, che sta in una strada, che sta in una città…..che sta in un paese.

Nel racconto Casa mia la scrittrice narra il suo tornare a casa, -'sarà in questa o in un'altra vita ?' - Camminerà in un quartiere povero di una grande città, per le strade spazzate dal vento, salutando i vicini piena di gioia e finalmente giunta a casa si distenderà sul letto, e vedendo scorrere, sotto le palpebre, le immagini della propria vita finalmente non proverà più dolore perché 'sarò a casa mia, sola, vecchia e felice.'

Nell' altro racconto La casa il ragazzo, costretto ad allontanarsi da casa, ogni settimana torna a trovarla e da grande, diventato ricco, se ne farà costruire una simile, ma la abbandonerà non riuscendo ad amarla e da vecchio, ritornato alla sua casa natale, ritroverà il ragazzino che era stato che gli dirà: 'Io non me ne andrò mai.'

Nel racconto Le strade l'amore sconfinato per le strade della sua città portò un giovane a comporre un'opera, con il violino, in cui le note raccontavano le immagini delle strade ammirate e adorate e anche il dolore provato per averle tradite e abbandonate. Solo con il ritorno nelle sue strade, ritrovò la felicità ' fatta di poco o niente: passeggiare per le strade, camminare per le strade, sedersi quando era stanco.'

Per concludere segnalerei il racconto La vendetta per la sua politicità e l'agghiacciante chiarezza sul nostro futuro. A chi dice: '-Quando finiremo di piangere e di vendicare i nostri morti? Quando finiremo di uccidere e di piangere? Noi siamo i superstiti, i vili, incapaci di combattere, incapaci di uccidere. Vogliamo dimenticare, vogliamo vivere.', la risposta è ancora l'assassinio, la morte, la vendetta.



11 luglio 2005

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