GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Mariapia Veladiano


La vita accanto



Einaudi 2011 - 16.00 euro

recensione di Silvana Ferrari

Il romanzo di Mariapia Veladiano, sua opera prima e vincitore del Premio Calvino 2010,

è la favola di una bambina brutta che crescendo non diventa bella, ma riesce a creare attorno a sé un mondo di bellezza e di armonia, un microcosmo di musica, di relazioni sincere e di affetti durevoli in cui l'amica d'infanzia Lucilla, la maestra delle elementari Albertina, la sua tata Maddalena, l'anziana e molto sola, signora De Lellis, un tempo famosa pianista, e il suo insegnante di pianoforte, il maestro De Lellis, costituiscono i sostegni portanti.
Una vita accanto, come ricorda il titolo, a quella dolorosa, complicata, carica di silenzi, di vuoti e di solitudini della propria famiglia di origine.
Rebecca nasce con un corpicino sgraziato, testa sghemba, lineamenti crudeli. Non deforme, i pezzi sono tutti al loro posto, ma nelle forme e misure sbagliate: uno scherzo di natura. La madre, subito dopo la sua nascita, la allontana e si rifiuterà sempre di toccarla, e lei sarà accudita da una balia, Maddalena, che per tutta la vita le starà vicino e l'amerà con un affetto totale. Il padre, noto ginecologo della città, oltre che uomo bellissimo e ammiratissimo, come bellissima del resto è la madre, nei primi tempi tiene la sua culla nello studio, ma anche lui dovrà rassegnarsi a spostarla in una stanza più lontana, perché le sue pazienti, molte delle quali incinte, al solo vederla si sentono male, prefigurando medesimi destini per i loro nascituri.
Rebecca cresce con la consapevolezza della propria bruttezza, del fatto che la sua vista suscita spiacevolezza in chi la guarda, accettando di vivere solitaria, rinchiusa in casa come la costringono i genitori, per preservarla, per proteggerla - così dicono - dalla sofferenza delle possibili offese e umiliazioni. La zia Erminia, sorella-gemella del padre e altrettanto bella, è l'unica che l'accompagna nelle sue uscite notturne e nei suoi vagabondaggi lontano dagli occhi della gente e spinge i genitori a farle frequentare la scuola, una scuola statale elementare non un istituto privato, e poi a iscriverla al conservatorio per studiare pianoforte, avendo scoperto nella nipote particolari attitudini musicali. Ed è sempre la zia a dirle: "Tu suonerai ragazzina. E mangerai e dormirai e andrai a spasso. La vita la si deve prendere all'ingrosso altrimenti se ci fai troppo le pulci non si salva nessuno".
Non è facile seguire queste esortazioni. Rebecca impara a vivere la vita in una dimensione ridotta, desideri e passioni costretti, strizzati, compressi. Si tratta di esistere sempre in punta di piedi, sul ciglio estremo del mondo. Ma da questa fessura, da questo spazio ridotto, riesce ad osservare con lucidità e comprensione le umane debolezze, le ipocrisie, le falsità su cui molti reggono le loro esistenze e a valutarle per quello che sono: continui tentativi di guadagnarsi l'amore e la felicità attraverso facili scorciatoie.
Ha sotto gli occhi, quotidianamente, l'intrico complesso dei rapporti tra il padre, la madre e la zia Erminia, una trama di sentimenti, alcuni dei quali segreti o inconsapevoli, di azioni e di gesti che determinano e costringono le loro vite, quasi senza possibilità di cambiamento, tutte ineluttabilmente indirizzate verso la tragedia che poi si manifesterà. Un mondo di adulti incapaci di risolvere le loro contraddizioni e di assolvere alle loro funzioni, prioritariamente quella genitoriale nei confronti di Rebecca. Un padre che vive un amore senza speranza per la moglie, una madre chiusa in un mondo di depressione e di fantasmi interiori, una zia che vive ambigue passioni per il fratello.
In prima persona Rebecca mostra il mondo di solitudini e di dolore in cui è costretta e le strade che inizia a percorrere, tortuose e piene di ostacoli, alcune, e aperte a nuovi e proficui incontri ed esperienze, altre, per dare alla sua vita un senso, 'dimostrare che c'era del buono in me, che mi si poteva voler bene perché valevo e non solo per un senso confuso di protezione o di colpa'.
Bella la scrittura, densa e portatrice di emozioni; ricca nell'analisi dei sentimenti, dai più nobili, amore, passione, compassione a quelli più miserevoli e meschini, sempre e comunque, profondamente umani e compresi dalla scrittrice.



7 aprile 2011

 

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