GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

Alice McDermott
Una cosa difficile come l'amore


Terre di mezzo Editore 2008 - Euro 14.90

recensione di Silvana Ferrari


Alice McDermott, nata nel 1953, iniziò la sua carriera di scrittrice con la pubblicazione, nel 1982, del romanzo A Bigamist Daughter, a cui seguì That Night del 1987, finalista del premio Pulitzer, pubblicato per la prima volta in Italia nel 2008 nelle edizioni Terre di Mezzo, con il titolo Una cosa difficile come l'amore. Vinse il National Book Award nel 1996 con quello che è considerato il suo capolavoro, Il nostro caro Billy; con After That, tradotto in Dopo tutto questo ed edito da Einaudi (2009), è stata di nuovo finalista del Pulitzer.


Una cosa difficile come l'amore è ambientato a Long Island negli anni sessanta, in uno di quei quartieri residenziali di villette con il prato davanti che i padri rasano ogni fine settimana e dove, ogni sera, sul vialetto di fronte a casa, parcheggiano la macchina che li ha riportati dal loro lavoro in città. In quelle case, linde e ordinate con le tendine alle finestre, le mogli pensano a far crescere i figli, si scambiano consigli sulle ricette e sui modelli per i vestiti. I bambini, quando sono in vacanze d'estate, giocano a palla fino a tardi per le strada dove passano ancora poche macchine o scorrazzano per i prati sulle loro biciclette, ritardando il più possibile il rientro per la cena. La sera, se fa caldo, tutti, uomini e donne, sono fuori sulla veranda a prendere il fresco, a scambiarsi le ultime novità con i vicini e gli uomini a bere l'ultimo bicchiere di birra prima di ritirarsi per la notte. Un ambiente che parla di serenità, di benessere goduto con soddisfazione, di tranquillità raggiunta e mantenuta dopo il faticoso periodo di privazioni del dopoguerra.
Una sera la pace viene rotta. Tre macchine si fermano davanti ad una delle case, ne scendono dei ragazzotti con catene e bastoni. Uno di questi suona alla porta e, alla donna che apre, chiede di Sheryl, al suo diniego la trascina fuori facendola cadere sul prato. La sua richiesta è un grido, un lamento di un innamorato disperato, un urlo che in quel sobborgo, così perbene e rispettoso, non si sarebbe mai potuto sentire. I padri si alzano dalle loro poltrone, raggiungono il prato con badili, rastrelli e tutto quello che trovano e lì ingaggiano una lotta di pugni, calci, di mazze di baseball che cadono sulle teste dei più giovani, fino all'arrivo della polizia. La scena - la battaglia, svoltasi in un dopocena di quelle sonnolente e calde serate estive resterà nella memoria dei protagonisti e degli osservatori, mamme e bambini, per gli anni a venire - è narrata da una bambina di dieci anni che abita di fronte a Sheryl, e che vivrà quella storia romantica come qualcosa di eccezionalmente bello, talmente forte da contravvenire e da sconvolgere le regole degli adulti.
La bambina conosce Sheryl - anche se a quell'età la differenza di sei anni sembra insuperabile. L'ha osservata e notato nell'ultimo anno i cambiamenti del suo modo di truccarsi e di vestirsi. L'ha vista uscire, le sere d'estate, con la sua amica Angie: entrambe indossavano gonne corte e ballerine ai piedi, le anche ondeggianti, mentre raggiungevano il parco della scuola dove avrebbero incontrato i ragazzi. Fra questi c'è Rick, il ragazzo che per più di un anno la sera la riaccompagnerà a casa con la macchina, salutandola sulla porta con un bacio appassionato e che in quella fatidica sera verrà a cercarla, spalleggiato dal suo gruppo di amici.
La narrazione della bambina dà all'episodio un'aria drammatica ed epica rendendo la storia d'amore tra i due adolescenti tutt'altro che banale; come un ricordo riportato alla memoria, il racconto ha un che di sospeso, di misterioso, dove alcuni fatti, alcuni collegamenti, sfuggendo al senso di una ragazzina, risultano al lettore poco chiari, perchè sembra dirci l'autrice, solo gli adulti sono in grado di capire le vicende d'amore, 'una cosa difficile come l'amore'. Mentre quella che è narrata è solo una storia d'amore adolescenziale.
L'amore fra i Sheryl e Rick è un amore fra due adolescenti disperati, bisognosi di crearsi delle difese contro i dolori della vita; nasce in un momento in cui entrambi sentono l'urgenza di riempire i loro vuoti affettivi. Sheryl ha subito la perdita del padre, morto improvvisamente di infarto, una mattina che, come tutte le altre, si recava al lavoro. Il vuoto di Rick ha una origini più lontane, risale all'infanzia e ad una madre sempre in fuga dalla famiglia e dalla vita e da un padre sempre più indebolito e senza risorse di fronte alla follia della moglie e alle necessità dei figli.
Per Sheryl la morte del padre provoca un vuoto e un dolore che neanche lo scorrere del tempo riesce a colmare: vi riesce soltanto se dentro, in quel vuoto, mette qualcosa che assomigli all'amore, all'affetto paterno che ha perduto. La morte l'ha indurita, ma le ha dato anche una certezza: 'Non si può smettere di voler bene a qualcuno solo perché è morto'. L'amore per Sheryl sconfigge l'oblio.
Per Rick le attenzioni di Sheryl, la sua voglia di amore, la durezza delle sue certezze, tipo 'prima di me saresti stato dimenticato', sembrano riempire quella mancanza di attenzioni che con la pazzia della madre, ora in cura in una clinica psichiatrica, gli è sempre venuta a mancare. Per entrambi l'amore riempie le assenze; è il balsamo per le loro ferite; un'ancora per andare avanti.
Ma Sheryl resta incinta. Negli anni sessanta lo scandalo viene messo a tacere, facendo sparire la ragazza presso dei parenti nell'Ohio, tacendo al ragazzo la verità, e chiudendo con la negazione la parentesi amorosa. Il piccolo nato sarà dato in adozione, sulle ferite il tempo farà il suo gioco. Per i due giovani ci saranno altri amori, altri figli, altre vite. Così ragionano gli adulti. La memoria non segue però le regole del perbenismo, non si cancella, né si nasconde facilmente.
E alla fine quella pace dei sobborghi così ben difesa appare solo fittizia, indotta e in un equilibrio delicatissimo. Pochi anni dopo la seconda guerra mondiale, altre vite e altre famiglie saranno sconvolte con lo scoppio della guerra in Vietnam.
Nel racconto si avverte una sensazione di ineluttabilità, dello scorrere e del fluire delle cose, comunque vissute, in cui il passato resta il tempo felice dei ricordi infantili - un periodo breve - improvvisamente interrotto da un qualcosa che accade, che rompe un equilibrio, così perfetto forse solo nei nostri ricordi.
Un racconto lirico con felici descrizioni, anche solo accennate, - e anche immaginate - di vite familiari dietro le finestre dalle linde tendine, dietro le porte delle camere da letto, dentro gli ordinati soggiorni. Le vite di persone già segnate dalla perdita, dalla dimenticanza e dall'oblio.



3 agosto 2009

 

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