GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

Alice McDermott

DOPO TUTTO QUESTO

EINAUDI 2009 - EURO 18

recensione di Silvana Ferrari



Fin dalle prime pagine di questo bellissimo romanzo chi legge viene in un certo qual modo reso consapevole di non essere di fronte alla solita lettura sulla solita saga familiare americana.
Il talento e le doti letterarie di Alice McDermott emergono immediatamente con la presentazione della protagonista, Mary, mentre esce dalla chiesa, dove si è recata nella pausa del pranzo, per accendere una candela, come aveva fatto tutti i giorni durante la guerra, e continua a fare, per chiedere 'umilmente, onestamente, seriamente - fa che possa accontentarmi di quello che ho'. Quello che ha, Mary, trent'anni e nubile, è un padre e un fratello con i quali abita in una casa di Long Island, un buon lavoro di stenodattilografa in centro a Manhattan e una collega, Pauline, con cui uscire qualche volta. Ma in quel giorno di aprile soleggiato e ventoso le sue preghiere fanno poco rispetto a tutto quel turbinare della natura intorno a lei e dentro di lei. Al bar, mentre mangia il suo sandwich, il luccicare della fibbia della cintura di un uomo, la rende consapevole del desiderio di voler appoggiare la mano sul davanti di quella camicia, sul corpo di un uomo, e di volere un altro futuro rispetto a quello che le si prospetta.
Mary è una giovane donna gentile e umile, cattolica, credente in maniera fiduciosa, consapevole però di non avere molte prospettive, con un corpo - come dice lei - 'non fatto per peccare mortalmente né per attrarre l'attenzione di un uomo', ma con alcune solide sicurezze: una per tutte che la marcia inesorabile del tempo - il trascorrere delle ore in una giornata, i giorni che diventano settimane, anni, il futuro ormai passato - può essere sopportata se tutto, le cose di ogni giorno, viene fatto come deve essere fatto, con solerzia e il piacere di averlo fatto bene, andando avanti nella vita tutti i giorni; l'altra, di non volere ' una vita prosciugata di ogni indulgenza, compassione e senso dell' umorismo'.
Lì, in quel bar incontra John, che il giorno dopo l'aspetterà e dopo ancora qualche tempo le chiederà di sposarlo.
Nulla viene raccontato del loro fidanzamento; in una riga veniamo informati del loro matrimonio, dove la nota più rilevante è la partecipazione di Pauline con un polso fasciato, dopo una caduta sul marciapiede del suo palazzo: il bianco della fasciatura è in stridente contrasto con il suo bel tailleur scuro indossato per l'occasione.
Nel primo capitolo, dei quattro di cui è costituito il romanzo, viene chiaramente e immediatamente mostrato il modo di procedere della scrittura e della narrazione di Alice McDermott: consequenziale, dando l'idea dello scorrere del racconto, ma intenso e sintetico. Chi legge ne è contemporaneamente spiazzato e coinvolto, per non dire, piacevolmente sorpreso ed emozionato.
L'episodio, l'evento, il fatto che dà la svolta alla storia è dato in una frase, oppure citato da uno dei protagonisti: su quello la scrittrice non si sofferma, ma va avanti, come accade nella vita vera, raccontando le conseguenze che quegli eventi e quei fatti significativi hanno provocato sui protagonisti; quello che lei fa è il soffermarsi sull'antefatto e sulla vita dei personaggi, descrivendo il loro mondo, i loro sentimenti, i loro pensieri nei momenti che precedono la svolta.
Così la storia della famiglia di Mary e John Keane, famiglia di cattolici irlandesi nell'immediato dopoguerra, è raccontata non in maniera pedissequa, ma nei momenti felici oppure drammatici che hanno segnato le loro vite e anche qui non raccontando nel dettaglio quegli episodi ma fermandosi a volte su delle premonizioni, su delle avvisaglie.
Come per Jacob, il loro primogenito, a cui il padre ha voluto dare quel nome - un nome ebraico aveva fatto notare la madre - in ricordo di un giovane compagno morto in guerra; Jacob sempre perdente, meno capace e intelligente di Michael, il loro secondogenito crudele e spavaldo, che come il suo omonimo, morirà nell'altra guerra, quella guerra del Vietnam inutile, che tanto dolore e sofferenza porterà alle famiglie come i Keane e che farà dire a Mary, nonostante la sua fede nel Dio misericordioso e nella Vergine Madre : 'Non mi riprenderò mai'. Per i fratelli, Michael, Annie e Clare, la perdita di Jacob segnerà ineluttabilmente le loro vite, ma ciò di cui si racconta non è il loro dolore, ma il ricordo del fratello, il pensiero fuggevole di lui che improvvisamente attraversa le loro menti in un momento qualsiasi della loro giornata, il desiderio di condividere con qualcuno con cui si sta chiacchierando qualche episodio della loro vita familiare, il pregarlo là nel regno dei morti, nella solitudine buia di una chiesa, affinchè sia partecipe dell'avverarsi di un desiderio.
Per rendere il senso del dolore di Mary per la morte del figlio è splendido l'episodio premonitore in cui viene narrata la sua visita, insieme alla figlia Annie, in occasione della World Fair di New York del 1964, al padiglione italiano in cui per la prima volta gli americani potevano vedere la Pietà di Michelangelo. 'Ecco la carne senza vita del figlio adorato…Ecco le ginocchia della madre premute contro i drappeggi della veste, il suo grembo aperto come nel parto, che accoglieva ancora una volta il suo peso…..Ecco gli occhi della madre chini sul corpo del figlio ancora una volta, una soltanto, e l'attimo dopo …più nulla.'
Il senso che la generazione dei figli non percorrerà le strade tanto osservate dai loro genitori e che eventi tragici e anche innovativi si profileranno negli anni a venire, è raccontato nel secondo capitolo, nell'episodio in cui la famiglia si reca per una gita al mare: il cielo, le onde e il vento preludono al brutto tempo e i pensieri di John Keane, un uomo buono e osservante, guardando i figli sono ugualmente pesanti di oscuri presagi, 'l'amore per i figli gli gravava sul cuore col peso di tre grosse pietre'. Nel suo amore c'è il timore per il loro futuro e anche l'impotenza di fronte a quello che saranno e che diventeranno: non può cambiare quello che non può essere cambiato e lo stesso vale per il tempo che scorre incessantemente che fa diventare ricordi i fatti appena accaduti.
La generazione dei figli vivrà negli anni sessanta fra grandi contraddizioni, una per tutte: una Chiesa, in cui tutte/i sono stati cresciuti ed educati, che condanna come assassine le donne che abortiscono, e uno Stato che manda i suoi figli a morire in una guerra di aggressione.
Una generazione in cui molti disperderanno i loro talenti e in cui molti saranno costretti a perdersi rispetto a sentieri precedentemente tracciati; per Annie, il distacco, la separazione dalla famiglia assumono il significato, non solo di trovare ciascuno la propria via, ma soprattutto quello, di fronte all'imprevisto, di mettersi ciascuno al riparo: 'così che se il peggio fosse successo, se fosse successo di nuovo, qualcuno almeno si sarebbe salvato'.
Ma un romanzo in cui il protagonista assoluto è il tempo e il suo scorrere ineluttabile, dove una generazione segue ad un'altra tracciando le proprie vie, non può che concludersi con Clare, ultimogenita diciassettenne dei Keane, che con fiducia e speranza, fra le molte perplessità e delusioni dei genitori, guarda alla nascita del suo bambino e al matrimonio con Greg, giovane studente, divenuto precocemente padre. Tutto continua a procedere inesorabilmente.



3 agosto 2009

 

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