GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

Zoe Wicomb

In piena luce


La Tartaruga Edizioni 2009 - euro 19

recensione di Silvana Ferrari


Il Sudafrica contemporaneo è un paese il cui passato è inestricabilmente legato alla storia delle popolazioni che hanno occupato e vissuto sul suo suolo e ai legami di sangue e di parentela che fra le varie etnie si sono intrecciati. Una complessità in cui, anche dopo oltre quindici anni dall'elezione di Nelson Mandela a Presidente della Repubblica e all'istituzione della Commissione per la Verità e la Riconciliazione - una rivoluzionaria forma di memoria collettiva sui crimini commessi dai bianchi e di pacificazione sociale per la nuova convivenza -, le ferite di anni di discriminazione e di violenza risultano difficili da rimarginare.
Con il romanzo In piena luce Zoe Wicomb, attraverso la storia di Marion e della sua famiglia, vuole narrare una parte del suo passato familiare e contemporaneamente una parte di quello del suo paese.
Marion Campbell è una giovane donna trentenne, bella, di successo, indipendente; ha un bell'appartamento in una zona esclusiva di Città del Capo e una macchina lussuosa; ha studiato all'università e si è affermata nel proprio lavoro: possiede un'agenzia di viaggi ben avviata, con tre impiegati alle sue dipendenze. Ha sempre vissuto considerandosi una bianca, vivendo nei quartieri dei bianchi e frequentando le scuole e le chiese dei bianchi.
Un giorno, la foto di una donna nera sul giornale, un'attivista dell' ANC, la colpisce profondamente. Le restano impressi il viso, l'espressione degli occhi e la piega amara della bocca; qualcosa di lei le richiama ricordi ed emozioni sepolti nel profondo e appartenenti ad un lontano passato, legato all'infanzia. Quel volto le appare nei sogni e sembra chiederle di ricordare. Allora dalla memoria lentamente arrivano le immagini di un'altra donna nera, una vecchia governante della famiglia che di tanto in tanto andava a trovarli in città; una domestica che l'amava teneramente e che lei ricambiava con tutto il suo cuore di bambina. Tokkie, questo era il suo nome. Da anni era morta e la famiglia, per osservare le rigide leggi razziali, non aveva partecipato ai suoi funerali.
Alla ricerca di notizie su Tokkie, e sulla storia dei legami con la sua famiglia, Marion visita i luoghi dove la donna aveva vissuto venendo a scoprire un passato sulla propria famiglia e su quelle dei suoi genitori, Helen e John, del tutto inatteso. Un passato che riguarda anche molta parte della popolazione sudafricana.
Marion, una bianca anche nell'intimo, è figlia di due coloured, due persone meticce, nelle cui vene scorre sangue misto. Due coloured chiari di pelle che negli anni sessanta, alla proclamazione delle leggi razziali del Group Areas Act, negarono il loro meticciato, registrandosi nei documenti come bianchi. Non fu solamente un atto burocratico: significò negare l'appartenenza alla propria famiglia, alle proprie origini e ascendenze, rompere con tutti i legami affettivi e amicali; per John e Helen significò restare soli e vivere soli in un mondo di bianchi in cui non si identificavano, a cui non appartenevano e a cui erano estranei. Una vita di inganni da sostenere per convenienza: 'Il bianco oltrepassa le restrizioni. Ha la fluidità del latte; il suo bagliore arriva lontano'. Altri coloured si opposero scendendo in piazza e venendo imprigionati oppure entrando nella clandestinità, altri ancora emigrarono nel Regno Unito, e altri come loro preferirono cambiare di stato, costruendosi una nuova vita e inventandosi un nuovo passato, dove Tokkie, la madre di Helen, le poche volte che andava a trovarli, diventava una vecchia domestica della famiglia.
A Marion vengono alla mente i ricordi della sua infanzia solitaria con una sola amica poi sparita; della loro casa priva di amici e di conoscenti, mai visitata da nessun collega del padre o della madre o da qualche sua compagna di classe; della loro vita quotidiana e delle festività passate senza mai visite di vicini o di parenti.
Sarà Marion a ricostruire, attraverso varie testimonianze e dopo una puntuale ricerca sui luoghi, i pezzi dispersi del passato della famiglia e a rintracciare, ancora vivente, l'amatissima sorella del padre, Elsie.

Zoe Wicomb con questo romanzo prosegue la sua testimonianza sulla storia delle genti del Sudafrica e delle contraddizioni identitarie dei meticci, che vivevano in un mondo di bianchi e di neri, senza appartenere a nessuno dei due, costretti a stare da una o dall'altra parte, secondo le leggi del momento e della convenienza.
Lo ha già narrato nella sua prima raccolta di racconti, You Can't Lost in Capetown, in italiano, Cenere sulla manica (Edizioni Lavoro,1993).
Il titolo originale In piena luce, Playing in the Light, esprime meglio di quello italiano le intenzioni della scrittrice di illuminare la storia delle popolazioni sudafricane mai sufficientemente narrata e quella dei coloured letteralmente cancellata.
Il romanzo ha un'utile e interessante postfazione, Nascondersi in piena luce, di Francesca Romana Paci.

 

13 aprile 2010