GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

DAPHNE ROOKE

IO E MITTEE


ELLIOT EDIZIONI 2007 - EURO 16.50.

di Silvana Ferrari


Daphne Rooke è nata nel 1914 in Sudafrica, nella provincia del Transvaal. La madre apparteneva ad una importante famiglia afrikaner, mentre il padre era di origine inglese.
Studiò in scuole inglesi, ma il legame con la cultura afrikaner e con quella zulu, con cui era venuta in contatto durante l'infanzia, dopo il trasferimento della famiglia nel KwaZulu-Natal alla morte del padre, fu sempre vivo e presente.
Fu giornalista e scrittrice anche se forse lei stessa non si considerò mai tale. (V. articolo sotto citato di J.M.Coetzee). Nel 1946 un suo romanzo - A Grove of Fever Trees - vinse un concorso per esordienti e fu pubblicato anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Nel 1951 con Io e Mittee ottenne fama e riconoscimenti. Successivamente seguirono altri romanzi, oltre ad alcune opere per bambini, con un buon risultato editoriale. Trasferitasi con il marito negli anni sessanta in Australia, in seguito alla pericolosa situazione politica creatasi in Sudafrica, continuò la sua attività di scrittrice. Attualmente risiede insieme alla figlia in Gran Bretagna.


Negli anni ottanta le studiose femministe e gli Women Studies riscoprirono la sua opera attribuendole la dovuta rilevanza: Daphne Rooke fu studiata e inclusa fra le scrittrici sudafricane coloniali e postcoloniali insieme alle storiche e già riconosciute Olive Schreiner(1855-1920), Pauline Smith(1882-1952), Sarah Gertrude Millin(1889-1968) e le più famose e premiate Nadine Gordimer(1923) e Doris Lessing(1919).
Nel 1987 Io e Mittee fu ripubblicato in Sudafrica.
La rinata attenzione per le sue opere e la loro divulgazione ha trovato in John M. Coetzee, premio Nobel per la letteratura del 2003, un solidale e attivo paladino. Un suo saggio sulla Rooke, appartenente alla raccolta Stranger Shores, è apparso sul quotidiano la Repubblica del 5/6/2007 in occasione dell'uscita italiana del romanzo.
Io e Mittee è il racconto di un legame che unisce indissolubilmente due donne, Selina, l'io narrante, e Maria detta Mittee. Un legame che unisce due universi che più separati di così è difficile trovare. Selina è la serva-schiava di Mittee che di lei è padrona, per diritto ereditario, ma Selina è anche la sua amica e unica vera confidente; è colei che di Mittee conosce tutto in un'intimità maturata fin dalla nascita e nella quotidiana vicinanza.
Siamo nel 1890 nel Transvaal in un luogo chiamato Plessisburg, vicino a Pretoria, nella comunità boera allora dominante in quelle zone e alla vigilia del matrimonio di Mittee con il ricco proprietario Paul Du Plessis; Selina è una diciannovenne mulatta al servizio della famiglia Van Brandenberg come lo era stata sua madre e tutti i suoi parenti, è orfana e dipendente in tutto e per tutto dalla bontà e dalla generosità di Mittee.
Mittee è una giovane vivace e graziosa, 'capelli neri, lisci e lucenti come l'ala di un corvo, e una bella pelle chiara', è proprietaria di una piccola fattoria ma ambisce ad elevarsi di classe: ama i vestiti di seta, i viaggi e tutte le belle cose che i ricchi si possono permettere; è vanitosa ed orgogliosa del proprio aspetto; il matrimonio con il figlio del giudice di Plessisburg le garantirà l'agiatezza che desidera. Ma qualche dubbio e una certa ansia la colgono prima del grande giorno: 'Non c'è nient'altro da aspettarsi dal matrimonio, a parte la cura della casa e dei figli?' chiede intimidita al navigato suocero che ha tutto l'interesse nel rassicurarla.
Anche Selina è molto graziosa, piccola, magra, scura di pelle; fin da bambina, compagna di giochi di Mittee e Paul, ha modo di conoscere la differenza della sua condizione. Al contrario di Mittee, è innamorata di Paul e per averlo sogna di essere bianca e di essere Mittee. E' gelosa di lei, la invidia, pentendosi però, quasi immediatamente di quei sentimenti che sente di non poter nutrire nei confronti di una persona che 'quando sono sole la chiama 'sorella' o 'cara Selina'', e le dona i suoi vestiti smessi e le porta sempre qualche piccolo regalo al ritorno dalla città.
Selina è passionale, sovente in preda a forti sentimenti, conosce poco la calma e la ragionevolezza, commisera Mittee che vede più fredda, presa solo da se stessa e dalle sue vanità: 'Povera Mittee. Veniva da una stirpe vigorosa, eppure dentro era come morta, e scambiava l'amore per un dono profumato avvolto nalla carta colorata.'
L'oggetto del desiderio e causa di tanta rivalità è Paul Du Plessis, così visto da Selina: 'Era un uomo alto…dal torace possente ma dalla figura ancora snella…. Aveva i capelli neri e gli occhi scuri…sembrava che qualcuno gli avesse acceso una lampada dietro, un feroce bagliore che tradiva il suo animo passionale'. E' un uomo che si rivelerà dispostico e crudele, feroce e vendicativo, incapace di compassione e intollerante nei confronti di chi non appartiene al suo mondo: un uomo che non merita certamente l'amore e la passione delle due donne.
Nel romanzo è ben descritta la socierà sudafricana fondata sul sistema razziale e di classe, in cui il perbenismo dei ricchi e l'insieme dei loro pregiudizi costituiscono la cultura dominante retta da un patriarcato prepotente ed ottuso. Il romanzo ha la semplicità di chi osserva senza ideologie e vuole descrivere la complessità delle relazioni umane in una società che fa della violenza la sua legge. Violenza non estranea all'interno dei rapporti familiari: madri che mentono alle figlie pur di non farle sposare a uomini di minor censo, mogli e cognate con lingue biforcute, zie intolleranti e dispotiche, mentre per gli uomini vige una sorta di solidarietà di sesso e di casta per cui a loro è permesso frustare, violare, uccidere e fare legge da sé. Fa da contorno una natura estrema, lussureggiante e arida, ricca ma anche decisamente portatrice di carestie e di catastrofi. La guerra fra inglesi e boeri, atto di estrema violenza, sembra narrata non come evento storico, ma per dare ulteriore risalto all'illimitata crudeltà delle relazioni umane.

 

21 novembre 2007