Grandi lettrici crescono

 


 

Sindiwe Magona

DA MADRE A MADRE

edizioni gorée - 2005 - euro 16

 

AI FIGLI DEI MIEI FIGLI

casa editrice nutrimenti - 2006 - euro 16

di Silvana Ferrari

 

Il 25 agosto 1993 un evento tragico sconvolse la già tormentata atmosfera della città di Capetown in Sudafrica: una giovane studentessa americana bianca venne uccisa a pugnalate da quattro ragazzi neri, nel quartiere di Guguleto, l'enorme e degradata bidonville nera frutto della politica di apartheid del governo sudafricano.
La giovane Amy Biehl, studentessa di Scienze Politiche, era a Capetown grazie ad una prestigiosa borsa di studio dell'Università di Stanford e collaborava con la Western Cape University nelle pratiche di registrazione della popolazione in vista delle prime elezioni democratiche che si sarebbero tenute in quel paese nel 1994.
Il fatto che all'Università avesse stretto amicizia con molti studenti e studentesse neri/e e che fosse dalla loro parte per l'abolizione dell'apartheid, e il riconoscimento dei loro diritti civili, insomma che fosse dalla parte politica giusta, le aveva dato una sorta di sicurezza, un senso di essere garantita tale da farle perdere quelle precauzioni che una bianca comunque avrebbe dovuto mantenere, soprattutto nel recarsi nella township di Guguleto per accompagnare a casa i suoi amici. Soprattutto l'aveva resa inconsapevole del clima di violenza che quell'enorme periferia costantemente viveva.
Sindiwe Magona, in questo suo primo romanzo tradotto in italiano, si mette dalla parte della madre di uno degli assassini, diventando la voce narrante, non per giustificare il terribile gesto del figlio, ma per ricostruire l'ambiente, la storia in cui quella tragedia fu prodotta.
'A uccidere sono stati in quattro, ma sono tutti i sudafricani bianchi e neri i colpevoli'
dice la scrittrice in un'intervista a L'Unità del 16/10/2005. E aggiunge: 'dopo due anni di travaglio interiore ho deciso di scrivere questo libro e di darle voce. Volevo che la signora Biehl capisse questi sudafricani; come l'apartheid avesse prodotto sofferenza, degrado e disumanizzazione.'
In forma epistolare Mandisa, la madre, racconta la propria vita e insieme alle vicende personali scorrono le immagini e la storia della sua gente, delle violenze e delle ingiustizie perpetrate dal regime disumano imposto dai bianchi.
Se da una parte, con quest'opera, la scrittrice si prende il difficile impegno di narrare per conto di un'altra donna, dall'altra lo fa, dandosi una sorta di autorizzazione giustificata dalle molte somiglianze e coincidenze di gran parte della sue vicende personali con quelli della vita di Mandisa.


Mandisa ci parla della sua felice infanzia nel villaggio, bruscamente interrotta dal forzato trasferimento, organizzato dal governo, della sua famiglia insieme alle altre, nell'immensa bidonville di Guguleto, in un disegno di ghettizzazione della popolazione nera voluta totalmente separata dai bianchi, e contemporaneamente, di dispersione dei legami e delle tradizioni della sua gente. Ci descrive il suo grande piacere per lo studio e il suo desiderio di poter accedere al College, il tutto impedito da una gravidanza a sorpresa che a tredici anni la costringe contro la sua volontà a sposarsi e a diventare la serva della famiglia del marito. E poi il lavoro al servizio presso le famiglie dei bianchi per poter mantenere lei e i suoi figli dopo l'abbandono del marito, la violenza e l'indifferenza degli uomini del suo clan familiare e la loro misoginia. Contemporaneamente al racconto cerca, mettendo la sua vita sotto una lente d'ingrandimento, quel fatto, quell'episodio, quella propria colpa che hanno portato il figlio a diventare un assassino. Analizzando con spietatezza la propria vita ci dà anche la misura del suo degrado e di quello della sua gente: senza prospettiva, senza speranza, senza nessuna progettualità e possibilità di cambiamento.
Tutto ciò non risulta estraneo a Sindiwe Magona, che vede nella vita di Mandisa un rispecchiamento della propria, salvata dallo stesso destino grazie al conseguimento di una laurea, ottenuta con enormi sacrifici, per corrispondenza, mentre lavorava al servizio dei bianchi per mantenere se stessa e i suoi figli.
La sua autobiografia Ai figli dei miei figli, pubblicata successivamente, ci dà modo di venire a conoscenza di questa donna coraggiosa che nel suo linguaggio immediato, vicino a quello della tradizione orale, così si introduce: ' Mia cara pronipote, cosa potrò mai raccontarti quando sarò vecchia, rugosa e con i capelli grigi?Quali ricordi del passato mi resteranno? Cosa ricorderò della mia infanzia, della mia condizione di giovane donna, di moglie e di madre? Di tutto questo, che cosa mi rimarrà impresso, quali incubi mi tormenteranno per sempre? Come potrai sapere chi sei, se non sarò io stessa a raccontarti la storia del tuo passato?'.
Sindiwe Magona ottenne successivamente una borsa di studio per la Columbia University, conseguendo un master che le permise di lavorare a New York per un certo numero di anni. Impegnata politicamente dagli anni sessanta, nel '76 fece parte a Bruxelles del Tribunale Internazionale per i crimini contro le donne. Ritornata a Capetown, oggi è animatrice di associazioni a Guguleto e insegna alle donne vittime di violenza, a superare il trauma grazie alla scrittura.
Il suo libro Da madre a madre è divenuto un testo studiato nella Amy Biehl High School voluta dalla Fondazione, costituita dai genitori e dagli amici della giovane donna assassinata, che ha come compito la prevenzione della violenza presso i giovani.

 

16 giugno 2006