grandi lettrici crescono

 

 

Zhang Ailing
La storia del giogo d'oro


Casa editrice BUR 2006 Euro 8.60

di Silvana Ferrari


Zhang Ailing nacque a Shanghai nel 1920 in una famiglia importante politicamente e finanziariamente: il padre era il nipote di uno dei ministri della dinastia Qing nella seconda metà dell'Ottocento, la madre proveniva da una ricca famiglia della Cina Centrale.
Ebbe un'infanzia infelice per le continue liti dei genitori, ma anche stimolante grazie alla madre, donna moderna e indipendente che frequentemente si sottraeva all'opprimente menage familiare, viaggiando e trascorrendo lunghi periodi di soggiorno anche in Europa, dedicandosi allo studio dell'arte e delle lingue. Così Ailing potè frequentare la migliore scuola superiore di Shanghai nonostante il parere contrario del padre che avrebbe preferito per lei un'educazione privata in famiglia con un istitutore.
Il suo talento di scrittrice si rivelò fin dagli anni scolastici insieme alla passione per il disegno. I suoi primi racconti furono pubblicati su riviste locali.
Nel 1939, superato l'esame di ammissione per l'università a Londra, a causa dello scoppio della guerra fu costretta a frequentare l'Università di Hong Kong. Furono anni di grande fermento intellettuale e di grande libertà a contatto con la cultura cosmopolita della colonia britannica.
Tornata a Shanghai nel 1942, in seguito all'occupazione giapponese di Hong Kong, e venendo a contatto con le trasformazioni sociali portate dalla guerra nella cultura cinese tradizionale, la scrittrice trovò le fonti della sua ispirazione e scrisse il racconto La storia del giogo d'oro, - considerato unanimemente il suo capolavoro, - che le diede fama e onori facendo di lei un personaggio quasi mitico nell'ambiente degli intellettuali.
A Shanghai rimase fino agli inizi degli anni cinquanta continuando la sua attività di scrittrice; nel 1952, in contrasto con le idee e i programmi del nuovo governo rivoluzionario maoista, decise di abbandonare definitivamente la Cina. Si stabilì inizialmente a Hong Kong e successivamente negli Stati Uniti, a Los Angeles, intraprendendo l'attività di insegnante di Letteratura Cinese presso varie università e quella di studiosa e traduttrice di romanzi della Letteratura Cinese classica e moderna, continuando comunque quella di scrittrice.
Alessandra Cristina Lavagnino, traduttrice dal cinese del racconto, nell'esaustiva postfazione ci informa che 'mentre la Cina di Mao la ignora completamente, Hong Kong e Taiwan ne pubblicano e ripubblicano i testi, lungo tutti gli anni Sessanta e Settanta, contribuendo a costruire il mito di una scrittrice di culto, alla quale generazioni di autori più giovani si ispirano più o meno velatamente' . Fu solo nel 1984 che il suo racconto più famoso fu ripubblicato in Cina suscitando un nuovo interesse per la sua produzione letteraria. Alla sua morte, avvenuta nel 1995, tutti i giornali cinesi le dedicarono ampio spazio.


Dopo questa necessaria e dovuta presentazione della scrittrice veniamo a discutere del bellissimo racconto La Storia del giogo d'oro.
Ambientato nella Shanghai degli anni Dieci, subito dopo la caduta della dinastia Qing e l'instaurazione della Repubblica, racconta la storia di Qiqiao, donna di origini plebee, che per ambizione e per volere della famiglia, diventa prima concubina e poi moglie del secondogenito della potente famiglia Jiang. Voci di domestiche che tutto sanno, mormorano: 'Il nostro secondo Padrone…è un invalido, e quale famiglia altolocata avrebbe mai voluto dargli una figlia? La Padrona anziana…. aveva pensato di prendergli una concubina…poi ci ha riflettuto e, siccome per il secondo Padrone non si poteva proprio contrattare un altro matrimonio,…. allora semplicemente l'hanno fatta diventare la moglie legittima, così almeno si dedicava a lui anima e corpo.'
Qiqiao calcola di vedere, in futuro, il compenso per il suo sacrificio, sia nella considerazione della famiglia sia nell'aspetto patrimoniale: tutti quegli anni passati a curare un infermo, a toccare quelle carni flaccide e senza vita, ad assorbirne i miasmi, sentendo quasi che il proprio corpo ne sia contaminato, saranno in qualche modo, secondo lei, ripagati. Ma con il trascorrere degli anni, non solo questo non accade, ma all'interno della famiglia, è sempre più isolata, senza alcun sostegno, né solidarietà da parte delle stesse cognate. In quel mondo chiuso e aggrappato alle tradizioni e alla roba, dove tutto è regolato e definito secondo il rango e dove raramente le persone sono chiamate con i loro nomi, perché ciò che conta è il grado di parentela, il suo carattere bisbetico e le sue origini non la rendono assimilabile. Anche il terzogenito, che di lei subisce in qualche modo il fascino e che la guarda con occhi morbidi e brillanti non le darà alcun aiuto, tutto preso com'è a salvare se stesso dalla voragine dei debiti.
Dapprima le sue rimostranze sono delle lamentele, assumono la forma di recriminazioni, ma quando alla morte del marito, viene ingannata e derubata dell'eredità dal Primogenito, diventano astio e risentimento che le covano dentro uscendo con scoppi d'ira incontrollati, rivolti contro tutti i membri della famiglia.
La cattiveria arriva a permearla tutta e a segnare ogni sua relazioni compresa quella con i figli. Se il figlio maggiore, Changbai, come maschio, con una sua vita lontana da casa, riesce in qualche modo a sfuggirle, questo non capiterà alla giovane nuora, facile e ingenuo bersaglio, fin dai primi giorni del matrimonio, e non capiterà alla figlia, Chang'an. E' mostruoso quello che mette in atto nei suoi confronti: già decenne, decide di fasciarle i piedi, tortura ormai abbandonata anche da chi segue rigidamente la tradizione; da giovane adolescente le impedisce, non esplicitamente, ma con una serie di manovre, di frequentare il liceo, costringendola a ritirarsi dalla scuola e ad allontanarsi da un mondo che l'avrebbe resa indipendente, con relazioni e amicizie interessanti e soprattutto fuori dalla cupezza della casa e lontano dalla tirannia materna. Quando alla soglia dei trent'anni incontra un uomo con cui inizia una timida e gentile storia d'amore, la madre alla cena di presentazione del fidanzato rivela pubblicamente il vizio per l'oppio di Chang'an, da cui però, la figlia, a sua insaputa e proprio per amore si era liberata.
La donna ha dentro di sé un demonio che la divora e inaridisce tutto quello che le sta vicino: i gesti, le parole, i sentimenti degli altri sono filtrati attraverso questo suo sentire che tutto trasforma e nulla lascia all'evidenza della realtà; è una grande figura tragica, che vediamo aggirarsi negli ultimi anni di vita, sofferente e solitaria, chiusa nella sue stanze oscurate da pesanti tendaggi. Nelle lunghe notti insonni, sul letto d'oppio, tocca il giogo d'oro che porta al collo da più di trent'anni pensando che di questo giogo 'ne ha utilizzato i pesanti corni per spazzare via alcune persone, e quelli che non sono morti vivono ormai solo a metà.' Si rivede giovane, con il corpo forte e tornito a diciotto e diciannove anni, ricorda i suoi spasimanti, forse avrebbe avuto un'altra vita? La scrittrice ci dice che una lacrima le scorre sulle guancia, c'è rimpianto, rimorso? Non è dato sapere, si sa solo che il tempo ormai è trascorso.
Per darci l'immagine di quel mondo chiuso e apparentemente immutabile, ma anche di quanta desolazione comporti il sentimento della protagonista, la scrittrice ambienta il racconto prevalentemente all'interno della casa, dove vive la famiglia e dove è accumulata la roba; l'esterno è osservato dall'interno delle stanze e è data solo qualche descrizione del cielo e dei suoi colori, qualche osservazione sulle dimensioni e luminosità.della luna; ma fuori, nella città tutto sta mutando, la vita, le relazioni fra le persone, e i parchi sono pieni di gente che ride, che corre e che chiacchiera.
La grandezza di Zhang Ailing sta nel riuscire a descrivere l'opposizione fra il vecchio mondo cinese che pian piano si sta frantumando e l'avanzare inarrestabile del nuovo, come da lei visto nella Shanghai di quegli anni; il tutto magnificamente narrato grazie alla conoscenza diretta della cultura orientale per nascita e di quella occidentale per cosmopolitismo e insaziabile desiderio di sapere.

19 novembre 2006