GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 


Grandi scrittrici indiane: Kamala Markandaya - Anita Desai - Mahasweta Devi

 

ANITA DESAI


VIAGGIO A ITACA
Einaudi - 2005 - euro 18

di Silvana Ferrari


Faccio una premessa prima di introdurre il libro di Desai.
Ho poca familiarità con la narrativa orientale - e il filone è ricchissimo - non nel senso che non la leggo e non la frequento, ma per una mia difficoltà ad accostarmi a quel mondo, a quella cultura, ad entrarci non solo con la testa, a capirlo insomma e in qualche modo a subirne la fascinazione. Mi è sempre risultato estraneo, quasi inaccessibile e quindi mi accosto come occidentale ai romanzi e alle storie, mantenendo una certa distanza.

Anita Desai è una scrittrice indiana che vive e lavora parte dell'anno a New York e conosce bene cosa vuol dire vivere in due culture così contrapposte, sentire la distanza e mantenere come una sorta di confine tra le due.

Con Viaggio a Itaca compie una doppia operazione (a me estremamente utile): racconta un viaggio in Oriente ( e non solo) di due giovani europei e accompagna nella scoperta e nell'avvicinamento chi legge, immergendolo lentamente ma profondamente in un cammino non solo fisico ma anche spirituale.

Fisico e fisicità: nelle descrizioni dei luoghi, Bombay, Goa, il Bihar, si può quasi arrivare a percepire gli odori, il calore, la sporcizia, tanto è potente la capacità evocativa della sua scrittura; la memoria della Desai ha incamerato per sempre le sensazioni, gli umori e i colori della sua terra d'origine.

Spirituale: incessante è la ricerca del senso della vita da parte del protagonista. Herman Hesse con Il pellegrinaggio in Oriente e Siddharta sono la sua guida; vale per tutte questa citazione: 'Non smetterò mai di cercare. Il mio destino mi sembra questo'.

La trama è apparentemente semplice: si tratta di un viaggio fatto da due ricchi ragazzi - lui italiano, lei tedesca - in India nel periodo degli anni settanta, quando la ricerca di nuovi stili di vita si univa ad un desiderio di spiritualità e di modificazione delle proprie credenze.

Lui, Matteo, dà al viaggio il senso della ricerca dello spirito, ma anche l'ossessiva ricerca del senso della sua vita, immergendosi totalmente nel mondo dei santoni e trovando forse quasi la pace nell'ashram di Sri Aurobindo, gestito dalla Madre.

Il titolo del romanzo ha proprio questo riferimento: il viaggio che mai finisce, la meta sempre posticipata, procrastinata; l'incapacità o l'impossibilità di raggiungerla.

La ragazza, Sophie, divenuta moglie e madre durante il viaggio, durato anni, è molto meno coinvolta nella ricerca ascetica, ma più vicina a vivere e a condividerne gli aspetti materiali e ad agire e comportarsi, come tutti gli hippy di quegli anni:'Voglio andare a Goa a mangiare gamberi. Voglio andare in Kashmir e stare in una casa galleggiante. E stare al sole e lavarmi i capelli e mangiare omelette tutto il giorno'.

E' comunque determinata a vivere l'esperienza con lui:' Erano andati in India insieme, per condividere un'avventura: l'avrebbero vissuta insieme, sarebbero rimasti insieme, avrebbero recuperato il loro amore unico ed essenziale.'

Si farà però sempre più scettica man mano che le sfugge il senso del percorso spirituale del marito e, quando il peso dell'esistenza materiale dei due figli diventerà sempre meno sopportabile, da lui si separerà e tornerà in Europa.

Con la terza parte, secondo me più coinvolgente, ma ugualmente misteriosa, si apre un nuovo scenario e la storia cambia atmosfere, ambienti e luoghi. Anche se in questo romanzo il viaggio inizia, ha un suo percorso, un ritorno e un continuo avvitarsi su se stesso senza mai dare la sensazione della finitezza così come avviene per la storia narrata.

Sophie, con l'intento di distogliere Matteo dalla dipendenza della Madre e al contempo per dimostrarne tutta l'impostura e smascherarne l'imbroglio, compie a sua volta un viaggio a ritroso, ripercorrendo e quasi calpestando le orme di Laila, la Madre.
( Per la figura della Madre la Desai fa effettivamente riferimento ad una figura storica, realmente esisita, favoleggiandone in parte l'esistenza, Mirra Alfassa fondatrice di un ashram, lo Sri Aurobindo).

Questo secondo viaggio la porta a Alessandria in Egitto, dove la Madre visse l'infanzia, al Cairo, che la vide giovane studentessa di un collegio femminile e anche membro di movimenti libertari, poi a Parigi, studentessa a la Sorbonne, Venezia, danzatrice in una troupe di danze e musiche indiane, New York e infine l'India, per esaudire il suo bisogno di bellezza, gioia e verità.
Rintracciando la sua storia, Sophie ci svela un personaggio femminile di grande carisma, immerso a sua volta in una ricerca ossessiva di un 'Colui potente e saggio…..che mi dischiuderà il cosmo infinito in cui potrò dimorare in pace cercando la conoscenza eterna e la luce suprema'; ma anche di un mondo privo di sofferenze, di miseria di desolazione e di morte.
Così noi, insieme a Sophie, siamo di nuovo a Bombay, poi sui passi del pellegrinaggio della Madre e come lettrice vengo ingoiata nella storia del viaggio e non distinguo più la realtà dalla fiaba in una verità comunque irraggiungibile.

Per la scrittura di Desai lascio alle sue parole, rilasciate durante un'intervista a L'Unità del 18/6/2005, in occasione dell'assegnazione del Grinzane Cavour, il compito di illuminarci: 'La lingua è come il vetro, dovrebbe essere trasparente per consentire di vedere cosa c'è dietro. Per questo cerco di tenerla ad un livello di estrema semplicità'.

2 agosto 2005

(Nel 2000 l'Università delle donne di Milano aveva invitato la scrittrice ad un incontro condotto da Anna Nadotti: vedi http://www.universitadelledonne.it/desai.htm)