grandi lettrici crescono

 

 

Silvia Avallone
Acciaio



Rizzoli 2010 - Euro 18

recensione di Silvana Ferrari

 

Il romanzo Acciaio, esordio della giovane scrittrice Silvia Avallone, finalista al Premio Strega, si impone a chi legge fin dalle prime pagine per la forza e la vivezza delle immagini della realtà lì raccontata.
Tema centrale è l'amicizia, la sorellanza fra due adolescenti tredicenni, Anna e Francesca, che vivono nel quartiere popolare di via Stalingrado, alla periferia di Piombino. Fra gli squallidi casermoni pullulanti di vitalità proletaria e la desolata spiaggia su cui si affacciano - che ha come prospettiva desiderabile e irraggiungibile l'isola d'Elba -, si sviluppa la narrazione tutta racchiusa fra le estati del 2001 e del 2002.
Nella realtà delle due giovani - un mondo di padri violenti o irresponsabili e truffatori, di madri sfibrate dalla pesantezza delle loro vite, in parte vittime e in parte conniventi con il degrado e la viltà maschili, di giovani donne già madri a quindici anni e di giovani uomini che alla durezza del lavoro alle Acciaierie Lucchini sanno opporre unicamente il rinforzo di droghe esaltanti o di piccoli e loschi affari per procurarsi soldi da spendere compulsivamente - la loro amicizia costituisce una barriera, la possibilità di annullare la miseria della vita quotidiana riempiendola di sogni per un futuro lontano da quei luoghi, di azioni trasgressive, di nascondigli segreti che concedono loro momenti di illusoria evasione e che danno loro il senso di condividere una relazione esclusiva e totalizzante. Amiche fin dalla primissima infanzia, compagne dalle elementari, l'estate della fine delle medie, che segna anche la loro separazione nelle superiori, diventa per entrambe un momento di passaggio. Consapevoli della loro bellezza e dei loro giovani e vibranti corpi, esibiti e mostrati con fierezza e sfida, tumultuosamente tentano di esprimere i loro primi ma forti impulsi e desideri sessuali, come confusamente cercano di trovare i modi per realizzare le loro ambizioni di cambiamento e di fuga e dare sfogo alla loro rabbia e alle loro frustrazioni.
Per Anna, la loro amicizia potrebbe continuare insieme ad altri ambiziosi sogni e traguardi, mentre per Francesca è diventata qualcosa di esclusivo, un sentimento da non condividere con nessuno: Anna è l'amore, il suo primo oggetto di desiderio sessuale che le fa tremare tutto il corpo.
Attorno a loro si muove un mondo di adulti disperati, inadeguati ai loro ruoli, ad essere cioè in qualche modo guide, sostegni o consiglieri per le due giovani; esseri troppo attorcigliati alle loro vite deluse, alle loro speranze infrante per essere capaci di gestire con una certa ragionevolezza il loro presente; piegati su consuetudini e ruoli ormai incancreniti da cui non vogliono o non possono fuggire, caricati di rancori e di odi che rivoltano su mogli e figlie o su loro stessi, essi rappresentano un popolo di sconfitti che ha perso la prospettiva di un futuro da costruire e da migliorare, in totale caduta libera di pari passo con la scomparsa di quel mondo che aveva nelle fabbriche, come le Acciaierie Lucchini, e nella classe operaia la propria centralità.
Il romanzo, che si evolve drammaticamente come prevedibile viste le tensioni messe in campo, trova come unico momento di speranza, una specie di luogo delle possibilità, l'amicizia fra le due ragazze.
La scrittura è popolare e apparentemente poco ricercata, sfrutta l'immediatezza per descrivere un mondo privato da prospettive e speranze e agitato da passioni grevi, pesanti se non laide, e si fa, a volte, eccessivamente melodrammatica nella rappresentazione di situazioni e di sentimenti spinti verso un'esagerata, se non finta, teatralità.
Silvia Avallone, ventiseienne, è nata a Biella e vive attualmente a Bologna dove si è laureata in Filosofia. E' autrice di un volume di poesie, Il libro dei vent'anni', pubblicato nel 2008 dalle Edizioni della Meridiana.


                                                                                           27 luglio 2010