GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 

 

Ji -Young Gong

Come una sorella


Baldini Castoldi Dalai editore 2007 - euro 14,50

recensione di Silvana Ferrari


Corea del Sud, anni sessanta. Il paese, dopo la guerra civile, è in piena crisi economica.
A Seoul la famiglia di Jjang vive un periodo di indigenza e si barcamena in attesa di tempi migliori auspicati con il ritorno del capofamiglia, temporaneamente negli Stati Uniti per completare gli studi.
La famiglia è composta dal padre, dalla madre, una sorella e un fratello maggiori, la piccola Jjang e Bongsoon, sua balia e domestica a tempo pieno della famiglia.
Bongsoon, fa parte di quella sfortunata schiera di bambine e bambini, che in quegli anni di tragica miseria, venivano abbondonati dalla famiglie di origine e, dopo un passaggio all'orfanotrofio, finivano presso altre famiglie che, in cambio di vitto e alloggio, si assicuravano il loro lavoro come domestici e tuttofare. A Bongsoon era andata peggio però: fuggita dal patrigno violento a sei anni, e rifugiatasi presso una zia materna, a sua volta fu da questa abbandonata, in un parco nel periodo della fioritura dei ciliegi; in un costante ripetersi di dolorose sventure, dopo l'orfanotrofio, era caduta nelle mani di un padrone, un ricco diacono, che l'affamava e la frustava e da cui era riuscita coraggiosamente a fuggire rifugiandosi presso la famiglia di Jjang.
Questo è l'antefatto descritto nelle prime pagine del romanzo Come una sorella della scrittrice coreana Ji-Young Gong,

premiata autrice di numerosi romanzi e famosa in patria anche per le sue posizioni femministe. E' il suo primo romanzo pubblicato in Italia.
Jjang, alla nascita, viene affidata alle cure della tredicenne Bongsoon - una neonata e una bambina - e da quel momento si stabilirà un rapporto di simbiosi: per la piccola, Bongsoon sarà madre, sorella, amica, la compagna di giochi, le braccia dove trovare rifugio nei momenti di ansia, di inquetudine, le spalle su cui riposare di giorno, mentre Bongsoon si occupa di pulire, lavare, preparare il pranzo per la famiglia, intanto che la madre attende al suo banco al mercato e i fratelli sono a scuola.
Durante le lunghe ore da trascorrere nella casa deserta, Bongsoon le racconta storie bellissime e terrificanti che la spaventano a morte: è la creatrice del suo mondo fantastico, in una sorta di gioco, pronta ad impaurirla ma anche, immediatamente, a rassicurarla con una risata che le scompone il viso 'totalmente privo di espressione con i segni del vaiolo che aveva contratto da bambina'. Con lei va dovunque, in giro per il quartiere, al bagno pubblico, ma soprattutto è il contatto con il suo corpo, di notte, a darle consolazione. In quel rapporto vitale, è sottintesa la complicità di Jjang che Bongsoon si assicura, quando emergendo il suo lato infantile, trasgredisce gli ordini della padrona. 'Nei miei primi anni di vita, lei è stata tutto il mio mondo', dice la cinquenne Jjang, voce narrante del romanzo. Una bambina ben allevata, a cui non manca nulla, ma sola e senza amicizie: 'In un certo modo la mia è stata l'infanzia di una tipica bambina coreana: una bambina che, ben lontana dall'essere al centro dll'attenzione dei genitori, cresceva praticamente per conto suo.'
Come parte della famiglia, anche Bongsoon si augura un miglioramento della loro situazione economica, sperando in vantaggi personali quali miglior cibo, nuovi vestiti, regali e poi una futura sistemazione con un buon matrimonio.
Ben presto il tanto auspicato benessere arriva, grazie all'impiego del padre presso una multinazionale. Con esso arriva la proprietà di una grande casa in un quartiere più abbiente, l'iscrizione dei fratelli maggiori ad una scuola prestigiosa, abiti nuovi per tutti, pasti e dolci comprati, in cucina i più recenti elettrodomestici: tutto il necessario a dimostrazione del nuovo status.
Con l'agiatezza però l'atteggiamento della madre nei confronti di Bongsoon cambia. Dall'essere considerata una di famiglia, commiserata e compatita per i maltrattamenti subiti, di cui sulla pelle porta ancora i segni, dalla comune condanna sull'avarizia e ingratitudine dei padroni, dalla condivisione quindi di un mondo di valori dove 'i ricchi sono gente orribile' e 'I ricchi sono dei gran fetenti', la giovane passa a essere considerata una domestica, come di fatto lo era sempre stata.
La sorte dei poveri, dei vinti non trova nessuna possibilità di riscatto e di emancipazione in una società dove le differenze sociali e di classe sono invalicabili e dove il sistema patriarcale non mostra crepe di sorta. Questo ci dice la scrittrice narrandoci la storia di Bongsoon, vista dall'altra parte, con la voce della piccola Jjang. E' una sorte segnata, se si è donne e in più povere, orfane e ingenue con una irriducibile fiducia nel prossimo e con un infinito bisogno di affetto.
Innamorata di un giovane garzone di lavanderia, questi si rivela violento e interessato abbandonandola incinta. Cacciata dalla famiglia per un fraintendimento sulla sparizione di un anello di diamanti della signora, questa successivamente la riprende in casa curandola, quando, in stato avanzato di gravidanza, è costretta ad abortire; data in moglie ad un lontano parente vedovo, uomo più anziano ma gentile sembra finalmente trovare la sua via e la famiglia tanto desiderata.
'Oh, avrei voluto terminare la mia storia a questo punto! "Dopo una vita di sacrifici Bongsoon aveva finalmente trovato la serenità accanto a un uomo che l'amava!" Sì, avrei voluto potermi fermare qui! ….Poco importa se la mia storia sarebbe finita con il classico "E vissero per sempre felici e contenti"…Invece ho dovuo andare avanti….'
La voce della scrittrice, mentre la storia volge verso la conclusione, sembra farsi più reticente, quasi impossibilitata a proseguirne la narrazione e i capitoli del romanzo si fanno sempre più brevi, sempre più sintetici, fornendoci notizie scarne sulla sorte di Bongsoon, come se chi narra avesse fretta di chiudere scivolando sui particolari. Si viene a sapere che i contatti con la famiglia si diradano fino alla definitiva rottura. Di Bongsoon ci viene data nell'ultima pagina, una disperata immagine: una vecchia forse demente, sporca con in grembo un fagotto di stracci puzzolente, che sonnecchia su un sedile di un vagone della metropolitana.

 


18 maggio 2007

 

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