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Quintocortile
arte contemporanea viale Bligny 42



viale Bligny 42
20136 Milano
tel. 338 8007617
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20 - 30 settembre 2011

Le cantastorie: donne, arte e altre trame

di Nadia Magnabosco e Marilde Magni



a cura di Micaela Mander

In occasione della settimana della Moda, gli spazi di Quintocortile si animano di abiti, trame, tessuti particolari, grazie a Marilde Magni e Nadia Magnabosco, autrici di opere che come filo rosso hanno il tema della donna e della identità femminile.

La mostra di Nadia Magnabosco e Marilde Magni vede all'opera due artiste che da tempo si frequentano, intersecano i propri percorsi, e qualche volta lavorano insieme. Hanno in comune la condivisa riflessione sull'arte femminile, sull'arte come fatto sociale e che deve parlare di temi di attualità, la ricerca di identità attraverso la produzione di abiti femminili, via via interpretati come corazze, prigioni, manifesti dell'essere donna.
Gli abiti sono realizzati lavorando a maglia la carta di giornale, di libri o immagini care alle autrici, o cucendo insieme foto pubblicitarie per invitare a una riflessione sull'immagine e l'uso che viene fatto del corpo femminile. Completano l'esposizione dipinti che hanno per protagoniste ragazze cattive, cassetti in cui sono racchiusi paure e desideri di donne, tessuti a maglia in cui sono raccolte foto ricordo. Un universo al femminile, insomma, ma anche una mostra ad ampio raggio sul fenomeno della moda e dell'immagine femminile.

inaugurazione: martedì 20 settembre ore 18
orario: da lunedì a venerdì dalle 17,00 alle 19,00


Le cantastorie: donne, arte e altre trame

… ogni cosa fuori dalla mia pelle
parla della colpa che mi fa zoppicare
anche le cicatrici delle mie decisioni
anche il bagliore del sole nella vena di mica,
anche tu, creatura compagna, sorella,
che siedi davanti a me, buia d'amore,
al lavoro come me per separare
al lavoro con me per rifare
questo lavoro a maglia che cresce, questo abito di tenebre,
questo indumento da donna, tentando di salvare la matassa.

Adrienne Rich, Quando noi morti ci destiamo


Cantastorie, poete che parlano e cantano attraverso le immagini, artiste, donne: questo sono Nadia Magnabosco e Marilde Magni, due creatrici di mondi e di storie che da tempo si frequentano, intersecano i propri percorsi, e qualche volta lavorano insieme. Hanno, infatti, molti temi in comune: la riflessione sull'arte femminile, sull'arte come fatto sociale e che deve parlare di temi di attualità, per incidervi, possibilmente. E inoltre: la ricerca di identità attraverso la produzione di abiti femminili, che di volta in volta divengono corazze, prigioni, o manifesti - imposti o voluti - dell'essere donna. E lo scorrere inesorabile del tempo: come omaggio, anche. La mostra che questo testo accompagna ha il suo fulcro, non a caso, nel grande abito che vede i volti delle artiste di ieri e di oggi guardare verso di noi, offrirsi a coprire la pelle della parete maggiore di Quintocortile. Le artiste di ieri sulle cui spalle si appoggiano le artiste di oggi, Nadia e Marilde comprese: due artiste che vogliono quindi sottolineare la comune matrice, e al tempo stesso il loro essere disuguali, dispari. Diseguale è una bella parola, che comprende l'uguaglianza, invece di sottolineare la differenza, facendo della differenza un elemento estremamente positivo: Nadia e Marilde sono diverse nella pari dignità della propria ricerca.
E perciò, oltre al lavoro a quattro mani dell'abito di cui sopra, troviamo in mostra un insieme di opere recentissime di ciascuna delle due artiste, a sottolinearne l'originalità della produzione: abiti di maglia-carta per Marilde, dark ladies per Nadia, che propone anche cassettini, accanto alle casette di Marilde.
Il recupero del lavoro a maglia, innanzitutto: una pratica strettamente femminile, legata alla pazienza, alla chiacchiera anche, al raccontare storie, aneddoti, piccoli fatti quotidiani, come facevano le nostre nonne, sedute insieme, apparentemente in pausa, ma in realtà con quelle mani che non stavano ferme mai, che non riuscivano a concepire l'idea del far niente. Le mani di Marilde hanno intessuto racconti, filando a maglia pagine di giornali, carte geografiche, ritagli di fotografie, eleggendo questa tecnica a proprio mezzo espressivo privilegiato, con cui comporre non solo vestiti femminili - nuovamente - ma anche coperte, casette, camicie di forza.
Nadia Magnabosco adora l'accumulo: accumulo di immagini, scontrini, carte su cui sono pensieri, desideri, parole. A volte chiede a varie altre donne di partecipare alla creazione dei propri cassettini, donandole questi pezzetti di carta che ne costituiscono lo sfondo, su cui applicare immagini e figure femminili: il cassetto è il luogo segreto dove ogni donna accumula cose apparentemente senza importanza, ma che invece di importanza ne hanno tanta per chi decide di conservarle. Il cassettino può essere anche solo il contenitore di una raffigurazione, di un piccolo sogno, una storia che ci mostra donne in volo sulle proprie case, intente a raccogliere perle e uova dal cielo, o ad arginare la massa di scontrini, delle spese effettuate…
Se i cassetti di Nadia nascondono desideri, lussi, pensieri, le casette di Marilde Magni ci mostrano immagini della sua stessa infanzia, e con stupore osserviamo proprio una Marilde bambina che lavora la maglia: chi le ha insegnato a maneggiare ferri e filati avrebbe potuto immaginare il nuovo senso attribuito dall'artista a questa pratica? E la forza che un'operazione del genere può contenere? Si guardi alla camicia di forza fatta a maglia, metafora della prigione che è stata creata per tante donne, e allusione alla malattia mentale, spesso usata come pretesto per nascondere, comprimere, opprimere le donne.
Ma le donne possono essere aggressive, divenire le ragazze cattive che vanno dappertutto, raggiungono i propri obiettivi, e camminano fiere nel mondo: è il lato dark, quello che all'universo maschile fa un po' paura, e che campeggia nei quadri di Magnabosco: Nadia sa essere tenera, ironica, tagliente al tempo stesso. Non mancano perciò le critiche alla pubblicità sessista che da sempre esiste, ma che sembra caratterizzare particolarmente questi ultimi decenni: i graziosi abitini per bambine che Nadia cuce sono a ben guardare un collage degli orrori della società, ancora troppo maschilista e discriminante, società che trasforma le piccole che indossano abiti dolcissimi in altrettante veline provocanti.
Una produzione quanto mai varia, quindi, ma coerente, e che induce a riflettere. Una produzione che acquista ulteriore senso grazie agli accostamenti tra queste opere tra loro diseguali, dispari e pari al tempo stesso.

Micaela Mander



Note biografiche sulle artiste

Nadia Magnabosco, nata a Milano, ha compiuto i propri studi artistici fra Milano e Palo Alto in California. Ha iniziato il proprio percorso con la pittura ma successivamente ha sperimentato e sfruttato anche le potenzialità di media diversi, dalla fotografia alle installazioni, dall'assemblaggio alla fiber-art, privilegiando l'uso di materiali recuperati o estrapolati dal loro contesto quotidiano. Tema centrale della sua ricerca è la riflessione intorno all'identità femminile e alle forzature e contraddizioni che la caratterizzano a partire dall'infanzia, e i suoi lavori appaiono spesso come narrazioni visive - fra il reale e il surreale - di favole inquietanti. Insegnante per molti anni, ha condotto corsi di valorizzazione della creatività per adulti e bambini. E' stata una delle fondatrici del gruppo di intervento artistico "Oltreluna" che ha operato a Milano dal 1993 al 2004. Dal 2002 si occupa del sito web Storie di Donne nell'Arte che testimonia la presenza femminile nella storia dell'arte (www.women.it/oltreluna). Ha iniziato la sua attività espositiva nel 1993, partecipando a numerose esposizioni in Italia e all'estero. Nel corso di quest'anno ha esposto alla Camera del Lavoro e alla Sala consiliare Grattacielo Pirelli di Milano e ha partecipato al Progetto Maionese - Galleria EnPleinAir - a Pinerolo (To).

Marilde Magni vive e lavora a Milano. Di formazione scientifica frequenta svariati corsi, workshop e seminari di pittura. In seguito, come mezzo di espressione personale, sperimenta il riuso e la trasformazione di materiali di recupero inusuali che si possono mutare in qualcosa di più ampio delle singole parti. Da qualche tempo lavora a maglia fili ottenuti ritagliando strisce di libri, carte geografiche, giornali. Le parole e i segni impressi sulla carta sopravvivono ma mischiati in modo casuale. Così crea maglie-carta bidimensionali per costruire: libri d'artista, ri-scritture di poesie e romanzi; abiti che sono nuovi libri; superfici in cui sono unite ad altri materiali.
Durante i molti anni di insegnamento ha progettato e condotto corsi di valorizzazione della creatività rivolti a studentesse. Da sempre interessata allo studio dell'arte delle donne nel 1995 ha dato vita, con altre artiste, all'Associazione Oltreluna, che ha operato a Milano fino al 2004.
Cura il sito http://www.women.it/oltreluna che vuole essere un' ulteriore testimonianza della presenza femminile nella storia dell'arte del passato e del presente.
Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all'estero. Tra le esposizioni più recenti: C.A.B.A. Conselice Art Book Archive - Mostra di Libri d'artista in Biblioteca - Conselice (Ravenna); Guerra e Pace, Milano e Mosca; un lungo cammino…, Camera del lavoro, Milano; Prospero's Library, Milano e Londra.

 


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Le parole non bastano a racontare storie: bisogna manipolarle e trasformarle in abiti da indossare di Marcella Busacca

Nadia Magnabosco e Marilde Magni: cantastorie di donne, arte e altre trame di Francesca Prestinenzi

Carta di giornale intrecciata a maglia, tessuti che si colorano di immagini di bambine mercificate, fili di rame che imprigionano figure di ragazzine intrappolate nei ruoli stereotipati che questa società ha attribuito alla figura femminile. Tutto questo da vita alla mostra in corso negli spazi di Quintocortile a Milano. Le artiste Marilde Magni e Nadia Magnabosco pongono al centro della loro riflessione il tema della donna e della identità femminile.
I vostri percorsi artistici sono diversi ma siete accomunate dalla riflessione attorno al mondo femminile, specialmente nella società di oggi.
Le donne oggi devono avere uno sguardo ancora più attento e critico verso la società perché la realtà in cui vivono è molto contraddittoria: se da un lato si sono aperte, rispetto al passato, molte strade d'accesso ad una partecipazione ugualitaria alla vita sociale, dall'altro non si sono modificate le strutture organizzative e psicologiche che le rendono praticabili. Oltre a questo sono fortemente aumentate le spinte a convogliare l'immagine della donna ad una funzione esclusivamente estetica legata alla bellezza e alla giovinezza a tutti i costi.
Abiti da bambina, calze lavorate a maglia: già la scelta degli oggetti attraverso i quali vi esprimete, tipicamente femminili, sembrano esprimere la vostra riflessione.
Da bambina ho sempre percepito i tradizionali saperi "femminili" come il cucito e il ricamo come camicie di forza della creatività femminile, relegata al chiuso delle mura domestiche. Abbiamo rivalutato queste pratiche tradizionali fino a farne uno specifico linguaggio creativo: il filo materiale è diventato così simbolicamente il filo del pensiero che riannoda i brandelli del sé e il taglio e il cucito lo trovo molto adatto ad esprimere la contraddittorietà della condizione della donna oggi, ancora imprigionata in stereotipi difficili da tagliare.
Nadia, nelle tue creazioni vi è spesso la presenza di gabbie e fili di rame che imprigionano la donna. Cosa, a tuo avviso, la imprigiona maggiormente nella nostra società?
Penso che spesso noi siamo le maggiori nemiche di noi stesse perché tendiamo a farci intrappolare nei sensi di colpa che derivano dal timore di non farcela o di non essere all'altezza né dei nostri desideri né delle aspettative degli altri. Gabbie e chiusure vogliano significare questo scavo paziente dei propri percorsi in mezzo alle ombre che ci combattono dall'interno e dall'esterno.
L'infanzia, attraverso immagini di bambine da un lato innocenti dall'altro maliziose, è un altro tema ricorrente.
La nostra cultura celebra codici comportamentali sull'infanzia assolutamente contraddittori, che se da un lato evocano un immaginario rassicurante di innocenza costruito con strategie di marketing, dall'altro presentano la realtà di un'infanzia tante volte tradita, violata o sfruttata. Il mio lavoro vuole ribaltare queste false icone che ci circondano utilizzando narrazioni visive dove "non tutto è come sembra", come la serie dei vestitini, apparentemente candidi e innocenti ma in realtà cuciti insieme, come in un tragico puzzle, con tutti i crimini che il nostro tempo riserva ai bambini e soprattutto alle bambine, a cui vengono imposti modelli preconfezionati sempre legati alla bellezza o addirittura intrappolate - come le immagini di questo vestitino mostrano - in ruoli esasperati e precoci di piccole donne sexy che negano l'infanzia e una crescita equilibrata.
In un lavoro realizzato insieme avete reso omaggio alle vostre "colleghe" di oggi e di ieri.
Condividiamo da tempo lo stesso interesse per le donne artiste. Per questo, negli anni, abbiamo costruito un archivio di più di 300 volumi, tra saggi e monografie, come percorso per la valorizzazione del fare e del sapere femminile in campo artistico. Conoscere la vita di queste personalità e del prezzo che hanno pagato alla storia per fare arte ha dato forza al nostro stesso fare arte e soprattutto ha alzato il volume alla nostra voce per farla giungere anche ad altre. Per questo abbiamo costituito un sito volto proprio alla valorizzazione e alla specificità dell'arte delle donne (www.women.it/oltreluna) nella consapevolezza che quello che si fa per esprimere sé stesse serve anche a cambiare il mondo.

Le cantastorie: donne, arte e altre trame su Marina Mariani

Nadia Magnabosco e Marilde Magni sono due instancabili creatrici di mondi e racconti. Il loro lavori hanno l’impalpabilità e la giocosa mutevolezza delle nuvole. Entrambe raccolgono le voci, le testimonianze di artiste, donne, scrittrici per costruire un percorso di riflessione sul “fare arte” al femminile per annodare gesti e pensieri che consentano d’andare oltre allo stereotipo dell’arte applicata.
E’ un intrecciarsi di trame attorno al tema dell’identità e dell’identificazione, riflettendo sullo scorrere del tempo e sulla memoria come quel tempo che si differenzia dal ricordo personale perché è atto sociale testimonianza pubblica di soggettività che nel suo incessante iscriversi si fa narrazione.
E perciò oltre al lavoro a quatto mani di cui sopra abiti in carta maglia per Marilde Magni e Dark Ladies per Nadia Magnabosco.
Particolare interesse e stimolo suscita il lavoro di Marilde Magni che trasforma scritti, sogni, racconti, carte geografiche, giornali in strisce di carta di differenti spessori, con le quali fabbrica gomitoli che poi lavora a maglia con ferri appositamente costruiti. Questa pratica primariamente femminile, decontestualizzata dalla ossessività quotidiana, diventa metafora della quieta forza trasformatrice femminile.

video di Eleonora Cirant

da Leggendaria n.89 settembre 2011