Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

A Bergamo 
 La permanenza della classicità nell’arte contemporanea

di Marcella Busacca

Il 7 febbraio 2014 è stata inaugurata alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo  la mostra “Il Classico nell’Arte. Modernità della Memoria dall’Arte Greca a Bernini, Paolini e Pistoletto”.  Al pianterreno della galleria c’è un video su un’interessante installazione di Vanessa Beecroft esposta allo Spasimo di Palermo nel 2008 e di proprietà di Lia Rummo.

Corpi nudi femminili immobili come statue sdraiate o corpi sopravvissuti a eventi tragici. Il video fa vedere la posizione iniziale e poi i movimenti che li fanno rivivere: non più statue, ma donne vive che rinascono alla vita, chiamate da musiche arcane. Il richiamo evidente è soprattutto al più greco degli artisti moderni : Canova, che nel marmo e nei gessi, voleva far rinascere la perfezione della bellezza classica. Nelle sale superiori opere contemporanee dialogano con opere che evocano l’antichità classica. Il poeta tedesco Novalis sosteneva che l’arte antica dovesse essere vivificata da quella odierna (il romanticismo della sua età) altrimenti sarebbe rimasta muta. Calvino insisteva su una definizione di classici: ossia le opere che hanno ancora un messaggio attuale per noi.
Michelangelo è stato un artista imitato e copiato in tutte le epoche. Nella seconda sala ci sono due opere pittoriche che riproducono la Pietà del Vaticano e una Leda e il cigno di Michelangelo finita in Francia. La scultrice Kiki Smith si ispira ai suoi nudi nella sua “Pyre Woman Knelling” che è il tragico omaggio alle donne accusate di stregoneria e finite sul rogo.

Un torso di Laocoonte, copia ottocentesca di quello dei Vaticani, è l’emblema di ciò che resta spesso dell’arte antica.
Paolini presenta delle opere che sono il rispecchiamento nell’antichità ( Prassitele e Lorenzo Lotto, figlio del rinascimento). Pistoletto rappresenta nella Venere vista di spalle vicino a un mucchio di indumenti la persistenza della

classicità, come anche nella statua di uomo che ricorda la grande statuaria etrusca e il tema dell’arringatore. Non sempre il rispecchiamento è immediato; alcune volti, nascosti da masse di capelli sembrano suggerire lo spaesamento attuale e l’incapacità di ritrovare il bandolo del legame col passato come nell’opera multipla di Valerio Carrubba.
Freres presenta una grande opera fotografica con interventi pittorici in cui vi è un esplicito riferimento al dipinto di Courbet “L’atelier”.

Lo stesso artista in una chiesetta sconsacrata vicino alla galleria riprende il tema incentrandolo non i visitatori ma sul rapporto pittore e modella e creando un video che si muove come un ascensore per tutta l’altezza dello spazio utilizzato.
La mostra che resterà aperta fino al 4 maggio 2014 si inquadra nel programma di valorizzazione dell’Accademia Carrara che riaprirà dopo una lunga chiusura per i restauri.
La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 e il giovedì fino alle 22.

13 febbraio 2014