Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

Un viaggio con Marilde  e Nadia nel mondo delle migrazioni e delle identità.

di Marcella Busacca

Accumuli, ossessioni e contaminazioni  creazioni di altri mondi” è la mostra inaugurata giorno 7 ottobre 2016 allo spazio City Art di via Dolomiti 11 a Milano. Le autrici Marilde  Magni e Nadia Magnabosco hanno creato con le loro opere un dialogo affascinante che ci viene raccontato all'inaugurazione da Micaela Mander. Lo spazio è nel quartiere di Gorla a due passi dalla Martesana, luogo di vecchie e nuove immigrazioni. Il tema dominante è quello del viaggio, del mare e delle  identità.  Già dalla vetrina si vede una grande rete di pescatori in cui sono rimaste incagliate poche barchette

costruite con carte geografiche, molte sono cadute a terra: sono arrivate in porto o sono naufragate? Perché quello dell'approdo è una delle ossessioni presenti nella mostra insieme ad accumuli di oggetti di uso comune che acquistano contaminazioni e diventano altro nel tentativo di raccontare questo ed altri possibili mondi. 
Si parte con quattro figure costruite da  Marilde con relitti ferrosi raccolti sulle spiagge che diventano immagini femminili impreziosite da spezie e altri materiali.

Dove vanno? Nadia le vede alla ricerca di una casa che potrebbe essere nel quartiere attorno a via Carlo Imbonati che è una specie di polveriera con tanti negozi di mille etnie.

Una donna siede su di essa pronta a farla esplodere.

Ma poi c'è l'immagine più rassicurante di un mappamondo intessuto di fili colorati

gli stessi che in alto rappresentano un mare con una barchetta rossa e un tondo con figure femminili,

più in là una vela bianca lavorata ai ferri e con striscioline di un racconto di Hana Atiyyah dal titolo emblematico “Le navi”.

Scatole cornici contengono figure femminili adulte o bambine ossessionate da parole-incubo o farfalle

o resti di bambole. Si esce e si entra come in un gioco di specchi. Speculare al mappamondo sono due grandi vesti: una lavorata con strisce di carte geografiche

l'altra con i scontrini di supermercati di tutto il mondo.

Una cascata di cartellini, una volta usati per i prezzi dei vestiti, rappresenta i bambini morti nel Mar Mediterraneo, li sorreggono fili rossi che alludono alla morte violenta.

L'albero cui si appendono piccoli libri che contengono sogni e speranze apre uno spiraglio a possibili soluzioni senza soverchie illusioni,

ma con un forte bisogno di credere in un mondo migliore possibile e si torna alla rete che ci accoglie sulla porta.


La mostra  si chiuderà giorno 22.

foto di Ugo Siciliano

10 ottobre 2016

vedi accunuli, ossessioni e contaminazioni